Verso il Meeting di Grottammare con il direttore di Zenit Antonio Gaspari

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imageROMA – Il primo meeting dei giornali cattolici on line si terrà dal 12 al 14 giugno a Grottammare. Per la prima volta le più importanti realtà cattoliche presenti in rete si incontreranno per confrontarsi, scambiare esperienze e individuare strategie comuni.

L’incontro è aperto a tutte le realtà pagine, blog, siti, radio, tv, presenti in rete o diffuse in forma stampata o via etere. Per conoscere più nel dettaglio cosa accadrà durante il meeting, nelle prossime settimane intervisteremo giornalisti, direttori di testate ed altre persone che a vario titolo parteciperanno all’evento. Iniziamo con l’intervista ad Antonio Gaspari, direttore di Zenit, una delle principali realtà che collaborano per la realizzazione di questo importante evento.

Durante la presentazione del meeting, lei ha detto che questo evento è nato durante una passeggiata. Ci può spiegare meglio cosa intendeva?

Eravamo a San Benedetto del Tronto, insieme al capo redattore del giornale diocesano “L’Ancora”, Simone Incicco. Stavamo riflettendo sul perché Papa Francesco avesse così tanto successo dal punto di vista comunicativo. Discutevamo anche di come riuscire a fare comunicazione evitando la tentazione della cattive notizie, degli scandali, delle denuncie, degli attacchi e delle critiche. Ci siamo interrogati se e come era possibile fare un informazione basata sulle buone notizie. Come far crescere un giornalismo di inchiesta che raccontasse di grandi ideali, di storie eroiche, di larghi orizzonti…

Eravamo anche un po’ annoiati dei racconti di un cristianesimo, troppo intellettuale, con una impostazione moralistica e con poca carità. Abbiamo sentito il desiderio di raccontare dell’incontro delle persone con Cristo e dell’amicizia come dono di Dio. Ci siamo chiesti anche come fossero piccoli i nostri progetti di fronte ad una tecnologia telematica che sta assumendo dimensioni galattiche. Abbiamo sentito la necessità di sfidarci e di chiamare a raccolta tutti gli amici che lavorano nella comunicazione, per discutere come favorire e diffondere la cultura dell’incontro proposta da Papa Francesco. Così abbiamo pensato ad un meeting nazionale, invitando però anche ospiti internazionali.

Lei è stato l’ideatore del titolo della prima edizione del meeting “Pellegrini nel cyberspazio”. Cosa l’ha spinta a formulare proprio questo titolo?

Coscienti o no, ogni persona compie una cammino terreno con grandi aspirazioni nel cuore. È vero che ognuno cerca l’infinito. In questo cammino siamo tutti pellegrini che cercano amore, felicità, gioia, senso, amicizia, famiglia, conoscenza, fratellanza, condivisione, buon vivere. Il cyberspazio è la dimensione più vicina ad una forma di comunicazione che non si ferma al sistema solare, ma che ha le potenzialità per comunicare con l’intera galassia. In questo pellegrinaggio ci siamo tutti credenti e non. Mi è sembrata l’immagine più consona all’idea di meeting che avevamo pensato.

Lei fa parte della squadra di Zenit da quando è nata, prima come inviato e poi come direttore editoriale. Alla luce della sua esperienza, quali sono i limiti e le risorse della stampa cattolica?

Le risorse sono enormi, direi senza limite. ZENIT è nata 16 anni fa, con un investimento di appena trentamila dollari. Si trattava di un’unica edizione in spagnolo spedita via mail a circa 400 utenti. Oggi usciamo ogni giorno in sette lingue (italiano, inglese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese e arabo).

Pubblichiamo una media giornaliera tra le 75 e le 100 notizie via mail. Sono più di 500mila i sottoscrittori. Spediamo circa 16 milioni di mail al mese. Abbiamo un pubblico che frequenta la nostra pagina WEB (www.zenit.org) e le nostre pagine su Facebook e Twitter. Il venerdì santo della scorsa settimana le visualizzazioni sulle nostre pagine Facebook hanno superato i tre milioni di utenti.

Non sono molto bravo nelle critiche. Se devo pensare ai limiti della stampa cattolica, posso dire che a volte sembra che manchi il coraggio e la convinzione delle grandi visioni. Pur essendo più ardimentosa della stampa che gioca sulla cronaca nera e sugli scandali, l’editoria cattolica dovrebbe osare di più.

La stampa cattolica è più facilmente diffusa fra gli adulti rispetto alle generazioni più giovani. Cosa si può fare secondo lei per raggiungere anche questa importante fascia d’età?

La prima cosa da fare è offrire ai giovani la possibilità di entrare in redazione per raccontare e scrivere delle aspirazioni della nuova generazione. Nella redazione di ZENIT ci sono giovani liceali e universitari ai primi anni che scrivono articoli, fanno interviste, recensiscono libri, film, mostre, concerti.

Non è giusto che persone adulte continuino a scrivere cosa dovrebbero fare i giovani. Va bene proteggerli e sostenerli nella crescita, ma bisogna incoraggiarli e cercare di alimentare in grande libertà la loro sete del vero del buono e del bello.

Nella redazione di ZENIT abbiamo chiesto ai giovani di scrivere e raccontare della loro generazione. Li abbiamo aiutati con amicizia, facendoli sentire parte della compagnia della buona notizia. La collaborazione con i colleghi più esperti li sta facendo crescere spingendoli a volare sempre più in alto.

La tecnologia telematica ci sta aiutando, perché analizzando il pubblico che frequenta le pagine di Facebook per esempio, abbiamo constatato che l’età di chi segue e interviene di più va dai sedici fino ai 32 anni.

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