Riscoprire il matrimonio con la ramazza per pulire la chiesa

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famigliaDi M. Michela Nicolais
“Perché proprio noi?”. “Perché siete famiglia e fate famiglie!”. Nasce così, da un semplice botta e risposta con il proprio vescovo in insolita veste di sponsor, la candidatura di Giuseppe e Lucia Petracca Ciavarella a uditori al prossimo Sinodo sulla famiglia. Capitani di lungo corso della pastorale familiare, ambito che frequentano da più di 30 anni e del quale sono responsabili a livello regionale, “globe trotter” della Puglia tra mare, colline e asperità montuose interne, Giuseppe e Lucia, al ritorno delle vacanze, non si aspettavano proprio di trovare nella loro buca delle lettere l’annuncio ufficiale di Papa Francesco che li designava a un ruolo attivo nell’imminente assise ecclesiale. “Noi avevamo solo dato la disponibilità al nostro vescovo, che ce l’aveva chiesta, ma non immaginavamo che saremmo stati chiamati”, ci raccontano. La telefonata di monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo arriva a fine luglio, il plico da Roma ai primi di agosto, dopo le vacanze – sarà un caso? – a Santiago de Compostela e a Fatima, insieme al parroco e alla comunità parrocchiale.
“Ce lo siamo scritti nel cuore”. Giuseppe e Lucia sono di San Giovanni Rotondo, terra di “un santo che faceva cose straordinarie nell’ordinarietà della vita”. Le cose straordinarie nascono nell’ordinarietà. Giuseppe e Lucia – sposati da 32 anni, quattro figli dai 30 ai 24 anni – sono entrambi medici, lavorano nell’ospedale di Padre Pio, lei come pediatra oncologa, lui come medico nucleare. Di situazioni delicate ne affrontano ogni giorno: “Incontriamo le famiglie in parrocchia, accompagniamo i fidanzati, ma soprattutto incontriamo le famiglie nelle loro sofferenze”, dicono spiegando lo speciale legame che c’è tra il loro vissuto lavorativo e l’attività pastorale che svolgono in tutta la Regione: “Siamo partiti dal cuore della nostra famiglia. Avevamo deciso di sposarci, ma al corso di preparazione al matrimonio avevamo trovato molta spiritualità e poca attenzione alla vita di coppia e ai suoi problemi concreti”. “Allora venite e aiutatemi!”, la proposta del parroco sotto forma di benevola provocazione: così, dopo il matrimonio, Giuseppe e Lucia hanno deciso di portare nei corsi frequentati poco prima “quello che mancava”. Poi un episodio che Lucia definisce straordinario: “Era il 1985, avevamo appena finito di frequentare un corso di preparazione ai metodi naturali con il metodo Billings e siamo stati ricevuti in udienza, con il gruppo dei partecipanti, da Giovanni Paolo II. Quando il Papa, molto devoto di padre Pio, ci ha consegnato il diploma, io gli ho detto che venivamo da San Giovanni Rotondo. E Iui: ‘Ti affido tutte le famiglie che incontrerai’. Da allora, ce lo siamo scritti nel cuore”.
Le pizze e il “nonno di tutti”. “Siamo egoisti. Sogniamo un futuro per i nostri figli in una società migliore di quella che abbiamo creato”. Sta in questa frase la chiave per capire le innovazioni che Giuseppe e Lucia hanno introdotto nei corsi di preparazione al matrimonio, dove con i fidanzati si parla senza tabù e con sano realismo anche di sessualità, procreazione responsabile, sindrome del “nido vuoto” e desiderio del figlio “a tutti i costi”. “Seguiamo le coppie non solo nei 20 incontri, ma fino al giorno del matrimonio, quando aiutiamo i futuri sposi nella preparazione ‘personalizzata’ della liturgia”. E poi c’è la casa di Giuseppe e Lucia in campagna, ereditata dai loro genitori, dove si fanno speciali “ritiri” – anche a corso finito, per le rimpatriate o per festeggiare gli anniversari di nozze – mentre gli uomini impastano la pizza e le donne indossano un grembiule per aiutarli a cuocerle. Ma anche la casa di San Giovanni Rotondo è sempre aperta: come quando il papà di Giuseppe, 96 anni, negli ultimi due anni stava molto male e Giuseppe e Lucia hanno deciso di trasferire lì gli incontri con i fidanzati, e così l’anziano che presiedeva alle sedute è diventato “il nonno di tutti”.
Prendersi in giro. Con i fidanzati, “bisogna mettersi in gioco, raccontare di sé, farsi prendersi un po’ in giro”, suggeriscono i due medici parlando della loro esperienza sul campo: “Non basta voler essere una coppia cristiana, bisogna anche capire cosa significa”. Il problema è che spesso e volentieri “nessuno racconta veramente ai giovani, in termini aderenti al loro vissuto, cosa sia il magistero della Chiesa”. A volte gli ostacoli vengono anche dai preti: Giuseppe e Lucia ne sanno qualcosa, per due anni sono stati invitati dal rettore del seminario di Molfetta a tenere un “laboratorio” sulla famiglia.
“Agenzia sacra locale”. A.S.L., acronimo che sta per “agenzia sacra locale”. I nostri interlocutori lo usano per denunciare come oggi, in parrocchia, “siamo diventati dei dispensatori di sacramenti”. La ricetta vincente è invece quella di “accompagnare a braccia aperte” chi sceglie il matrimonio cristiano, anche con una ramazza in mano. Tra le molte storie incrociate in questi decenni, Lucia racconta di quella volta che stava spazzando i pavimenti dei locali della parrocchia, dopo la fine di un incontro in preparazione alla Comunione. I genitori di due dei bambini erano sposati civilmente, la mamma ha cominciato a dare una mano a Lucia quando riassettava, incontro dopo incontro… Uno dei due bambini ha già fatto la prima Comunione, e i suoi genitori hanno riscoperto l’interesse al sacramento del matrimonio facendo le pulizie in chiesa. Hanno fatto il corso. Questo mese si sposano.

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