Papa Francesco “Il lavoro non è una merce, ma un dono che possiede dignità e valore”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Salvatore Cernunzio

“All’inizio della creazione, Dio ha creato l’uomo custode della sua opera, incaricandolo di coltivarla e di proteggerla”. Parte dalla originaria opera divina, Francesco per ricordare al signor Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, che il lavoro è “un dono” oltre che un dovere.

Francesco scrive in occasione della 103a Sessione della Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, avviata oggi a Ginevra fino al 12 giugno. E chiarisce sin dalle prime righe il punto di vista del Papa, e dunque della Chiesa, sul lavoro umano.

Il lavoro “è parte della creazione e continua il lavoro creativo di Dio”, scrive Bergoglio. Una verità questa che “ci porta a considerare il lavoro sia un dono che un dovere”, e che ricorda che esso “non è meramente una merce, ma possiede la sua propria dignità e valore”.

La Santa Sede, pertanto, apprezza il contributo dato dall’ILO per “la difesa della dignità del lavoro umano nel contesto dello sviluppo sociale ed economico attraverso la discussione e la cooperazione tra i governi, i lavoratori e i datori di lavoro”. “Tali sforzi – afferma il Santo Padre – sono al servizio del bene comune della famiglia umana e promuovono dovunque la dignità dei lavoratori”.

Una dignità che, nel mondo attuale, è più ferita e sminuita che valorizzata. La Conferenza di Ginevra si riunisce, infatti, “in un momento cruciale nella storia economica e sociale”, osserva Francesco. Un momento “che presenta sfide per il mondo intero”. Prima fra tutte la disoccupazione che “sta tragicamente espandendo le frontiere della povertà” e demoralizzando i giovani, al punto di perdere “la consapevolezza del loro valore” e sentirsi “alienati dalla società”.

Un altro grave problema è poi la migrazione di massa. “Già il notevole numero di uomini e donne costretti a cercare lavoro lontano dalla loro Patria è motivo di preoccupazione”, dice il Papa. Nonostante la loro speranza per un futuro migliore, queste persone “frequentemente incontrano incomprensione ed esclusione”. Per non parlare delle esperienze “di tragedie e disastri” che subiscono. Al posto del “lavoro dignitoso” agognato, i migranti oggi si trovano davanti solo “una certa globalizzazione dell’indifferenza”.

Cosa che li espone a seri “pericoli” quali “la tratta di esseri umani, il lavoro coatto e la riduzione in schiavitù”. Veri e propri orrori, secondo Papa Francesco, per cui non ci sono giustificazioni: “È inaccettabile – scrive nel messaggio – che, nel nostro mondo, il lavoro fatto da schiavi sia diventato moneta corrente. Questo non può continuare! La tratta di esseri umani è una piaga, un crimine contro l’intera umanità”.

Il Vescovo di Roma chiede dunque “di unire le forze e di lavorare insieme per liberare le vittime di tali traffici”, in modo da “sradicare questo crimine che colpisce tutti noi, dalle singole famiglie all’intera comunità mondiale”. Ora è il momento di agire, ora è il momento “di rafforzare le forme esistenti di cooperazione e di stabilire vie nuove per accrescere la solidarietà”, afferma.

Indica poi quanto è necessario per compiere questo tipo di lavoro: da “un rinnovato impegno a favore della dignità di ogni persona”, ad “una più determinata realizzazione degli standard internazionali sul lavoro”; da “una nuova valutazione delle responsabilità delle società multinazionali nei Paesi dove esse operano”, ad “uno sforzo coordinato per incoraggiare i governi a facilitare gli spostamenti dei migranti a beneficio di tutti”.

Dietro tutte queste iniziative dell’ILO per “promuovere la dignità della persona umana e la nobiltà del lavoro” c’è la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica che è guida e sostegno, ricorda il Papa. E conclude incoraggiando gli sforzi “nell’affrontare le sfide del mondo attuale, rimanendo fedeli a tali nobili obiettivi”. Infine, invoca “la benedizione di Dio su tutto quanto fate per difendere ed incrementare la dignità del lavoro per il bene comune della famiglia umana”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *