Ucraina, la sveglia da un grande dolore

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Di Stefano Costalli
La tragedia che si è verificata nei cieli ucraini è il tipico esempio di ciò che può succedere quando si gioca troppo con il fuoco del nazionalismo, dell’intransigenza e, in definitiva, della guerra. La crisi ucraina era già apertamente internazionalizzata, coinvolgendo direttamente una grande potenza come la Russia, ma adesso ha finalmente richiamato l’attenzione di molti Paesi europei, che cinicamente e ipocritamente facevano finta di non vedere, intenti a occuparsi delle proprie economie interne più o meno stagnanti, mentre alle porte dell’Europa migliaia di innocenti muoiono a causa di conflitti sanguinosi o tentando di fuggire da essi. Purtroppo, come spesso accade negli affari umani, la sveglia è stata data da un grande dolore.
Servirà un’inchiesta internazionale prima di poter parlare ufficialmente di colpevoli, ma nel complesso la dinamica dell’accaduto è chiara. È il frutto di un gioco al rialzo senza scrupoli, in cui sono stati armati attori non-statali fino a poco tempo fa inesistenti, che come avviene spesso in questi casi possono sfuggire al controllo del loro “dominus” e provocare danni non previsti. Inquadrando la questione a un livello più politico, un incidente come l’abbattimento dell’aereo malese è ciò che può accadere quando si lascia incancrenire una crisi internazionale senza cercare una vera soluzione ragionata, negoziata, definitiva: prima o poi qualcosa va storto. In questi mesi l’Europa ha giocato con il destino dell’Ucraina, illudendo ed eccitando la parte filo-occidentale della sua opinione pubblica senza offrire un impegno serio e concreto. Dall’altra parte, la Russia di Putin si è mossa utilizzando la forza armata e le minacce come normali strumenti di politica estera; ha organizzato una vera e propria invasione in Crimea negando la propria evidente responsabilità; ha sostenuto e armato gruppi di ribelli filorussi nell’Ucraina orientale.
Molti si chiedono cosa accadrà adesso. Dato che la crisi si è ormai pienamente internazionalizzata, la sua soluzione dipende ancora di più da un coordinamento fra attori esterni e interni, opera non sempre facile da realizzare. Se l’Europa si riprenderà dalla miopia politica e dall’indifferenza che la caratterizzano, potrà giocare un ruolo importante nella chiusura di questa crisi. Si tratta di capire che oltre all’inchiesta sulla vicenda dell’aereo abbattuto c’è un nodo politico da sciogliere una volta per tutte. La Russia, che fino a ora stava vincendo ai punti la partita ucraina grazie alla sua lucidità priva di scrupoli, al momento si trova in difficoltà perché sembra ci siano solide basi per ritenere che il missile sia stato lanciato dai ribelli filo-russi e quindi non può tirare troppo la corda. È necessaria, adesso, un’azione diplomatica che sia lungimirante, seria, decisa ma non arrogante. L’Europa dovrebbe capire una buona volta che se vuole la pace ai propri confini deve spendere. Purtroppo, i bilanci statali che occupano così tante energie delle cancellerie europee devono fare i conti con l’antico fenomeno della guerra. La Russia dovrebbe invece esercitare la propria influenza sui separatisti ucraini e dialogare con il presidente ucraino Poroshenko e con l’Occidente, riponendo le armi nella fondina. Gli Stati Uniti, infine, dovrebbero esercitare pressioni da lontano su tutti i contendenti, evitando di lanciarsi in azioni avventuristiche o di provare a mettere la Russia all’angolo sul piano geopolitico prospettando adesso l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

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