”Una piaga purulenta che stritola famiglie e imprese”

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Di Giovanni Pasqualin Traversa
Una dipendenza degradante che offende la dignità della persona umana condannando alla disperazione intere famiglie; una vera piaga che consuma molte più risorse di quanto non ne porti alle casse dello Stato – e non solo in termini economici, perché la distruzione della persona non è quantificabile – e attira e fa convergere sempre più gli interessi della criminalità organizzata. È quella del gioco d’azzardo, che nel solo 2013 ha mosso in Italia 84.728 miliardi di euro, come emerge dalla ricerca “Il gioco d’azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana. Il peso del gioco illegale nelle province italiane”, curata dal sociologo Maurizio Fiasco e presentata questa mattina (11 giugno) a Roma nel corso dell’Assemblea annuale delle 28 Fondazioni antiusura associate alla Consulta nazionale. Nel suo saluto ai partecipanti, il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha parlato di “piaga purulenta, che stritola famiglie, imprese, negozi, attività economiche”, e ha chiesto con fermezza di “dire basta alla pubblicità di tutti i giochi d’azzardo con vincita in denaro”.
Perché di vero e proprio bombardamento si tratta: tv, radio, carta stampata, Internet inseguono e incitano al gioco 24 ore su 24 i malcapitati potenziali giocatori – che ormai secondo le stime della Consulta sono, pur a livelli diversi, la metà della popolazione nazionale over 15 – anche sullo smartphone (e la tutela della privacy?) o tramite la pubblicità, apparentemente innocua e perciò ancora più subdola, riportata su prodotti di uso corrente, come è capitato di trovare nei mesi scorsi su alcune confezioni di zucchero. Ma gioco d’azzardo fa sempre più rima con usura: lo sa bene la Consulta nazionale che dal 1997 ha raggiunto oltre 90mila famiglie con interventi pari a 320mila euro per salvarle dalla morsa mortale di una criminalità priva di scrupoli. E, appunto, fa rima anche con criminalità: gioco legale e gioco illegale non sono concorrenti, spiega Fiasco, anzi: per un meccanismo perverso “l’offerta legale e quella illegale si potenziano reciprocamente; più cresce la prima più aumenta la seconda”.
E non si tratta di briciole: pur essendo “sommerso” e, pertanto, difficile da quantificare, grazie alle oltre 420mila slot machine diffuse sul territorio, alle bische e alle scommesse clandestine, il valore del mercato “nero” del gioco “messo in luce” dalla ricerca è di circa 8,6 miliardi di euro che finiscono nelle mani della criminalità. Non a caso la percentuale più alta è stata individuata nelle province a maggiore indice d’incidenza mafiosa: Napoli, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Palermo, Caltanissetta, Crotone, Catanzaro. In termini assoluti a Napoli e Roma si concentra il 20% di tutto il “nero”, ciascuna con 1,5 miliardi di euro sottratti al mercato legale.
Un paradosso tutto italiano è l’indicazione di Pavia, con un dato di 2.954 euro procapite – escluso l’online – versato nel 2012 all’azzardo, come città con il record nazionale di propensione alle slot machine proprio per la sua troppa “regolarità”. Una “penalizzazione ingiusta”, puntualizza Fiasco, legata al fatto che a Pavia le slot non vengono manomesse, e quindi le somme effettivamente transitate nelle macchinette di prima e seconda generazione (Newslot e Vlt) vengono effettivamente registrate e trasmesse all’ente di controllo dei dati. L’anomalia sarebbe, insomma, l’eccessiva correttezza…
In questo quadro il principale strumento per contrastare l’azzardo è la promozione di una nuova cultura, pur a costo di rinunce e sacrifici. Ne ha parlato monsignor Galantino elogiando baristi, tabaccai e negozianti che hanno rifiutato le slot machine nei loro locali; se ne è detto convinto al Sir monsignor Alberto D’Urso, segretario generale della Consulta, constatando il “silenzio assordante” sulle implicazioni etiche del fenomeno e chiedendosi come mai lo Stato italiano non abbia ancora approvato una legge contro l’azzardo “a differenza dei provvedimenti regionali di Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Lazio, Friuli e Toscana”. “È sottovalutazione dei rischi collegati – l’interrogativo posto senza giri di parole dal segretario – o connivenza?”. Difficile dare risposta, soprattutto dopo la legge 189/2012 che ha ufficialmente riconosciuto il diritto alla terapia, da parte del Servizio pubblico, per il gioco d’azzardo patologico. Stato schizofrenico? Forse.

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