Contro la cultura della mafia lo slancio del Papa

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
francorobertiDi Alessandra Gaetani
Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti analizza il ruolo della Chiesa nel combattere la mafia. E non solo: il valore della Costituzione, l’importanza di un processo celebrato in tempi ragionevoli. Inoltre uno sguardo all’Europa. Il Trattato di Lisbona prevede, infatti, la figura del Procuratore europeo. Lo Stato poi deve decidere se, anziché continuare a pubblicizzare il gioco d’azzardo, che sviluppa le ludopatie, non sia meglio contrastare più efficacemente l’evasione fiscale, per risanare il bilancio.
Chiesa e lotta alle mafie. Che ruolo ha la Chiesa nel contrastare le mafie? E che ruolo ha avuto?
“Occorre distinguere la parte che ha avuto da quella che ha e che potrebbe avere. Fino a qualche tempo fa il ruolo della Chiesa ufficiale è stato carente, non l’impegno di singoli sacerdoti che a volte hanno dato anche la vita. A mia memoria la Chiesa ufficiale non ha preso una posizione netta fino all’intervento del cardinale Salvatore Pappalardo a Palermo dopo l’omicidio del generale Dalla Chiesa e di sua moglie Emanuela quando pronunciò la ‘omelia di Sagunto’. Però la voce di Pappalardo rimase isolata. Come il monito a braccio di Giovanni Paolo II nel 1993 nella Valle dei Templi di Agrigento, dopo l’incontro con i genitori del giudice Livatino. Alcuni preti calabresi come don Giovanni Stilo, arrestato nel 1984, erano collusi. Con gli omicidi di don Pino Puglisi nel 1993 e di don Giuseppe Diana nel 1994, due autentici martiri, c’è stata una presa di coscienza. Nel 2009 la Cei ha approvato un documento molto forte ‘Per un Paese solidale – Chiesa italiana e mezzogiorno’ dove le associazioni mafiose sono bollate come strutture di peccato. Adesso c’è un rinnovato slancio con Papa Francesco. La mafia è anche un fenomeno culturale sul quale l’insegnamento morale della Chiesa può intervenire molto efficacemente. A volte i mafiosi si atteggiano a buoni credenti e praticanti e questo trae in inganno. Il mafioso si mostra devoto per scopi strumentali. In ogni caso è un criminale che deve essere condannato alla giusta pena ed espiarla. Può anche avere il perdono della Chiesa e delle sue vittime. Però ci deve essere un percorso di conversione da verificare”.
Tutti siamo chiamati alla legalità. Papa Francesco parla di una reciproca illuminazione tra la fede e i valori umani che devono camminare insieme in uno spirito di servizio.
“È quello che serve nel rapporto tra la Chiesa e le mafie: un recupero dei valori umani. I mafiosi ne sono la negazione”.
I tempi lunghi dei processi fanno scattare la prescrizione. La Costituzione contiene un potente mezzo.
“L’articolo 111 recita che il processo deve essere celebrato in tempi ragionevoli e nel contraddittorio delle parti. È il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di una giustizia al servizio. La loro mancata realizzazione è un regalo alle mafie. Attuarli nelle leggi ordinarie, nell’organizzazione istituzionale, nelle prassi operative le contrasterebbe in modo efficace. Ogni tipo di processo deve funzionare. La corruzione è uno degli strumenti a cui più spesso ricorrono i mafiosi. Evitare la prescrizione significa contrastare un fenomeno devastante. Il ministro Orlando insiste sulla riforma del processo civile. Nonostante gli interventi degli ultimi dieci anni, dura ancora troppo”.
Le cause del mancato sviluppo passano anche attraverso la tutela dei diritti. Nelle meditazioni della Via Crucis di quest’anno al Colosseo si parla del “Pesante legno della crisi”, prodotto di tante ingiustizie e causa di gravi conseguenze.
“Lo sviluppo corretto, trasparente e duraturo è un antidoto al potere mafioso che approfitta della crisi economica per riciclare nelle imprese in difficoltà. Se l’economia è risanata, allora è anche più impermeabile alle infiltrazioni dei capitali mafiosi. Un processo civile efficace incoraggia gli investitori e aumenta la fiducia nei mercati”.
Uno sguardo all’Europa per contrastare la criminalità organizzata. Si parla di una Procura Europea per reati transnazionali.
“Il Procuratore europeo è previsto dal Trattato di Lisbona del 2007 sul funzionamento dell’Unione Europea, un obiettivo per perseguire i reati transnazionali che ledono gli interessi finanziari dei Paesi dell’Unione. Presuppone una serie di adattamenti ordinamentali processuali di grande rilievo. Senza un’efficace cooperazione non si va da nessuna parte perché il crimine valica i confini. Altrimenti i capitali illeciti vanno a collocarsi e riciclarsi nei Paesi in cui c’è minore pressione investigativa e gli ordinamenti sono più deboli. I prodotti contraffatti ne sono la dimostrazione e portano un grave danno all’economia”.
I vescovi italiani e le comunità ecclesiali sono impegnate a contrastare le ludopatie. Pesa inoltre sulla società italiana, il fenomeno dell’evasione fiscale.
“Il gioco d’azzardo legale dà dipendenza e porta i giocatori a indebitarsi, a rivolgersi agli usurai. Si potrebbe intervenire meglio sull’evasione fiscale ed evitare di pubblicizzare il gioco per aiutare lo Stato. L’evasione fiscale è il fenomeno in assoluto più grave di sottrazione di masse finanziarie. Non solo i 150 miliardi di cui si parla, credo siano molti di più. Se lo Stato potesse recuperare solo un terzo di quei soldi, avrebbe risolto tutti i suoi problemi. Potrebbe investire nello sviluppo, nella ricerca, sulla tutela dei livelli occupazionali, la sanità e la scuola. Questo è il punto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *