Corso IFTS per un nuovo management nelle Cooperative, articolo di Monica Vallorani

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Un workshop dallo titolo ricco di speranza “la cooperativa come risposta alla disoccupazione giovanile e l’innovazione nelle cooperative” si è tenuto l’8 luglio nella sede della sala Consiliare della Provincia di Fermo. L’occasione era di presentare un interessante corso di  formazione IFTS, cioè di istruzione formazione tecnica superiore, un percorso gratuito di “tecnico superiore della gestione economica, amministrativa e commerciale delle imprese cooperative (tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria)”. Un progetto che vede coinvolti in rete molti soggetti a partire dal promotore il Cfm Centro Formazione Marche, insieme all’università di Macerta, l’UNCI: unione nazionale cooperative italiane – federazione marchigiana; l’istituto statale di istruzione tecnica, professionale e scientifica Luigi Einaudi di Porto Sant’Elpidio, e le collaborazioni della provincia di Fermo; la Team system; e la UAI (unione artigiani italiani di fermo); nonché l’ASSCoop.

L’obiettivo è quello di formare un management competente e qualificato, evidenziato come l’anello debole nelle realtà cooperativistiche, capace cioè di guidare, innovare e spingere le cooperative perché siano competitive e durature. L’intervento di Flavio Guidi del Cfm, ha evidenziato una necessità di formare all’intraprendere dei giovani, considerandolo come ciò che manca, per passare da una mentalità di dipendente a quella dell’intraprendenza trovando nella cooperativa una risposta alle criticità del mondo del lavoro e alla situazione di crisi. Spingere e formare perciò i giovani all’intraprendere insieme.

Le esperienze concrete di cooperative anche di successo per la loro decennale storia, hanno riportato però la condizione reale in cui si trovano poi effettivamente, in particolare l’esperienza della Cooperativa La Picena, di Grottammare, il cui presidente Antonio Bruni ha invece evidenziato come l’attuale normativa sul lavoro consideri il socio lavoratore più come un lavoratore dipendente che imprenditore. Anche perché spesso ci si trova di fronte a immense realtà cooperativistiche che hanno forse perso un po’ lo spirito originario. Occorrerebbe ritornare allo spirito originario della cooperazione.

Intanto è necessario continuare la formazione, fin da piccoli si forma allo spirito cooperativistico come l’esperienza fatta con la scuola primaria di una cooperativa ha dimostrato. Del resto nelle Marche ci sono circa 1800 cooperative, un patrimonio di conoscenze, competenze, legame con il territorio che se con una buona e preparata competenza gestionale e soprattutto con un cambio di rotta nel sistema di concepire e dei costi del lavoro, con scelte politiche innovative e necessarie. Allora si la cooperazione e l’intraprendere non sono un illudere i giovani, ma possono essere una risposta alla crisi occupazionale concreta, promuovendo una sensibilità al lavoro e all’economia legata alla crescita solidale e non al mero profitto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *