Belgio ‘Padre coraggio’ strappa suo figlio alla ‘jihad’ in Siria

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Da Zenit di Federico Cenci

Capita che nel Belgio, cuore d’Europa, un adolescente autoctono si innamori di una sua coetanea marocchina e si converta all’Islam. Capita che la conversione generi fanatismo nel giovane e che, qualche anno dopo, finisca persino per farlo arruolare tra le file dei jihadisti che combattono in Siria. Capita anche, tuttavia, che suo padre si rechi di persona nei teatri di guerra per strapparlo alla brutalità e alla morte riportandolo finalmente a casa.

Dimitri Bontinck, ex soldato della città di Antwerp che ha lavorato con l’Onu, è partito per la Siria un anno fa, dopo aver scoperto che suo figlio diciannovenne si era unito alle milizie islamiche. “È difficile rimanere a guardare senza fare nulla”, ha dichiarato l’uomo al New York Post. Il giovane era partito per il Medio Oriente con il consenso dei genitori, i quali avevano creduto alla sua versione ufficiale, ossia che voleva andare a studiare legge islamica a Il Cairo.

L’assenza di notizie per un tempo prolungato, tuttavia, hanno acceso un campanello d’allarme nella famiglia. Di qui la ricerca su internet, l’individuazione di alcuni amici belgi del figlio convertiti anche loro all’Islam su un video proveniente dalla Siria e la decisione di partire per il Paese mediorientale e andarlo a cercare tra di loro. Come riporta il sito Il Sussidiario, in mezzo al teatro di guerra Dimitri Bontinck ha agito come uno 007, raccogliendo informazioni a tutto campo e finendo anche tra le mani dei miliziani di al Nusra, formazione islamista, che lo hanno prima picchiato, scambiandolo per un agente della Cia, e poi portato da suo figlio. L’incontro ha sortito l’effetto sperato: i due, padre e figlio, sono ripartiti insieme in direzione di casa.

In un’intervista alla Nbc News, l’uomo ha raccontato che ora è attivo per aiutare altre famiglie a recuperare i propri figli arruolatisi in Siria. “Il 98% dei ragazzi vuole rimanere. Solo il 2% di loro cambia idea e torna a casa”, ha detto Bontinck. Tanti di loro, come il figlio del coraggioso padre belga, non sono discendenti diretti di immigrati dal Medio Oriente ma europei da generazioni che si convertono all’Islam. A rivelarlo, sono i Servizi Segreti italiani.

“Il fenomeno dei cosiddetti ‘foreign fighters’ che, con riguardo alle partenze dall’Italia, continua ad essere piuttosto contenuto, vede coinvolti vari Paesi europei e riguarda non solo i soggetti di origine straniera residenti, a qualsiasi titolo, nel Vecchio Continente, ma anche i convertiti all’Islam radicale”. Lo si legge nella Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, redatta per l’anno 2013 dall’intelligence italiana e presentata in Parlamento lo scorso marzo. La relazione sottolinea che sono “numerose le filiere di instradamento individuate in Europa, specie nella regione balcanica”.

Uno dei mezzi attraverso i quali avviene l’indottrinamento ideologico di questi adepti del fanatismo è internet. “La presenza di potenziali mujahidin pronti a fornire il proprio contributo alla causa – prosegue la relazione – si evidenzia soprattutto tra le fila degli ‘islamonauti’ che si indottrinano sul web e animano gruppi di discussione e social forum”. Secondo l’intelligence italiana la propaganda che gira sulla Rete esorta i musulmani in Occidente “a recarsi nei teatri di battaglia oppure a compiere direttamente attacchi nei Paesi di residenza contro i ‘miscredenti’”.

In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha precisato che almeno 50 “foreign fighters” italiani starebbero combattendo tra le feroci fila dello Stato islamico (Isis) in Iraq e in Siria. Almeno l’80% di loro – precisa – sono italiani convertiti all’Islam da poco. Dichiarazioni che confermano l’allarme dell’intelligence.

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