Don Roberto Traini: “Davide ci ha insegnato il vero valore della vita”

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Roberto Traini

A una settimana dalla nascita in cielo di Davide, pubblichiamo una riflessione del vice parroco di Cristo Re, Don Roberto Traini che, anche alla luce del cammino che stavano facendo insieme in preparazione alla cresima, ci invita a rimanere in quella speranza che è frutto della fede.

Davide si era preparato alla cresima con noi, da Gennaio ci incontravamo una volta a settimana e lui veniva sempre.
Il gruppo dei cresimandi è diventato un gruppo molto legato, ed io credo che la sua morte li abbia uniti molto. Abbiamo affrontato un evento tragico, ma al suo interno stiamo scoprendo che ogni morte non è invano, come non è stata vana la morte di Cristo. E questa, in particolare, è stata così inspiegabile da apparire immotivata, assurda, ma confidiamo che porterà i suoi frutti, se saremo in grado di accoglierli e riconoscerli. Frutti di speranza, anche alla luce della fede. Ad esempio, mi ha stupito come i ragazzi abbiano desiderato incontrarsi e pregare in questi giorni. Sono stati loro ad insistere per rivederci subito dopo la cresima e sono stati loro a volere e preparare la veglia.

Più volte in questi giorni mi è tornata alla mente quella parola che dice: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo” (Sal 118, 22).
E questo perché Davide non era una persona che amava mettersi in mostra,  non si comportava in modo da stare al centro dell’attenzione, ma restava piuttosto un po’ ai margini del gruppo; era uno tra i tanti ragazzi, eppure tutti loro ora riconoscono che Davide è stata la persona più importante del cammino di quest’anno.
La storia di Davide ci insegna anche ad aprire gli occhi sul vero valore della vita, indipendentemente dall’immagine che ciascuno può dare di sé, da quanto sa farsi notare all’interno del gruppo. Ci insegna ad essere attenti anche a coloro che restano umilmente ai bordi, e che perciò ci abituiamo a non notare, che trascuriamo senza neanche accorgercene.

La cresima, il giorno dopo il funerale, è stata vissuta da tutti in maniera diversa, con grande consapevolezza. Davide è stato ricordato nella semplicità.
Abbiamo semplicemente letto la lettera scritta dai ragazzi e deposto un mazzo di fiori sul posto che avrebbe dovuto occupare quel giorno.
È stato anche un modo per testimoniare quanto aveva desiderato essere presente e ricevere il dono dello Spirito.

Mi piace rileggere un episodio non secondario.
Ciò che la comunità parrocchiale ha dovuto affrontare  nelle scorse settimane ha davvero corrisposto agli eventi celebrati di quei giorni: Davide ha vissuto la Pasqua di Cristo.
Nella notte di Pasqua, Davide ha partecipato, da ministrante, alla veglia pasquale.
E ciò che ha vissuto sotto i segni della liturgia quella sera, lo ha affrontato qualche giorno dopo come esperienza di vita: come nella Veglia ha attraversato il buio della chiesa con la luce del cero pasquale in mano, così egli ha attraversato il buio della morte sostenuto dalla luce della fede.
Così, come le luci della chiesa si sono accese ed è tornata, in tutto il suo splendore, la luce, allo stesso modo Davide si è lasciato il buio alle spalle, entrando nella luce dell’Amore di Dio, a cui ora è unito e che contempla.

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