Settimanali cattolici nel cuore romba il motore “digitale”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Primo giorno (960x640)

Di Don Adriano Bianchi direttore della Voce del Popolo di Brescia

La transizione è in atto. Non siamo più al punto di partenza. Siamo partiti, ma il cammino appare ancora lungo e periglioso. Le parole d’ordine risuonate al Meeting dei giornali online, organizzato a Grottammare dal settimanale l’Ancora di San Benedetto del Tronto in collaborazione con Fisc, Sir e Zenit, sono chiare e non lasciano spazio a ulteriori titubanze. Dobbiamo procedere. Ma chi ce lo fa fare?
I settimanali diocesani sono chiamati a giocare la loro partita in internet con il loro patrimonio di storia e di esperienza nel territorio. È un’occasione da cogliere e lo potremo fare solo se, accanto all’approfondimento culturale e antropologico sul senso del nostro naviganti, abitanti o pellegrini, saremo disponibili alla circolazione delle idee, allo scambio di esperienze e alla lungimiranza degli investimenti in un settore dove anche i grandi gruppi editoriali procedono a tentoni.
A Grottammare ne abbiamo fatto una piccola esperienza con alcuni interventi mirati e dei lavori di gruppo guidati da esperti che hanno trasformato il convegno in un laboratorio. D’altro canto la dimensione del fenomeno internet e le possibilità di interazione che ci sono offerte giustificano lo sforzo. Anche in questo settore, come settimanali, rischiamo a volte di viaggiare in modo disordinato. È normale, è la ricchezza e la differenza delle nostre testate e dei nostri territori, ma non deve trasformarsi in un limite. Proprio la trasversalità della rete e la sua pervasività ci rende tutti ancor più vicini e, credo, ci stimolerà a fare insieme i passi più adeguati. Ogni redazione, in questa prospettiva, dovrà ripensarsi, ampliare le proposte, “rimediare” le prassi, i tempi e l’organizzazione del lavoro. Soprattutto, come abbiamo visto a Grottammare, riaccendere l’entusiasmo per qualificare la presenza del nostro impegno editoriale anche nel “territorio digitale”.
I discorsi non nuovi su internet ci spingono, ma questo è il momento di affinare le sensibilità, il linguaggio e soprattutto le competenze. Nella rete, infatti, le regole non le dettiamo noi, ma l’esserci con la forza della nostra identità, con il radicamento delle comunità che raccontiamo, col motore propulsore dello Spirito Santo che ci alimenta sono una garanzia per intraprendere con decisione l’avventura.
Gli aspetti problematici non mancano. Anche durante il meeting marchigiano sono emersi. Il primo è quello della transizione professionale: la conversione multimediale di giornalisti e redazioni abituate agli standard del giornale cartaceo non è semplice. Formazione, condivisione e investimento sui giovani sono le strade indicate. In secondo luogo la sostenibilità economica. Le nostre piccole aziende editoriali sono “mantenute” dai giornali di carta. La crescita esponenziale della pubblicità online non è sufficiente a sopravvivere e scoraggia investimenti soprattutto in un tempo critico come questo dove l’imperativo a garantire bilanci in equilibrio è categorico.
Integrare carta e online è indispensabile. È stato ricordato a più riprese e da diversi interlocutori. La carta non è finita, anche se l’online è decollato. Non è finito il giornale che tanti amano ancora sfogliare ogni settimana e ci “serve” perché garantisce il sostentamento delle nostre aziende. Nessuna smobilitazione, quindi, per i giornali cartacei, ma espansione delle proposte con la versione digitale, l’online e i social. Anche perché se i giovani, che amano un’informazione più smart, più ludica e interattiva, non incrociano più la carta stampata siamo noi che dovremo andare loro incontro rendendoci presenti nel web.
Il presidente Francesco Zanotti concludendo il meeting “Pellegrini nel Cyberspazio” sabato 14 giugno, ha ricordato che questo percorso va sostenuto con forza. Sono in gioco da un lato la testimonianza ecclesiale e dall’altro lo sviluppo democratico della società. E se le parole di Paolo VI, riconsegnate da papa Francesco ai vescovi italiani, non lasciano alibi alla comunità cristiana circa l’investimento che la Chiesa è chiamata a fare nei confronti della comunicazione, e in specifico della stampa cattolica, l’appello rivolto dal presidente Fisc alla politica ha inteso far sì che si continui a garantire, anche attraverso il non venir meno dei contributi economici all’editoria, il pluralismo dell’informazione.
Una sfida importante che va affrontata ritrovando l’entusiasmo e la passione per un Vangelo che incontra le storie degli uomini e che c’importa raccontare sia con i tweet, sia con le parole… Quell’entusiasmo che a Grottamare c’è stato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *