La violenza sessuale usata come arma? Un crimine di guerra

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Di Silvia Guzzetti

A Londra si è parlato, dal 10 al 13 giugno, di violenza sessuale come arma di guerra, durante il “Global summit to end sexual violence in conflict”. A farlo sono stati ministri degli esteri, delegati di governo, rappresentanti di organizzazioni internazionali, leader religiosi di 113 Paesi in tutto il mondo ma anche migliaia di cittadini comuni. A organizzare l’evento l’attrice Angelina Jolie e il ministro degli esteri William Hague. La collaborazione tra Jolie e Hague è nata dopo che il ministro ha visto il film “Terra di sangue e miele”, girato dall’attrice sui campi serbi dove avvenivano regolarmente stupri. Scioccato, Hague ha deciso di proporre all’attrice una campagna internazionale per fermare gli stupri e incriminare i responsabili di tali delitti.
Una storia. Polline Akello aveva 12 anni quando è stata rapita da forze ribelli del nord Uganda e nascosta nei boschi dove ha trascorso sette anni picchiata, violentata e affamata fino a che è arrivata al punto di sentirsi “un niente”. Oggi, che ha 24 anni e sta facendo domanda per studiare legge all’università, ha raccontato ai partecipanti del summit di Londra di essere rimasta incinta e di aver perso il suo bambino dopo dolori durati due settimane. Polline ha detto di aver visto giovani donne, come lei, stuprate e costrette a sposare soldati del terribile “Lord’s Resistance Amry” e poi partorire i loro bambini mentre correvano sotto gli spari di armi da fuoco. La ragazza è riuscita a scappare con l’aiuto dell’organizzazione “War child”, che protegge bambini che vivono nelle zone di guerra più pericolose, e della “Christian Counselling Fellowship”.
I rischi in Congo. I dati diffusi a Londra durante centinaia di incontri, che hanno permesso a cittadini comuni di incontrare ministri di governo e leader religiosi, parlano della Repubblica democratica del Congo come del posto più pericoloso per una donna se si considera che un rapporto del 2011 ha scoperto che 1,8 milioni di loro sono state violentate su una popolazione di 70 milioni. Tra le nazioni dove la sicurezza fisica delle donne non è protetta in modo sufficiente vi sono anche Ruanda, Sierra Leone, Liberia, Sri Lanka e Siria. Le violenze non escludono gli uomini e i bambini come si è sottolineato più volte al summit di Londra.
Guardare al futuro. Un protocollo per il futuro. La via del futuro, dopo la conclusione della tre giorni di Londra dedicata alle violenze sessuali in guerra, è stata tracciata da Angelina Jolie, che, in alcune interviste, non ha escluso la possibilità di terminare la sua carriera di attrice per dedicarsi alle missioni umanitarie. “Dobbiamo assicurarci – ha detto nel discorso conclusivo del summit – di rafforzare il protocollo che stabilisce i criteri per raccogliere le prove di questi crimini, incriminare i colpevoli e sostenere le vittime. Dobbiamo mettere i sopravvissuti in cima ai nostri sforzi non come vittime ma come persone forti e coraggiose che ci possono guidare nelle giuste scelte e dobbiamo unire i nostri sforzi per colmare le lacune nelle nostre leggi e nei nostri mezzi”.

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