Vescovo Carlo Bresciani “Gesù stesso ci ha donato Maria come madre”

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Vescovo Carlo Bresciani

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblichiamo le parole del nostro Vescovo Carlo Bresciani pronunciate domenica 27 luglio in occasione della Santa Messa per la Festa della Madonna della Marina.

Vescovo Carlo: “Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal, 4,4). In questa frase sintetica di san Paolo c’è tutto il mistero di Gesù e di Maria e il perché della nostra venerazione e del nostro affetto filiale nei suoi confronti.

Nato da donna: Maria è una donna, figlia di Eva come tutte le donne e tutti gli uomini del mondo. Chi nasce da donna è un essere umano. Potrà essere più o meno intelligente, più o meno sano o più o meno bello, ma certamente sarà sempre un essere umano. Gesù, il Figlio di Dio, è indubbiamente anche un essere umano (è uomo) proprio perché nato da donna, come tutti noi. Maria, quindi, è madre come lo è ogni donna che dà al mondo un figlio. Ma essa è madre in modo speciale, perché il Figlio che ha dato al mondo è nientemeno che il Figlio di Dio, la seconda persona della SS. Trinità, non un secondo Dio, ma un solo Dio con il Padre e con lo Spirito santo.
Per questo noi veneriamo Maria come madre di Dio. Nelle brevi parole di san Paolo “Dio mandò suo Figlio, nato da donna” viene, in modo mirabile, annunciato e condensato tutto il mistero dell’incarnazione. Colui che Maria ha generato, Gesù, è veramente Figlio di Dio, ma è anche veramente uomo. In quanto nato da donna egli è veramente figlio di Maria.

Può sorprenderci che Paolo non chiami Maria con il suo nome proprio – Maria -, ma soltanto con il termine generico di donna.
Perché Paolo la chiama solo ‘donna’? Da una parte, Paolo vuole sottolineare la grandezza della donna che genera al mondo la vita, in questo caso particolarissimo Maria genera al mondo il Figlio di Dio.

Non è esagerato vedervi un tributo di Paolo alla particolare grandezza e dignità di ogni donna che, diventando madre, dona la vita.
Dall’altra parte, Paolo vuole con questo sottolineare anche la dimensione universale di Maria con la sua maternità divina.
Egli, infatti, la chiama come ha fatto Gesù con sua madre quando dalla croce, prima di morire, l’ha affidata a Giovanni.
Disse, infatti, Gesù a Maria: “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19, 26). Anche Gesù non chiama la sua amata madre con il suo nome proprio, cioè Maria, ma con il solo termine generico di donna.

Giovanni è affidato alla donna così come ogni figlio è affidato alla madre. In Giovanni, ogni essere umano è affidato da Gesù alla donna Maria.
Ella diventa così madre spirituale di tutti anche se da lei non generati fisicamente.

Perché ricevessimo l’adozione a figli Tutti siamo figli adottivi di Dio e san Paolo lo ricorda nel brano della lettera ai Galati (4, 4-7) che la liturgia ci ha offerto questa sera: dice infatti che la nascita di Gesù “da donna” è “perché ricevessimo l’adozione a figli”.
Dalla croce Gesù, in Giovanni, affida tutti a Maria – “donna, ecco tuo figlio” (Gv 19, 26) – che diventa madre di tutti coloro che hanno ricevuto l’adozione a figli:

Maria ha permesso al Figlio eterno di Dio Padre di farsi uomo, di prendere carne umana.
Ella liberamente ha accettato la proposta di diventare madre del Figlio di Dio e ha successivamente dedicato tutta la sua vita a custodire, crescere e accompagnare questo suo figlio così miracolosamente donatole.

Maria non solo ha generato, ma ha accompagnato passo passo nella vita il Figlio e, alla fine, ai piedi della croce, l’ha donato con il cuore straziato dal dolore, accettando ancora una volta la volontà misteriosa del Padre che ha affidato al Figlio la redenzione di tutta l’umanità dal peccato attraverso la morte in croce.

Maria, dopo aver generato, cresciuto e accompagnato il Figlio, è chiamata da Dio a donarlo. Lo dona perché il Figlio porti a compimento la sua vocazione (“non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio”: Lc 2, 49), e, così facendo, si unisce alla missione del Figlio nell’amore per tutta l’umanità. Allarga così la sua maternità spirituale a tutta l’umanità.

Il Figlio affida al Padre la sua vita, Maria dona il Figlio secondo la volontà del Padre e in Giovanni accetta dal Figlio la maternità spirituale: “Ecco tuo figlio” (Gv 19, 26).

La donna Maria non è chiamata a una maternità chiusa e possessiva del Figlio, ma ad accompagnarlo perché realizzi la propria vocazione particolare. La vera grandezza della donna non sta nel generare alla vita nel corpo di carne, ma nell’accompagnare nella vita così che il figlio compia la propria vocazione secondo la volontà di Dio Padre.
La donna non è chiamata solo a generare esseri umani, ma figli di Dio che trovano, quindi, la loro vera identità solo quando comprendono di essere figli di un Dio che è Padre e, di conseguenza, vivono da figli di La maternità di Maria, donando il proprio figlio Gesù perché compisse la volontà del Padre e accettando Giovanni come figlio, si è aperta a una maternità universale, modello di ogni maternità chiamata a generare la vita in Dio. Condividendo la missione che Dio Padre ha affidato al Figlio, Maria ha abbracciato tutti gli uomini amati da Dio offrendo la sua collaborazione alla redenzione dell’umanità intera.

Come ogni madre compie il suo ruolo portando i figli ad amare il padre, così Maria, madre universale, donandoci Gesù rivelatore dell’amore del Padre, collabora con Gesù nel portarci a quel Padre di cui tutti siamo figli. Qui sta la vera grandezza di Maria, qui sta la sua maternità spirituale nei nostri confronti.

San Paolo dice che Gesù è “nato da donna … perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal, 4, 4-5). Qui è detto che Maria partecipa a questo progetto di amore universale di Dio: che tutti, attraverso il suo unico Figlio, generato dall’eternità nella Trinità, potessimo essere adottati a figli.
Questo è quanto veramente avvenuto con l’incarnazione di Gesù.

Per portare a compimento quest’opera, prima, Dio associa a sé Maria donandole Gesù, poi Gesù stesso associa a sé Maria, affidandole Giovanni e, in Giovanni, ognuno di noi: “donna, ecco tuo figlio” (Gv 19, 26). Quel figlio siamo noi.

Carissimi, Dio ha donato a Maria Gesù, rendendola madre, ma poi Gesù stesso ci ha donato Maria come madre. A lei, quindi, possiamo ricorrere come si ricorre con confidenza a una madre, accogliendola come tale dalle mani stesse di Gesù.

E tu, Maria, madre nostra, prega per noi. Prega perché abbiamo a ritrovare la libertà e la gioia di essere figli di Dio e figli tuoi, parte della famiglia di Dio che è la Chiesa. Tu, stella del mare, illumina il cammino della nostra vita, soprattutto nelle notti oscure quando rischiamo di perdere la retta via verso la casa del Padre.

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