Il colore prima del blu – Puntata 12

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Il colore prima del blu


Il romanzo “Il colore prima del blu”
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Per leggere le precedenti puntate clicca su:

– Il colore prima del blu – Puntata 1

– Il colore prima del blu – Puntata 2

– Il colore prima del blu – Puntata 3

– Il colore prima del blu – Puntata 4

– Il colore prima del blu – Puntata 5

– Il colore prima del blu – Puntata 6

– Il colore prima del blu – Puntata 7

– Il colore prima del blu – Puntata 8

– Il colore prima del blu – Puntata 9

– Il colore prima del blu – Puntata 10

– Il colore prima del blu – Puntata 11

Anna, vorrei guardarti senza essere visto. Mi piace quando giochi con le molliche del pane mentre i tuoi pensieri ti donano uno sguardo enigmatico. Con la mano sposti delicatamente i tuoi capelli e scopri la spalla nuda. Immagino di avvicinarmi e di baciartela. Non posso stare troppo tempo dietro la porta a vetro della cucina. Il signor Alfredo non vuole. Stare in sala mi imbarazza quando c’è lei. Provo ad uscire con decisione tenendo un vassoio in mano. Prendo un’ordinazione e, mentre i clienti discutono fra loro su cosa mangiare, ascolto, alle mie spalle, i discorsi di Anna con la madre.

Dopo cena, Anna vorrebbe andare con alcuni ragazzi conosciuti in spiaggia alla festa del paese. La madre dice una cosa in americano. Non capisco. Poi arriva il padre e restano zitte. Finisco di prendere l’ordinazione e ritiro i piatti da un altro tavolo. Al ritorno passo accanto ad Anna, la saluto, mi sorride. Tira fuori dalla borsetta un fermacapelli con una rosellina viola e se lo mette tra i denti. Continua a sorridermi.
‹‹Fa caldo››, mi dice parlando con le labbra chiuse e legandosi i capelli.
‹‹Già!›› le dico, e fuggo via.

Non mi piacciono le feste di paese. Profumano di una gioia inventata e forzata. Spesso non coincidono con il mio stato d’animo. Quando sono felice non ho bisogno di una festa e quando sono triste una festa non cambia il mio umore. Eppure questa sera ci andrò. Da solo, andrò, e mi lascerò illuminare dai fuochi d’artificio. Li chiamano così, ma forse sono il lato più vero di una festa. Ogni luce colorata è unica e distinta dalle altre eppure ha origine da uno stesso botto e solo nell’insieme stupisce. Da sola non è nulla. Insieme alle altre conquista la notte. Si espandono leggere nel cielo. Poi insieme si spengono, dolcemente, nel silenzio. Nascono da uno scoppio, e muoiono mute.  

La bottiglia dell’acqua sul tavolo di Anna è quasi vuota. Ne prendo una dal frigo e la sostituisco con quella terminata. Mi ringraziano, e subito il padre si versa dell’acqua nel bicchiere.
Il signor Alfredo in cucina mi ferma e mi dice: ‹‹Diventi sempre più bravo! I clienti bisogna amarli per servirli bene. E il miglior servizio è anticipare i bisogni del cliente.››
‹‹Sì, grazie signor Alfredo,›› rispondo spaventato.
Vado sulla porta a vetro e dalla cucina osservo la sala. Perché il signor Alfredo ha usato quella parola? Amare… Forse sono innamorato di Anna, ma non posso saperlo perché non conosco il senso di questa parola. La guardo e il mio cuore si agita come i pesci dentro la rete. Anna si alza e tutti e tre escono dal ristorante. Mi accorgo che il suo fermacapelli è caduto a terra, sotto la sedia. Lo prendo e provo a raggiungerli sulla strada: sono troppo lontani ormai. Chiamarli mi sembra esagerato per restituire un fermacapelli. Forse la incontrerò alla festa, ma decido che glielo restituirò domani, almeno questa sera ho un sogno con cui addormentarmi. Infatti credo che non si possa andare a letto senza un sogno e non ci si può svegliare senza la speranza di realizzarlo.
Rientro in sala e gli ultimi clienti se ne vanno. Il signor Alfredo si siede vicino al bar. ‹‹Riposiamoci cinque minuti, ragazzo, ché questa sera abbiamo lavorato tanto,›› dice.

Vorrei affrettarmi per andare alla festa, ma non voglio che il signor Alfredo se ne accorga, così mi siedo vicino a lui.
‹‹Stasera mi sei piaciuto. Ti ho visto più attento. Bisogna buttare sempre un occhio sulla sala. È la sala a dirti cosa fare. Devi imparare a guardarla. Sei tu a decidere se portare subito il risotto al tavolo dieci o prendere prima l’ordinazione al nove, ma, in realtà, non fai altro che guardare la situazione in sala, giudicarla e agire di conseguenza.››
Il signor Alfredo tira fuori una sigaretta e schiaccia con una mano il pacchetto finito. Si allunga all’indietro per raggiungere l’accendino sul bancone del bar. Accende la sigaretta, si alza e, cominciando a sparecchiare, mi dice: ‹‹Tre verbi per diventare un buon cameriere: osservare, giudicare e agire.››

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