La Corte di Strasburgo strizza l’occhio alle maternità surrogate

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Di Maria Chiara Biagioni
Dopo il caso-eutanasia di Vincent Lambert, la Francia è di nuovo sotto i riflettori con sentenze questa volta europee che pongono interrogativi e allertano di nuovo le associazioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Francia perché la giustizia francese si è rifiutata di trascrivere nei registri dello stato civile gli atti di nascita di bambini nati all’estero ricorrendo alla maternità surrogata (tecnicamente chiamata Gpa, meglio conosciuta come utero in affitto). La Corte si è espressa rispondendo al ricorso che le era stato presentato da due coppie eterosessuali, i coniugi Mennesson e Labasse. Entrambe si erano recate negli Stati Uniti per accedere alla tecnica della Gpa che la legge francese, e in particolare la legge Toubira sul cosiddetto “mariage pour tous”, tuttora impedisce. Dalla Gpa sono nati tre bambini per i quali la legge francese non ha riconosciuto la filiazione. La prima a sollevare dubbi sulla sentenza di Strasburgo è stata Aude Mirkovic: è docente di diritto privato all’Università di Evry ed è la portavoce dell’associazione “Juristes pour l’enfance” che riunisce nella comune aspirazione di difendere i bambini, magistrati, avvocati, docenti universitari. “Condonare l’uso della Gpa – dice con fermezza – significa condannare molti altri bambini ad essere ordinati, fabbricati, consegnati. Che siano poi amati, non cambia la natura intrinsecamente perversa della Gpa che rende il bambino un oggetto che si può ordinare e consegnare in cambio di soldi”.
La Corte europea dice che i coniugi Mennesson si occupano delle loro gemelle come dei veri genitori fin dalla loro nascita e che i quattro vivono insieme come una vera famiglia. Dove è il problema?
“Il problema è che con la sua decisione la Corte europea di Strasburgo invia un messaggio molto chiaro: potete far fabbricare un bambino in qualsiasi modo. Certo il fatto che poi questo bambino venga cresciuto in una famiglia normale, in qualche modo farà chiudere gli occhi sulle condizioni con le quali lo si è ottenuto. In altre parole, i cosiddetti interessi del bambino vengono utilizzati per convalidare la violazione dei suoi diritti fondamentali. È una decisione molto grave che alimenterà purtroppo il mercato e il traffico di bambini e una volta che i bambini vengono cresciuti in Europa, la giustizia dovrà necessariamente chiudere gli occhi. Le persone che soffrono per non poter avere figli, hanno sicuramente buone intenzioni. Ma è proprio questo il motivo per cui la legge deve rimanere garante degli interessi dei bambini, anche contro i desideri stessi di cui sono oggetto”.
Ritenete che la decisione della Corte possa condurre la Francia a un riconoscimento implicito delle madri in affitto? È cioè una sorta di legalizzazione implicita della Gpa “dall’alto”?
“Questa decisione non richiede direttamente alla Francia o a qualsiasi altro Stato di legalizzare la Gpa. Questa decisione vieta di sanzionarla qualora la Gpa venga fatta all’estero. Da un male però si può trarre un bene: questa decisione rende ancora più evidente che gli Stati devono intraprendere misure efficaci per combattere a priori l’accesso alla Gpa, ed evitare che i francesi facciano ricorso a questa pratica all’estero. Perché una volta che i bambini sono nati e che le donne sono state usate come macchine di riproduzione, non vi è alcuna altra soluzione, sia per il bambino sia per la madre surrogata e sia la famiglia. Dobbiamo quindi agire prima, per evitare che le donne e i bambini siano sottoposti a questi trattamenti, adottando sanzioni penali che impediscano il ricorso alla Gpa, anche quando questa è eseguita all’estero”.
La legge Toubira nega l’accesso alle pratica Pms e Gpa. La decisione della Corte di Strasburgo può avere delle conseguenze sulla legislazione francese?
“La decisione della Corte non ha alcun effetto diretto sulla Procreazione medicalmente assistita o sulla maternità surrogata per le coppie dello stesso sesso. Ma i francesi in questa situazione sono incoraggiati dalla Corte europea ad andare all’estero per ricorrere da una parte alla procreazione medicalmente assistita permettendo alle donne di avere figli senza un padre, e dall’altra alla gestazione per altri (utero in affitto) permettendo agli uomini di avere figli senza una madre. La Corte incoraggia ad andare all’estero per aggirare la legislazione francese impunemente”.
Come reagire quindi a livello nazionale?
“La Francia deve essere ferma nel proposito di proteggere i bambini contro queste pratiche che li privano deliberatamente di un genitore, in violazione dei diritti proclamati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Ma il governo francese non vuole protegge i bambini ed ha annunciato che non farà ricorso contro questa decisione ingiusta, che ci costringe ad accettare una Gpa poiché ha avuto luogo all’estero. Ciò che sorprende è che la Corte europea dei diritti dell’uomo è diventata paradossalmente un ostacolo alla tutela dei diritti umani e in particolare dei bambini. Si è messa cioè a servizio del diritto al bambino, in violazione dei diritti dei bambini. Si dovrà senza dubbio denunciarlo se vogliamo, ancora una volta, proteggere i bambini!”.

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