Una generazione web

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ITALIA – L’assessore regionale Valentina Aprea ha spiegato recentemente i vantaggi del progetto Generazione web, che ha permesso al 57% delle scuole statali lombarde di avere “classi che lavorano in ambienti di apprendimento digitali.

Questo vale anche per il 38% delle scuole paritarie e il 54% dei centri di formazione professionale accreditati”. Tradotto in cifre assolute – come riferisce Tuttoscuola – i progetti Generazione web Lombardia per gli anni scolastici 2012/13 e 2013/14 hanno coinvolto 425 scuole statali di secondo grado su un totale di 735, 142 paritarie, sempre di secondo grado, su 371 e 122 Centri di formazione professionale su 226.
Generazione web è partito, infatti, nel 2012/2013, prevedendo una serie di interventi per adeguare gli ambienti di apprendimento e della didattica al mondo digitale: formazione dei docenti, fornitura di tablet agli studenti e di strumenti collettivi per le classi, e anche premialità per le migliori esperienze di realizzazione del materiale didattico, di innovazione nelle valutazioni, nel rapporto scuola famiglia.
La Giunta lombarda ha disposto un investimento complessivo di 27 milioni (15 previsti con i due bandi precedenti e 12 anticipando l’utilizzo delle risorse per l’anno scolastico 2014-2015) a sostegno della digitalizzazione delle scuole pubbliche, statali e paritarie, e dei centri di istruzione e formazione professionale accreditati.
Insomma, la Lombardia si muove. E sarebbe interessante avere presto qualche riscontro efficace a proposito dell’impatto di tanto sforzo sui risultati di apprendimento. Certo è che il primo passo resta quello della formazione. A cominciare da quella dei docenti, per i quali non basta certo avere a disposizione materiale tecnologico (i tablet, ma si pensi anche alle Lim, già abbastanza diffuse) né una sommaria istruzione sul “come” si usa. Il vero problema è quello di affrontare i temi di una didattica rinnovata e di come sia possibile conciliare/migliorare, all’interno di un contesto mutato, la qualità del processo di insegnamento/apprendimento.
Formazione, dunque, che pure la Regione promette.
Intanto c’è un altro passaggio di queste settimane che accelera il passo verso l’innovazione, anche se conserva elementi di criticità. Si tratta della circolare sui libri di testo, che in sostanza dall’anno scolastico 2014/15 autorizza le scuole a produrli in proprio e accelera l’insistenza sui materiali digitali. Un’ipotesi affascinante (e per alcune sperimentazioni già avviata): ciascuno si produce i propri materiali didattici. Per abbattere la spesa? Forse. Per valorizzare la creatività, per promuovere le buone pratiche, per offrire sempre migliori strumenti al processo scolastico, vogliamo pensare.
La questione è complessa e andrebbe approfondita. Una riflessione però si può fare subito: a parte la distanza tra l’orizzonte ideale e la situazione concreta, viene da chiedersi se il pensiero sui libri di testo in generale non sia viziato dal pregiudizio che siano solo un costo. Come se – e fatte salve le esagerazioni di una certa editoria – chi li produce fosse del tutto estraneo alla scuola, avulso dai processi di insegnamento/apprendimento per i quali propone risorse mirate (cartacee e digitali, ormai). Bene immaginare di avere prodotti “più vicini” alle classi, bene l’idea di migliorare la strumentazione per fare scuola, ma attenzione a non buttare il bambino con l’acqua sporca.

 

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