Fratel Ettore? Un eroe moderno per gli “ultimi”

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Di Giovanna Pasqualin Traversa

Ci sono incontri che trafiggono, e cambiano la vita. Come quelli con chi ti fa intravedere concretamente che cosa significa toccare Cristo nella carne dei poveri, anzi degli ultimi. E che ultimi. Immigrati, tossici, prostitute, trans venuti male – sì, proprio quelli che nessuno vuole – malati mentali, storpi, alcolisti. Una vera corte dei miracoli, fatta comunque di figli di Dio. E qui si capisce che la carità non può essere solo assistenzialismo o buonismo vago e intimistico, ma percorso di vita da fare insieme. Condivisione e accompagnamento secondo il passo incerto o maldestro di ognuno, riconoscimento della sua dignità, coraggio di schierarsi e di rischiare scegliendo chi è più debole, facendolo sentire amato per aiutarlo ad avere rispetto di sé e, per quanto possibile, a crescere e a diventare protagonista del proprio riscatto. E per Emanuele Fant la vita è cambiata dopo l’incontro con fratel Ettore (all’anagrafe Ettore Boschini), frate camilliano che dagli anni Settanta fino alla morte, nel 2004, ha letteralmente scandalizzato Milano con la forza e la “pazzia” dei suoi gesti a favore dei disperati relegati nei sotterranei della Stazione centrale di Milano, e non solo.

Il “frate dei poveri”. Ettore: il pensiero non può non andare al primogenito e più valoroso dei figli di Priamo, al suo coraggio eroico e al tenero affetto per la moglie Andromaca e per il piccolo Astianatte, “debolezza” che solo un uomo davvero forte non ha timore di esprimere. A modo suo è una figura epica anche quella dell’omonimo “frate dei poveri” che gira per Milano in una macchina sgangherata con una statua della Madonna legata sul tettuccio, spesso un’altra al posto del passeggero, distribuendo rosari fluorescenti a destra e a manca, urlando Avemaria in un megafono e portando instancabilmente, a volte a forza, quelli che sembrano relitti umani nella “Casa Betania delle beatitudini”, suo rifugio e quartier generale. Un mix di coraggio, energia, incoscienza, fiducia illimitata nella provvidenza e… tenerezza espressa nelle carezze, simili a piallate, che distribuiscono le sue mani callose.

Tre punk folgorati dall’incontro. La vicenda che Fant racconta nel simpatico volumetto “La mia prima fine del mondo” (ed. Monti 2014) ha inizio nel 1999, dopo una delusione “musicale” che porta l’autore, allora ventenne, e i suoi coetanei e amici Paolo e Ruggero, ad interrogarsi sull’opportunità di mantenere in vita la loro scalcinata band. Tre punk, per la verità un po’ snob e sui generis, che rimangono folgorati dall’incontro con fratel Ettore e coinvolti, loro malgrado, in un susseguirsi di avventure, a volte incredibili, dove lo sgomento iniziale del trio lascia presto spazio, come per “santo” contagio, al desiderio di rendersi utili. Scene indimenticabili, a volte esilaranti, raccontate con umorismo, brio e autoironia, come quella del frate che, dopo aver parcheggiato la macchina “quasi dentro la cucina”, si mette a pescare dai frigoriferi l’incredibile quantità di quaglie, dono di un benefattore, appena stipate a fatica dai ragazzi, per lanciarle nel bagagliaio urlando ai tre e ai volontari: “Svuotare i granai. Se riempiamo il frigorifero la provvidenza cambia indirizzo… Fuori tutta questa carne. La regaliamo!”.

Il “santo ribaltamento”. Il primo “santo ribaltamento a cui assistemmo”, commenta, tra l’ammirato e il divertito, l’autore. Uno tra i tanti promemoria che fratel Ettore dispensa con la sua testimonianza, per far capire il valore delle cose e l’importanza di vivere sempre con lo sguardo verso l’alto. Una vita all’insegna del Vangelo, che Fant racconta con il sorriso in punta di penna. Per servire la minestra ai suoi assistiti, si mise il grembiule perfino il cardinale Martini. A Casa Betania oggi si affiancano nuove strutture a Bucchianico, Grottaferrata, Novate, nelle stalle dell’ex ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Milano. E non è un caso se dopo la morte di fratel Ettore avvenuta nel 2004, la sua opera è affidata ad un’ex attrice di teatro che lo aveva affiancato negli ultimi dieci anni, che di nome fa suor Teresa. Anche questa una coincidenza?

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