Il Papa a Redipuglia: un pellegrinaggio della riconciliazione

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redipugliapdi Mauro Ungaro, direttore di “Voce Isontina”

“Il primo conflitto mondiale – definito da Benedetto XV un’inutile strage – ha mostrato in maniera particolarmente evidente la tragica inutilità del ricorso al conflitto armato e alla violenza per la soluzione dei problemi sociali, economici e politici fra i popoli e le nazioni. La ricerca della giustizia e la promozione dell’autentico sviluppo sociale sono, invece, il frutto di cuori aperti al bene di un dialogo sincero e rispettoso volto a discernere il bene di tutti e di ciascuno nelle diverse condizioni storiche dei popoli e delle nazioni”. Inizia così il messaggio che i vescovi delle quattro diocesi del Friuli Venezia Giulia hanno inviato ai loro fedeli in preparazione alla celebrazione eucaristica che Papa Francesco presiederà al sacrario militare di Redipuglia, in provincia di Gorizia, sabato 13 settembre a cento anni, come egli stesso spiegò in piazza san Pietro lo scorso 6 giugno, “dall’inizio di quell’enorme tragedia che è stata la prima guerra mondiale della quale ho sentito tante storie dolorose dalle labbra di mio nonno che l’ha fatta sul Piave”.
Un viaggio che assume una valenza particolare in una terra di confine come il Friuli Venezia Giulia, segnata “dalla violenza delle due guerre mondiali” come ricordano i vescovi di Gorizia, Redaelli, di Udine, Mazzocato, di Trieste, Crepaldi, e di Concordia-Pordenone, Pellegrini. Un secolo or sono, la parte orientale della regione apparteneva all’Impero austro-ungarico e quindi i giovani isontini, triestini e della Bassa Friulana vennero chiamati alle armi già alla fine del luglio 1914 e mandati a combattere sui fronti dell’Europa centrale: molti di essi non fecero ritorno e di tanti non si è mai conosciuto nemmeno il luogo della morte.
In tal senso il viaggio del Pontefice diviene veramente pellegrinaggio di riconciliazione e di pace, con la preghiera che verrà elevata “per i caduti di tutte le guerre”, tanto nel cimitero austro-ungarico di Fogliano, dove sono sepolti 16mila soldati che vestirono quella divisa, quanto nel sacrario di Redipuglia, dove riposano oltre 100mila caduti italiani: giovani dalle provenienze, dalle lingue, dalle religioni diverse ma divenuti fratelli nel comune tragico destino di morte. Una presenza, quella di Papa Francesco, che – sono ancora parole dei vescovi – “inviterà a riconoscere che anche l’attuale legittimo desiderio dei popoli di pace, giustizia e sviluppo è legata all’esperienza della fede nella misericordia di Dio per l’umanità. I fedeli di qualunque religione non possono che pregare per la pace, invocandola come dono di Dio ed essere, a loro volta, uomini di pace”.
Un richiamo forte che esprime anche la preoccupazione per il momento particolare in cui tante parti del mondo si stanno combattendo “pezzi” di quella che Papa Francesco ha definito “la terza guerra mondiale”. Dinanzi all’intensificarsi di una violenza che usa come propria scusa la differenza di fede e che ha sempre più spesso i cristiani come obiettivi, i vescovi del Friuli Venezia Giulia invitano le loro comunità, anche in questa occasione, a rivolgere il proprio pensiero “alla grande sofferenza e trepidazione per le sorelle e i fratelli cristiani che stanno subendo inique persecuzioni a causa della fede. Il loro ingiusto dolore risvegli le coscienze nostre e di coloro che hanno responsabilità in campo sociale, politico ed economico perché operino per la realizzazione della giustizia, difendendo i più deboli e non cadendo mai nella tentazione della violenza”.
Durante il suo recente viaggio in Corea, Papa Francesco ha invitato tutti i credenti ad “una trasformazione del cuore che può cambiare anche il corso della nostra vita e della nostra storia, come individui e come società”: un mandato preciso alla responsabilità personale e comunitaria che segna anche questi giorni di attesa in quanti si metteranno in cammino, sabato 13, provenienti non solo dal Nord Est ma anche da Slovenia, Croazia, Austria, Ungheria, Germania, per incontrare questo “pellegrino di riconciliazione e di pace”.

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