Parrucchiere ad Aleppo sotto le bombe

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Di Daniele Rocchia
Si alza tutte le mattine molto presto per aprire il suo negozio, situato nella zona centrale di Aleppo, in un quartiere a maggioranza cristiana, con la speranza di poter guadagnare il necessario per vivere. Aleppo, detta la “città grigia”, per via del caratteristico colore delle case costruite con roccia calcarea, martoriata metropoli siriana, è da mesi al centro di feroci combattimenti tra le forze ribelli e l’esercito regolare del presidente Bashar al Assad. Una violenza che strangola la vita dei suoi abitanti soprattutto di quelli più giovani, come Tarzian Vrej, che di mestiere fa il parrucchiere, come dimostra la cura con cui è sistemata la sua chioma nera, brillante di gelatina. Ventisette anni, cattolico di rito armeno, Tarzian sperimenta ogni giorno sulla sua pelle cosa significa vivere in una città assediata.
 
“Quel dieci per cento”. “Anche se in questi ultimi mesi la situazione sembra migliorata, l’acqua e l’energia elettrica vengono razionate – racconta il giovane – e quindi sono costretto ad arrangiarmi. Per fare lo shampoo o asciugare i capelli ai miei clienti devo usare dei generatori elettrici o prendere l’acqua in quelle chiese o scuole dove sono stati scavati dei pozzi. Quando poi sento volare bombe o fischiare proiettili chiudo tutto in fretta e corro a casa per trovare riparo”. Nonostante il suo lavoro sia “diminuito del 90%”, “la gente – dice – non esce più di casa come prima per paura che possa cadere una bomba, un missile o arrivare una pallottola, molti, poi, sono andati via e non ci sono più tanti soldi”, Tarzian prova ad andare avanti. “Oggi mi accontento di questo 10% che mi permette ancora di vivere. Non posso certo dire di essere felice ma nemmeno triste. Nonostante tutte le difficoltà nutro la speranza in un futuro di pace per tutti i siriani. E cerco di trasmettere questo stato d’animo ai miei amici e ai giovani che sono con me nel gruppo della parrocchia”. Tarzian, infatti, è anche impegnato con i giovani della sua parrocchia, la Santissima Trinità. La chiesa parrocchiale è stata colpita per tre volte da missili e bombe, e sempre durante le Messe. La cupola ha retto all’urto così come la fede della gente che continua numerosa a partecipare alle celebrazioni. Insieme alla sua fidanzata anima un gruppo di 65 giovani con i quali ha fondato, nell’agosto 2013, un gruppo di ballo. Danze tradizionali armene, in repertorio, ma anche latino-americani e flamenco. “La musica e il ballo ci aiutano a far entrare un po’ di luce nelle nostre vite annerite da tanta violenza insensata”. Una grande forza arriva soprattutto dalla fede: “Cerco di fondare la mia vita sulla Parola perché questa non c’inganna mai. Le difficoltà sono tante ma so che prima o poi tutto questo finirà e tornerà la pace. Coltivare questa certezza è il primo obiettivo che ricerchiamo nei nostri incontri mensili di spiritualità che registrano un gran numero di presenze”.
Continuare a sognare. Ritrovarsi per parlare, pregare, ballare, ascoltare musica è per questi giovani l’estremo tentativo di ritagliarsi un tempo e uno spazio di normalità, prima di tornare a correre in strada per rientrare il prima possibile a casa evitando d’incorrere in pericoli. La normalità costa cara oggi ad Aleppo. “I giovani siriani – spiega Tarzian – sono sconvolti dalla guerra che ha cambiato completamente le loro vite e i loro progetti. Non possiamo più fare ciò per cui abbiamo lavorato, studiato, ma dobbiamo adattarci a questa guerra senza rassegnarci. Dobbiamo continuare a lavorare facendo ciò che è possibile cercando di ottenere il massimo da quello che offre la situazione. Sono stato a Beirut ed ho incontrato dei miei amici siriani che si sono rifugiati lì. Piangono pensando alla loro terra dove vogliono tornare quanto prima. Non vogliono recidere le radici con la Siria. Ognuno di noi ha dei sogni. Il loro adesso è quello di tornare per ricostruire”. Ricostruire: un termine che sembra essere scomparso dal linguaggio dei siriani ma che invece continua ad essere accarezzato, coccolato, difeso come un bene prezioso così come l’altra parola, “sogno”. Nell’Aleppo di oggi, assediata e martoriata dalla violenza, c’è ancora spazio per sognare. “Il mio sogno?” Gli occhi neri di Tarzian si fanno ancora più vivi, e con un sorriso risponde: “Sposarmi e avere dei figli. Mi sono fidanzato ufficialmente lo scorso Capodanno. In questa situazione di guerra è difficile realizzarlo ma se il conflitto dovesse durare ancora molto allora ci sposeremo lo stesso. Continuare a sognare un futuro, oggi in Siria, è il primo passo per ricostruirla, ed io ce la metterò tutta”.

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