Le suore americane ascoltano… ma non indietreggiano

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lcwrpdi Damiano Beltrami

Il recente incontro a Roma fra le rappresentanti di un gruppo di suore americane, la Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), e il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, è solo l’ultimo passaggio di un dibattito le cui differenze di posizione sono spesso state messe in risalto dai media americani, e che la Chiesa vorrebbe ricondurre entro un quadro unitario. Ma andiamo con ordine. In America uno dei personaggi simbolo di alcune posizioni di Lcwr criticate dalla Congregazione è suor Pat Farrell, presidente del gruppo-ombrello che rappresenta l’80% delle religiose d’oltre Atlantico. Ferma restando l’ammirazione della Chiesa per la sua dedizione e per tutto il preziosissimo lavoro delle consorelle (suor Pat ha trascorso vent’anni in Salvador, lavorando con vittime della guerra, malati e donne tossicodipendenti), la Congregazione vaticana ha ritenuto poco opportuni alcuni incontri promossi da Lcwr in cui emergono posizioni improntate al “femminismo radicale”, posizioni “incompatibili con la fede cattolica”. Alcune delle oratrici di questi convegni in passato hanno per esempio affermato che la Chiesa aderisce a valori tradizionali che relegherebbero le donne in secondo piano.

Visioni divergenti. Rispetto alle “ferite” che si aprirebbero nel cattolicesimo americano discostandosi dagli insegnamenti e dalla comunione nella Chiesa, problematica emersa dopo un’indagine di tre anni, suor Pat Farrell, in una recente intervista sulla rete televisiva Cbs ha detto: “Per me questo atteggiamento riflette la paura per ciò che potrebbe accadere se nella Chiesa ci fosse una maggiore parità”. La religiosa ha anche spiegato che le suore americane vogliono avere maggior peso decisionale nelle parrocchie e nella gerarchia ecclesiastica (in passato Lcwr ha proposto il sacerdozio femminile). E nonostante abbia fatto voto di obbedienza alla Chiesa, Farrell non ritiene di averlo infranto: “La nostra prima obbedienza è verso Dio”, ha spiegato nella stessa intervista a Cbs. “Obbediamo a Dio, e la chiamata di Dio si esprime in molti modi, non si tratta solo dell’ortodossia e degli insegnamenti della Chiesa, benché questi ne siano legittimamente parte integrante”. E la religiosa ha poi aggiunto che in sostanza oggi le suore americane non amano più “avere uomini che dicono loro che cosa fare”.

Chiamata all’unità. Alla luce di questa divergenza, l’arcivescovo di Seattle, Peter J. Sartain, è stato incaricato già dal precedente Pontefice, Benedetto XVI, d’intensificare il dialogo con le religiose e di rivedere lo statuto di Lcwr nell’ottica di una migliore forma di collaborazione. Una decisione che è stata confermata da Papa Francesco. A più riprese con i media americani monsignor Sartain ha sottolineato la necessità di affrontare le differenze per non minare l’unità. “In un momento in cui la Chiesa sta combattendo negli Stati Uniti forti battaglie di valori sul terreno del matrimonio, della contraccezione e dell’aborto”, ha detto l’arcivescovo, “c’è bisogno del sostegno di tutti”.

“Nuns on the Bus”. Le suore replicano che su quei temi fondamentali non fanno particolari dichiarazioni pubbliche ma “si esprimono con i fatti”. La Conferenza episcopale Usa, tuttavia, reputa poco opportune altre uscite pubbliche delle religiose. Emblematica in questo senso è la storia della suora californiana Simone Campbell, che è anche avvocato, lobbista e direttrice di Network, un gruppo di religiose che sostengono con forza la nuova riforma sanitaria. Riforma però che è vista in modo assai cauto dalla Conferenza episcopale americana, perché prevede che i lavoratori dipendenti di qualsiasi ente abbiano un piano assicurativo che comprenda obbligatoriamente servizi tra cui il rimborso di contraccettivi, compresi quelli “di emergenza”, passibili di effetti abortivi (questo pone in una situazione molto difficile scuole e ospedali cattolici). Suor Campbell non è d’accordo e per far sentire la sua voce ha fondato il movimento “Nuns on the Bus” (suore sul pullman), con cui ha attraversato gli Stati Uniti per appoggiare la nuova legge che garantisce copertura sanitaria a fasce povere della popolazione sinora escluse. Il che le ha assicurato un intervento molto applaudito alla scorsa convention del Partito democratico.

Percorsi di riavvicinamento. Se in passato il precedente titolare della Congregazione per la dottrina della fede, l’americano monsignor William Levada, aveva parlato di “dialogo tra sordi” fra la stessa Congregazione e le religiose americane che fanno capo alla Lcwr, all’indomani dell’ultimo incontro, quello con il cardinal Müller del 30 aprile scorso, le religiose hanno dichiarato che c’è stato un dialogo “rispettoso e coinvolgente”. Nonostante le parole di Müller lascino trasparire che molte differenze permangono, e ribadita la stima che la Chiesa nutre per il lavoro che le religiose svolgono nelle rispettive comunità, sono in atto percorsi di riavvicinamento, auspicati a più riprese dall’arcivescovo di Seattle Sartain e dalla Conferenza episcopale Usa nel suo complesso.

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