Web & carta stampata una ricetta parte dal Piemonte

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Marco Bonatti

Web o carta stampata? Ormai da un ventennio chi fa informazione si dibatte in un “dilemma” che sta bruciando lettori e modificando nel profondo il mestiere di giornalista. Il Piemonte non ha trovato la soluzione a un problema mondiale ma è pronto per una scommessa “locale” che individua una via d’uscita, e di sviluppo.
Il 9 maggio al Salone del Libro, nello Spazio Sant’Anselmo ne hanno parlato il presidente nazionale della Fisc Francesco Zanotti, il direttore di Agd – Agenzia giornali del Piemonte – Chiara Genisio e Luca Rolandi, direttore del settimanale diocesano di Torino “La voce del popolo”. La scommessa è un’integrazione “intelligente”, giocata sulle sinergie e fondata sulla valorizzazione di quella risorsa fondamentale che sono le persone.

Un “portale” dei settimanali cattolici piemontesi. Chiara Genisio ha presentato in anteprima la “app” che sarà disponibile tra pochi giorni sull’Apple Store e nell’edicola mediale San Paolo: un “portale” che introduce al mondo dei settimanali cattolici piemontesi e permette di accedere a una realtà varia, complessa e però omogenea, capace di “raccontare” l’intero territorio regionale. La app dà corpo e voce alla realtà di gran parte dei settimanali diocesani del Piemonte, permettendo di mettere in relazione notizie locali e servizi che “fanno opinione” per il territorio subalpino.
Genisio (che è anche vicepresidente nazionale della Fisc) ha ricordato che i settimanali cattolici diffondono in regione circa 200mila copie a settimana: più di quante ne venda al giorno il maggior quotidiano che si stampa a Torino. Ma il senso della app non consiste solo nel servizio che si vuole offrire: si tratta anche di cominciare a costruire un percorso comune, una “sinergia” tra le diverse testate, le redazioni e gli altri apparati (stampa, pubblicità, grafica…) che finora hanno camminato, sostanzialmente, ciascuno per conto proprio.

La sinergia targata Torino. L’esperienza di Torino è stata presentata da Luca Rolandi: qui il primo livello di sinergia deve realizzarsi all’interno della diocesi, dove esistono due settimanali cattolici, “La Voce del Popolo” e “Il Nostro Tempo”, giornale culturale diffuso soprattutto ma non esclusivamente in Piemonte. Il progetto che andrà a regime nei prossimi mesi prevede la creazione di un sito di informazione che ospita insieme le notizie e gli articoli dei due giornali, permettendo di intervenire in quel “tempo reale” che solo la Rete può garantire.
Ma proprio il “ciclo continuo” delle notizie in rete – ha ricordato Rolandi – intende riportare il lettore alle “notizie di carta”; e anzi il sito vuole essere l’opportunità che si mette a disposizione della comunità cristiana torinese per raggiungere anche quel pubblico, soprattutto giovanile, che al momento è lontano e assente, tanto dalla lettura del cartaceo che dall’esperienza di vita ecclesiale.

Lo scenario nazionale e le attese della Fisc. Francesco Zanotti, presidente nazionale della Fisc, ha “incorniciato” le nuove esperienze piemontesi nello scenario nazionale in cui attualmente i settimanali cattolici sono coinvolti.
La Fisc, insieme con le altre associazioni che rappresentano i settori dell’informazione italiana, è impegnata nel confronto con il Governo per definire il piano dei contributi all’editoria ma – più ancora – per difendere quelle caratteristiche di pluralismo informativo che sono il cuore della libertà di stampa (e della libertà tout court) in questo Paese.
La questione, afferma con convinzione Zanotti, “è politica”. Non si tratta soltanto, infatti, di discutere di quote e percentuali di contributi in ragione della diffusione sul territorio: ma di riconoscere la realtà che solo tutelando il pluralismo dell’informazione si tiene in piedi la democrazia, la cui ossatura è la libera circolazione delle notizie e il dibattito aperto, non certo la realtà di alcuni grandi monopoli che, in nome del “mercato” controllano la circolazione di tutti i contenuti informativi (in Italia questa situazione è particolarmente grave e pesante perché sbilanciata da una legge sulla televisione che favorisce, appunto, i monopoli e finisce per condannare, nella redistribuzione degli investimenti pubblicitari, proprio la realtà articolata dei “piccoli”). È invece dal territorio, tanto sul web come nella carta stampata, che il giornalismo ha sempre trovato la linfa vitale di cui nutrirsi. “Oggi – ha detto al Salone il presidente della Fisc – stiamo correndo il rischio di una Babele informativa, dove il mestiere di giornalista è svilito tanto in termini contrattuali quanto di immagine. Chi sono, quanti sono i giovani che vogliono diventare giornalisti oggi, quando passa l’idea che le notizie si possano fabbricare in automatico, grazie alla potenza di calcolo di qualche ‘aggregatore’?”.

Ripartire dal territorio. La ricetta, e la scommessa, dei settimanali cattolici italiani intende invece ripartire dalla realtà del territorio, dove l’integrazione tra carta stampata e web è una realtà concreta, quella delle persone dei giornalisti e di chi lavora nella “catena informativa”: gente capace di cambiare attitudini e modi di lavoro, ma capace anche di “ascoltare” e dare voce a quel territorio che rischia invece di essere sempre di più snobbato e strumentalizzato, nel tempo della comunicazione che si vuole globale. Nei prossimi giorni, ha annunciato ancora Zanotti, la Fisc insieme con le altre associazioni, presenterà al Governo una serie di proposte per il sostegno al pluralismo informativo e all’editoria del territorio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *