Le Misericordie: sempre più difficile fare volontariato

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Di Benedetta Riga

Si sono riunite nel capoluogo toscano, dal 20 maggio al 1° giugno, per l’Assemblea nazionale, le Misericordie d’Italia, la più antica forma di volontariato sorta nel mondo, nate nel 1244 a Firenze, “per onorare Dio con opere di Misericordia verso il prossimo”. Hanno festeggiato i 770 anni di vita dell’Arciconfraternita fiorentina.

La forza del Movimento. Le Confraternite di Misericordia sono oggi nel totale 689, con oltre 700 sedi, diffuse su tutto il territorio nazionale, con presenze più forti al Centro e al Sud. Raccolgono circa 670mila confratelli. Di questi, un quinto è impegnato attivamente nei servizi assicurati grazie anche a 2.500 ambulanze e oltre 1.000 mezzi speciali. Svariati sono i campi in cui operano: dai servizi di emergenza medica ai trasporti sanitari, dalla donazione di sangue e organi alle onoranze funebri, ai servizi sociali e di assistenza per disabili, anziani e portatori di handicap. Le Misericordie sono attive anche sul fronte della protezione civile e con interventi a livello internazionale. Le Confraternite sono riunite in una Confederazione nazionale, fondata a Pistoia nel 1899, che dà voce all’intero movimento e offre alle singole Misericordie un’ampia serie di servizi e consulenze.

Una burocrazia “asfissiante”. Nel corso dell’Assemblea, è intervenuto il presidente della Federazione regionale delle Misericordie della Toscana, Alberto Corsinovi, che ha denunciato l’esistenza di una burocrazia asfissiante, “che obbliga tanti dei nostri volontari a inventarsi commercialisti, avvocati, esperti di sicurezza, piuttosto che fare quello che vorrebbero, cioè aiutare il prossimo. E questo a fronte di rimborsi da parte della Regione ormai divenuti insostenibili e inaccettabili”. Corsinovi ha spiegato: “Ogni punto di emergenza sanitaria territoriale della rete del 118 (in Toscana circa 140, tutti gestiti dal volontariato) riceve 88mila euro all’anno di rimborsi. Il Lazio, per lo stesso servizio, riconosce al volontariato 288mila euro, il Piemonte 325mila, la Lombardia 390mila. E se quella stessa postazione, con 18 operatori come viene chiesto a noi, il pubblico dovesse gestirla in proprio, con personale dipendente, spenderebbe 468mila euro. A cui andrebbero aggiunti i costi per il materiale: ambulanze, attrezzature, carburanti, ecc. Gli 88mila euro che ci vengono riconosciuti oggi sono gli stessi del 1999, con il semplice adeguamento Istat, a dispetto dei tanti adempimenti e oneri che si sono aggiunti da allora”.

Una delle forze più vive del Paese. Un grido d’allarme, condiviso dal presidente della Confederazione nazionale, Roberto Trucchi. Nel suo intervento di apertura ha sottolineato il “rinnovato coraggio per affrontare un presente difficile, che ci carica di una nuova energia con cui volgere lo sguardo al futuro” e ha rivolto un appello a tutto il volontariato e in particolare alle Misericordie, affinché l’impegno “sia sempre nel segno del servizio e della gratuità e mai orientato alla ricerca di uno status di prestigio personale”. Nel corso dell’incontro, è anche intervenuto Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima (la banca del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al non profit laico e religioso), che ha detto: “Le Misericordie sono una delle forze più vive del Paese. Quasi impossibile immaginare un modello di welfare che non metta a valore il patrimonio di credibilità e di servizio che hanno accumulato in secoli di attività”.

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