Piano terra: il tema dell’oratorio estivo

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Sono in iniziate le vacane estive e si arricchiscono le opportunità per trascorrere le giornate in compagnia soprattutto per i ragazzi. Campiscuola, settimane insieme, pomeriggi e giornate… tante le proposte in diocesi per i ragazzi e i giovani, per rendere l’estate un tempo un tempo eccezionale, come lo definisce il percorso ACR ad esempio, perché ricco di occasioni di incontri, di giochi, di spazi per fare nuove esperienze.

In molte parrocchie si propone l’oratorio estivo, esso è un’opportunità per la comunità cristiana per non abbandonare a se stessi i bambini ed i ragazzi durante il tempo delle lunghe vacanze estive, ed anche per fare la carità grande di far loro conoscere il Signore, farli incontrare con Gesù, con la Chiesa. Proporre un tempo e uno spazio aperto e accogliente, ricco e stimolante, educativo, è certo faticoso e richiede impegno da parte di giovani e adulti, ma dobbiamo avere il coraggio di investire in questa opera così urgente: educare è un grande atto di amore e comporta il coinvolgimento di tutti. Papa Francesco nell’incontro con il mondo della scuola ci ha ricordato un proverbio africano che dice: “Per educare un ragazzo ci vuole un villaggio”. Ecco che tutti studenti, giovani, mamme, papà, nonni possono essere disponibili ad aiutare i più piccoli a crescere in umanità e nella fede. Le parrocchie per rendere gli oratori estivi una bella esperienza, sono ben lieti di accogliere queste disponibilità e sono aperti a tutti. Anche il tema dell’anno che guida l’esperienza dell’oratorio estivo, richiama perché no anche il proverbio africano, ponendo l’attenzione sull’abitare.

«E venne ad abitare in mezzo a noi» è il riferimento dello slogan «Piano terra» che da il titolo al percorso proposto.Vediamo cosa propone il percorso:

“C’è un piano che è quello di Dio, in cui la terra non è vuota ma abitata dall’uomo, cioè da chi sa riconoscerne il valore, da chi sa dare senso alle cose e nomi a situazioni e incontri. Dio ha voluto nel mondo l’umanità perché lo abitasse e quindi lo trasformasse, potendo dire «sono a casa»! Lasciare un segno stabile, insostituibile e del tutto personale in uno spazio che è il proprio spazio è ciò che significa abitare: noi lo proporremo ai ragazzi come stile di vita perché nessuno «si lasci vivere», ma ciascuno sia protagonista della sua vita, per crescere secondo la forma propria del Vangelo. Ha fatto così Gesù: è entrato in punta di piedi nel mondo ma poi, con la sua impronta e il suo passaggio, lo ha trasformato, e ora questo mondo non è più lo stesso! Anche i luoghi in cui abitiamo, a partire dalle nostre case, possono diventare più belli e più buoni se ciascuno fa la sua parte e usa la sua intelligenza, la sua energie la sua creatività, secondo un piano che è quello di Dio.

L’immagine della casa: La casa sarà l’immagine di un cammino che durerà tutta l’estate. Entreremo in una casa – che faremo sempre più nostra – e ogni settimana ci impegneremo a vivere uno dei suoi ambienti o tutti gli ambienti insieme.  Sperimentando l’abitare, nel senso della condivisione semplice e familiare, comprendiamo di essere tutti sullo stesso «piano».

Dal basso verso l’alto: Nel nostro cammino partiremo dal basso: ecco un’altra immagine dello slogan «piano terra». Non si può infatti vivere una vita piena in cui sentirsi sempre a casa, in cui lavorare e agire per il meglio, se si continuano a «costruire castelli in aria».

L’oratorio… una casa da abitare: Per fare tutto questo offriremo ai ragazzi una casa che è l’oratorio!”

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