Strage, archivi accessibili

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bresciaDi Luciano Zanardini
L’annuncio del premier Renzi sull’abolizione del segreto di Stato ha piacevolmente colto un po’ tutti di sorpresa. E quando si parla di segreto di Stato spesso si è quasi portati a pensare a chissà quali retroscena… Forse perché la fantasia degli italiani non manca, così come il normale ricorso alle dietrologie.
In realtà, già nel 2007 era stata approvata la legge che fissava i limiti temporali del segreto di Stato, da un minimo di 10 anni a un massimo di 30. Il decreto applicativo della legge è stato emesso poi dal governo Monti. Di fatto, come ha ricordato in questi giorni il presidente di “Casa della Memoria”, Manlio Milani, il segreto di Stato quindi non c’era più. Il punto è comprendere se con questo passaggio si vuole accelerare la soluzione dei problemi, ma per farlo bisogna intervenire sugli archivi.
A Brescia, nella lunga vicenda giudiziaria di piazza della Loggia, il segreto di Stato non è mai stato posto, ma gli ostacoli alle indagini non sono mancati. Il segreto di Stato oggi non può essere opposto a procedimenti giudiziari su atti eversivi, ma la desecretazione può avere valenza per gli archivi storici: chi, infatti, vuole fare una ricerca può ancora incontrare problemi di accesso. Più facile, quindi, in questi archivi segreti trovare le spiegazioni storiche (la verità storica) piuttosto che riuscire a cogliere nuovi aspetti utili alla risoluzione giudiziaria. Brescia ha fatto da apripista con l’informatizzazione degli atti sulla strage di piazza della Loggia, seguita poi da Milano per piazza Fontana e per l’attentato alla Questura.
È quindi opportuno favorire la conservazione dei documenti e la possibilità, da parte dei cittadini, di accedere a questi documenti. La verità storica, soprattutto a Brescia a 40 anni di distanza, non è mai stata in discussione. E anche l’ultima sentenza, in materia, ha ribadito il ruolo esercitato dallo stragismo di estrema destra. Ben venga nel Paese delle stragi e dei processi interminabili un po’ di chiarezza. Non è, però, corretto alimentare chissà quali aspettative, soprattutto per il rispetto che si deve alle vittime (fisiche e morali) di queste tragedie, vittime che hanno pagato a caro prezzo l’ideologia che si è servita delle armi e del terrore.

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