Grande è l’attesa: ci sarà il colpo di reni del cinema italiano?

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cinema

di Paola Dalla Torre

È iniziata la 71ª edizione del Festival di Venezia con il film americano, ma diretto dall’argentino Alejandro Gonzalez Innaritu, “Birdman”, riflessione sui rapporti tra divismo e popolarità, cinema e teatro, vita reale e vita sui social network. Vi si racconta la storia di Riggan Thompson, una star che ha raggiunto il successo planetario nel ruolo di “Birdman”, supereroe alato e mascherato. Ma la celebrità non gli basta, Riggan vuole dimostrare di essere anche un bravo attore. Decide allora di lanciarsi in una folle impresa: scrivere l’adattamento del racconto di Raymond Carver “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, e dirigerlo e interpretarlo in uno storico teatro di Broadway. Nell’impresa vengono coinvolti la figlia ribelle Sam, appena uscita dal centro di disintossicazione, l’amante Laura, l’amico produttore Jake, un’attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway, un attore di grande talento ma di pessimo carattere. Il film è piaciuto al pubblico e ai critici, grazie anche all’interpretazione del suo protagonista l’ex-Batman Michael Keaton che sembra, di fatto, raccontare se stesso.
La pellicola di Inarritu è in concorso e se la vedrà con ben tre film italiani: “Il giovane favoloso” di Mario Martone, “Anime nere” di Francesco Munzi e “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo. A 4 anni da “Noi credevamo”, Mario Martone torna a Venezia con un film che racconta la drammatica vicenda umana del poeta Giacomo Leopardi, bambino prodigio dotato di un’intelligenza fuori dal comune, costretto ad un’adolescenza priva di stimoli in una città di provincia. Solo a 24 anni il geniale letterato riuscirà a girare l’Italia, fra malanni fisici e delusioni amorose. Terzo lungometraggio, invece, per Francesco Munzi: “Anime nere” vede il regista romano manipolare il genere western per raccontare la parabola di 3 fratelli criminali, fra Milano, il Sudamerica e il natio Aspromonte. Basato sull’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, il film segna il ritorno di Munzi a Venezia a 10 anni dalla menzione speciale del Premio Luigi De Laurentiis Opera Prima per “Saimir”. Romano, classe 1975, Saverio Costanzo porterà al Lido una storia di amore e morte ambientata a New York, con Adam Driver e Alba Rohrwacher. Superato ormai il compleso del genitore famoso – suo padre è Maurizio Costanzo – il regista 39enne si è subito imposto nel panorama cinematografico italiano con il debutto di “Private” (2004), uno spaccato sulla drammatica situazione medio-orientale, mai così attuale come in queste ultime settimane.
Italiano solo nell’argomento è invece “Pasolini”, di Abel Ferrera, incentrato sulla vita dello scrittore ed intellettuale friulano, che promette, come sempre nella filmografia del regista new yorkese, polemiche. Ad interpretarlo, l’attore americano Willem Dafoe. Fra i film proiettati fuori concorso alla 71esima edizione del Festival di Venezia ci sarà “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, un’inchiesta della comica e attivista romana sulla cosiddetta trattativa fra Mafia e Stato, che avrebbe portato alla morte dei giudici anti-mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, altro titolo che promette dibattiti e critiche. Spazio anche a “La zuppa del demonio” di Davide Ferrario e Perez di Edoardo De Angelis, con Luca Zingaretti nei panni di un avvocato che si ritrova ad andare contro la legge per proteggere la figlia. Titoli interessanti, di vecchi e giovani autori, che si cimentano con storie nazionali ed internazionali. Sarà finalmente la rinascita del cinema italiano?

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