Oltre l’arte di arrangiarsi

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Di Alberto Campaleoni

“Sono il signor Wolf, risolvo problemi”. Chi può dimenticare la scena e la battuta mitica di Pulp fiction, grande film di Quentin Tarantino? I due maldestri protagonisti devono chiedere aiuto per sistemare un guaio (un omicidio in auto) e chiedono aiuto al capo che invia, appunto, il “signor Wolf”. Questi si presenta alla porta con la famosissima frase ricordata sopra.
Beh, gli studenti italiani sono bravi come Wolf, “risolvono problemi”, almeno a giudicare dai risultati dai test Ocse-Pisa, un’indagine su “Competenze degli studenti alle prese con i problemi della vita quotidiana” (svolta nel 2012 e presentata all’inizio di questo mese) cui hanno partecipato 44 Paesi. Nel problem-solving, cioè la risoluzione di problemi che richiedono un approccio più pragmatico e adattivo che teorico e di routine, gli studenti italiani si piazzano nella parte alta della classifica, superando i coetanei di tanti altri Paesi e mantenendosi al di sopra della media dei partecipanti. E tra i quindicenni (questa l’età degli studenti) italiani, quelli delle regioni del Nord-Ovest – Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta – spiccano per risultati, sfiorando il tetto della classifica.
L’Italia si piazza al 15° posto, su 44. In cima alla classifica dell’Ocse, manco a dirlo, ci sono i Paesi asiatici: Singapore (con 562 punti), Corea e Giappone. Poi seguono le regioni più sviluppate della Cina: Macao, Hong Kong, Shanghai e Taipei, che sopravanzano Canada e Australia. Guardando all’Europa, al primo posto si piazza la Finlandia, con 523 punti, mentre l’Italia, considerando il Vecchio Continente è al sesto posto con 510 punti, sopravanzando, ad esempio, la Germania, “ferma” a quota 509. Se si considerano i ragazzi italiani del Nord Ovest, i punti totalizzati sono addirittura 533.
Buone notizie, dunque, che “consolano” per i risultati non così brillanti nelle performance in lettura, matematica e scienze, di cui sempre i test internazionali sono spesso giudici impietosi. Il problem-solving, peraltro, sembra essere ben più importante delle “semplici” conoscenze. Spiega l’Ocse che nelle società moderne “tutto è problem-solving”. La nostra è una società che cambia in fretta e proprio “i cambiamenti nella società, l’ambiente e la tecnologia fanno sì che il contenuto di conoscenza applicabile evolve rapidamente”. E, allora, diventa decisiva la capacità di “adattarsi, di imparare, il coraggio di provare nuove strategie ed essere sempre pronti ad imparare dai propri errori”. Sta qui la chiave del “successo”, che vuol dire anche – e forse soprattutto – farsi trovare pronti e “attrezzati” nel campo del lavoro. Sempre l’indagine segnala, infatti, che nell’area Ocse per chi ha buone capacità di soluzione dei problemi si registra una crescita nella variazione dell’occupazione. In sostanza, ci sono più opportunità.
“Risolvere problemi”, dunque. A ben vedere – per entrare solo per un momento nello “scolastichese” – è qui il significato profondo del termine “competenze” così in voga nella scuola di oggi e declinato a diversi livelli nei documenti scolastici. L’Ocse questa volta – ci si perdoni la semplificazione – va all’essenziale. E questo problem-solving, un po’ sorridendo, fa venire in mente la tanto celebrata – nell’immaginario collettivo – italica “arte d’arrangiarsi”. Insomma, sempre sorridendo (ma con la consapevolezza che le questioni sono serie): da Quentin Tarantino, a Totò.

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