Per le missioni un potente antidepressivo dell’anima

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Missio Diocesana
Di Giulio Albanese
Un rimedio contro il pessimismo e gli oscuri presagi del nostro tempo. Si presenta con questo tratto, all’insegna della gioia, il tradizionale Messaggio per la Giornata missionaria mondiale (Gmm) 2014. Rivolgendosi ai fedeli, Papa Francesco ha proposto una meditazione parenetica, cioè esortativa, dalla forte valenza biblica, sul solco segnato dalla sua recente Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Leggendo il testo della missiva missionaria si avverte, fin dalle prime battute, che l’intenzione del Vescovo di Roma è quello di richiamare il popolo di Dio non solo sui contenuti del messaggio evangelico, ma anche e soprattutto sulle motivazioni e sulle modalità che devono rendere attuativo l’impegno Ad Gentes.
È il cuore che deve battere di passione per un impegno condiviso, in grado di infondere speranza. È un qualcosa che dovrebbe irrompere nelle viscere di ogni credente. Simile al calore che penetra nel metallo e lo pervade tutto rendendolo duttile alla Parola di Dio. In effetti, se la Buona Notizia viene accolta, davvero cambia la vita ed è in fondo proprio questa l’esperienza di tanti missionari in giro per il mondo. A tale proposito, il Papa propone nel suo messaggio un’icona biblica, che troviamo nel Vangelo di Luca (cfr 10,21-23). Com’è noto, nel testo si parla dell’invio dei settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino, preparando la gente all’incontro con Gesù. “Dopo aver compiuto questa missione di annuncio – rileva il Papa – i discepoli erano pieni di gioia, entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni. Gesù, tuttavia, li ammonì a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l’amore ricevuto: ‘perché i vostri nomi sono scritti nei cieli’”. (Lc 10,20). Questo, in sostanza, significa che è possibile trasformare il mondo nella misura in cui si è consapevoli, col cuore e con la mente, d’essere oggetto della predilezione di Dio.
In quella stessa circostanza, osserva Papa Francesco, “Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo, rivolgendosi al Padre e rendendo a Lui lode. Questo momento di intimo gaudio sgorga dall’amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre, Signore del cielo e della terra, il quale ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (cfr Lc10,21). Dio ha nascosto e rivelato, e in questa preghiera di lode risalta soprattutto il rivelare. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio? I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana”. È il caso di dirlo, il linguaggio del Pontefice, se meditato attentamente, sortisce l’effetto di un antidepressivo dell’anima, nei confronti di coloro che soffrono nei Bassifondi della Storia, un po’ a tutte le latitudini. A pensarci bene, oggi i credenti si attendono proprio questo tipo di predicazione: un discorso chiaro, senza fronzoli, preciso, che si faccia carico del rischio per la salvezza dell’uomo col suo bagaglio di sofferenza e di angoscia. E questo è possibile solo attraverso l’esperienza vissuta, ossia destrutturando tutti i discorsi teologici in forme pratiche di azione nel mondo.
A questo proposito, Papa Francesco auspica un rinnovato fervore apostolico nelle nostre comunità, nella consapevolezza che “la gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri”. Ecco che allora, il personale contributo economico in occasione della Gmm a favore delle Pontificie Opere Missionarie “è il segno di un’oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore”. Pungente è il tema vocazionale, non foss’altro perché, scrive il Papa, “dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione”. Una considerazione pertinente che se da una parte mette in evidenza il ruolo e soprattutto la dignità dei Christifideles laici, dall’altra dovrebbe indurre ad un serio discernimento. Se nel 1990 i missionari italiani erano oltre 24mila, oggi sono meno di 10mila, a riprova che la crisi vocazionale rappresenta una sfida che non può essere disattesa per la nostra Chiesa.

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