Sr. Addolorata Luciani, riflessioni di Ilaria Lahoz

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Suor Addolorata (1)

 

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In occasione del 60° della morte della sr. Addolorata Luciani pubblichiamo l’intervento di Ilaria Lahoz sulla vita e la spiritualità della Serva di Dio

RIPATRANSONE – Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a questo piccolo momento che precede la Celebrazione Eucaristica e che vuole ricordare la figura della Serva di Dio sr. Addolorata Luciani, nel 60° della sua morte. Quando mi è stato chiesto di parlare di questa giovane Sorella Passionista, ho subito cercato di documentarmi per avere più notizie, ma un fatto mi è stato chiaro sin dall’inizio: l’incontro con suor Addolorata non è questione di lettura di libri, notizie e date da calendario, si incontra sr. Addolorata sulla strada (così come gli Apostoli, inviati da Gesù a predicare sulla strada), sul cammino che lei ha percorso prima di noi ( quando passo con la mia macchina davanti al convento uscendo o rientrando in paese, rivolgo sempre un saluto a sr. Addolorata). In altre parole si incontra una donna, una suora, una amica…una Santa.

Ed è su questo piano che vorrei tracciare la sua immagine.

Mi colpiva, in uno degli scritti, il paragone all’entrata in monastero di sr. Addolorata come un itinerario da percorrere, un pezzo di strada: ”E’ quasi una costante che la scelta della vita religiosa sia un cammino tutto in salita; non tanto per chi è chiamato a fare questo cammino, ma per quelli che camminano con te, che non capiscono il perché della tua scelta, il perché di questi tuoi continui scatti per sganciarti dal gruppo e correre verso il traguardo. Ti accorgi che l’andatura è un po’ bassina e che si può premere molto di più sul pedale. Lo scatto dell’atleta di classe è una frustata alla pigrizia di chi vuole addormentare la corsa, e chi ha la forza nei muscoli non si rassegna a lasciarsi addormentare.”(P. Giamberardini ‘Serva di Dio Addolorata Luciani’)

Partiamo da qui: il Cammino

Proviamo a vedere sr. Addolorata come una compagna che ti affianca nel cammino, dove gli scatti sono la sua facilità a vedere prima degli altri il Traguardo e a percorrere la strada, in salita, per raggiungerlo. Da questa premessa possiamo parlare della sua storia terrena, che è stata tutt’altro che in pianura. La  scelta di vita, cioè di entrare in monastero è compiuta nel 1945, a 25 anni di età, dopo aver vagliato la sua chiamata a farsi monaca di clausura nell’ordine Passionista, nel convento dei Passionisti di san Paolo della Croce, di Morrovalle, paese dove viveva con la sua famiglia. Come in altre storie di vite sante, si incontra e conosce Cristo attraverso i luoghi del vivere quotidiano, e questo monastero con la sua comunità lo erano per la Luciani.

Maria Luciani (al secolo) ha frequentato fino alla 3° elementare, lavora con la famiglia nei campi, aiuta in casa, ma è già forte il suo senso religioso che, attraverso la preghiera, le permette di discernere sul suo futuro. Da ragazza del suo tempo, prova anche con 2 fidanzamenti, brevi, perché si accorge subito che la sua chiamata è allo  “sposalizio con Gesù Maestro” come dice lei stessa. Medita sulla clausura, tanto che quando entra nel convento di Ripatransone, scrive alla mamma:” non avrei mai creduto di dover entrare in paradiso; sono felice come una regina”.

Questo è l’effetto della clausura per sr. Addolorata, che ha scelto, non il nascondimento per fuggire dal mondo, ma il vivere attraverso una Regola, in una Comunità, nel monastero, per portare ogni giorno con la preghiera e il lavoro quotidiano il mondo nelle mani di Gesù. La clausura è questo e sr. Addolorata lo aveva capito benissimo. E chi scrive di lei, della vita in convento, racconta di quanto prendesse tutto con gioia, cercando di migliorarsi sempre di più: l’unica cosa che le veniva rimproverato era di avere qualche volta il volto velato di tristezza, ma quando accadeva lei cercava sempre di vincersi e ci riusciva. Purtroppo la sua salute già cagionevole non le permetteva di avere un compito fisso tra le consorelle, ma a tutto quello che le veniva chiesto si avvicinava in modo gioioso e con scrupolo: quando viene vista da una consorella con l’inzolfatoio sulle spalle per dare zolfo alla vigna e le chiede se avesse già fatto questo lavoro in passato, Addolorata risponde di no, ma che bisogna adattarsi a far tutto; un altro esempio è quallo della cintura già consunta di una suora, che sr. Addolorata risistema al meglio.

Penso, che il Calvario più grande per un’anima che ha scelto la clausura (intesa come dicevo sopra) è quella di non poterla vivere a causa dei mali fisici. Dalla biografia sappiamo quanto la Serva di Dio abbia dovuto spostarsi, da un ospedale a un sanatorio e morire in quello di Teramo e tornare in convento solo dopo anni dalla sua morte. E qui, mi ricollego col discorso del cammino: sr. Addolorata ha dovuto percorrere non solo spiritualmente, ma anche fisicamente, il  Calvario.( sappiamo che al sanatorio di Bergamo era vessata dalla stessa suora che si sarebbe dovuta prendere cura di lei, la caporeparto del sanatorio). Questo percorso la mette vicina a quanti oggi la invocano come compagna del loro cammino. Nella mia ricerca ho avuto modo di leggere testimonianze di persone che hanno ricevuto delle Grazie da sr. Addolorata: in un momento della vita di ciascun narratore, lei vi si è affiancata ed ha aiutato a superare l’ostacolo che si era creato, come una buona amica.

Sicuramente in vita non si sarebbe mai messa al di sopra degli altri, piuttosto al di sotto, ma dopo la sua morte, libera dalle sofferenze fisiche, si mette a fianco di chi le chiede preghiere o grazie speciali, nella Comunione dei Santi tanto cara alla Chiesa. Conduce un piccolo tratto di strada con tutti noi, indicando bene e senza mezzi termini quale è il percorso, quello fatto da lei stessa: “Tutte le grazie che ho chiesto alla Madonna, tante me ne ha concesse, specialmente spirituali. Dunque vorrà negarmi questa di farmi santa? Ah no! Io la voglio, deve aiutarmi”. (P. Giamberardini ‘Serva di Dio Addolorata Luciani’)

Concludo: dicendo a me stessa innanzitutto, di considerare la Serva di Dio come compagna di cammino, per rompere quello stacco che c’è tra la vita mondana e la clausura, certa che lo Scopo finale è per tutti lo stesso: il Paradiso e la Santità.

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