Unioni di fatto dilagano in Argentina

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da Buenos Aires, Maribè Ruscica
Sono stati i divorzi e le separazioni degli ultimi trent’anni a modificare la composizione e l’organizzazione della famiglia in Argentina. Il tasso di separazione e divorzio è cresciuto del 300% nello stesso periodo e secondo quanto emerge dall’ultimo censimento nazionale del 2010, le separazione legali tra il 2001 e il 2010 sono state più di mezzo milione (564.396), un record storico nel Paese.
Famiglie “ensambladas” e monoparentali. Tra i fenomeni più rilevanti della nuova realtà, quello delle famiglie “ensambladas”, come si dice qui, (“stepfamily”) dove uno o entrambi i coniugi convivono con figli di una unione anteriore e quello delle famiglie “monoparentali”, dove un progenitore-in genere la madre- convive con i figli senza una coppia. Oggi, le persone divorziate in Argentina sono 1.764.400. Comunque, i divorziati continuano a rappresentare una bassa percentuale della popolazione: meno del 5,8% (la popolazione del Paese è di 40.117.096 abitanti).
Ogni giorno 172 divorzi. Negli anni Ottanta i divorzi erano 114 al giorno. Nel decennio del ‘90 diminuirono a 87 al giorno, ma tra il 2001 e il 2010, le cifre ci consentono di parlare di 172 divorzi al giorno. A Buenos Aires, si calcola un divorzio ogni due matrimoni. Nella città di Cordoba o a Rosario, si parla di un divorzio ogni tre matrimoni e le cifre variano ancora di più se riferite alle città di Salta o San Juan, dove si calcola un divorzio ogni dieci matrimoni. Dalla “Rassegna statistica sui divorzi” presentata dal governo della città di Buenos Aires, emerge che da metà degli anni ‘90 il rapporto tra divorzi e matrimoni ha sperimentato un incremento sostenuto così spiegabile: la quantità dei matrimoni è calata, mentre il numero complessivo dei divorzi resta stabile, tra i sei e i settemila all’anno. Risulta anche che la maggioranza delle persone che divorziano sciolgono la prima unione legale. Dieci anni fa i divorzi coinvolgevano coppie con dieci e vent’anni di vita matrimoniale. Secondo statistiche giudiziarie, nel 2010 il 54% delle coppie divorziate aveva meno di dieci anni di convivenza e un 34%, meno di sei anni. Un dato aneddotico: il considerevole calo dei divorzi durante gli anni 2001 e 2002 (di forte crisi economica nel Paese) ha portato a concludere che gli argentini, in tempi di vacche magre, rimandano i loro piani di divorzio a tempi migliori…
La crescita delle unioni di fatto. Mentre i divorzi sono in ripresa, i matrimoni sono in ribasso. Nel 2001, gli sposati rappresentavano il 40,8% della popolazione argentina, oggi rappresentano, invece, il 35,6%. Il calo nei matrimoni dell’ultimo decennio supera il 5%. Si è incrementato, invece, il numero delle unioni di fatto. Secondo l’Indec (l’Istituto nazionale di statistica), le coppie che convivono senza sposarsi rappresentano in Argentina il 33% della popolazione che vive all’interno di una unione. Questa nuova realtà porta inevitabilmente all’incremento dei figli nati fuori del matrimonio: nel 1980 rappresentavano il 29,6% del totale delle nascite, nel 2000 rappresentavano il 57,6%. La crisi coinvolge il modello tradizionale di unione coniugale e dimostra una forte resistenza al matrimonio, tendenza sempre più accentuata tra i giovani che, fino a una certa età, sembrano preferire legami meno formali e impegnativi. Non esiste più un passaggio dalla famiglia d’origine alla famiglia di procreazione nel contesto di una unione legale e perdurabile. Se ne parla come di uomini e donne che hanno trascorso la loro vita in contesti familiari diversi. È questa, la nuova realtà che emerge dall’ultimo censimento realizzato in Argentina sull’organizzazione della famiglia e dalla “Inchiesta sulle condizioni di vita del 2001”, principale fonte del sistema statistico nazionale.
Non esiste più una famiglia tipo. Si raddoppia la famiglia? Si allarga, si estende? Di certo c’è che non si riproduce più il prototipo di famiglia convenzionale. Non esiste più in Argentina una famiglia tipo. Esiste invece una diversità di tipi di famiglia e questo viene dimostrato, secondo gli esperti, dall’incremento delle famiglie “monoparentali” e delle famiglie cosiddette “ensambladas” nelle quali, come si capisce subito dal termine “ensamble” scelto dopo l’anno 1987 da una psicologa argentina per definirla, un gruppo di solisti cercano di trovare l’armonia di diversi strumenti musicali, accentuando il costante processo di “aggiustamento” che richiedono i legami familiari in questo nuovo tipo di famiglie.

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