Gerusalemme, Pasqua al check point

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Valichi e posti di blocco chiusi con la Cisgiordania e tra la zona araba (Est) di Gerusalemme e la Cisgiordania, in occasione della Pasqua ebraica (Pesach), che si celebra dal tramonto del 14 aprile, fino al 22, e che quest’anno coincide con quella cristiana. Israele, infatti, ha adottato misure restrittive così che dei 50mila palestinesi cristiani dei Territori, quindi non residenti a Gerusalemme, solo 10mila circa potranno recarsi nella città santa per partecipare ai riti della Pasqua che cattolici e ortodossi festeggeranno insieme.
Motivi di sicurezza alla base della scelta israeliana di limitare i permessi ai palestinesi che così si vedono negare il diritto di pregare sui Luoghi della loro fede, una palese violazione della libertà religiosa come denunciato da diversi leader cristiani in questi giorni. E nella Terra solcata da milioni di pellegrini, dove è Pasqua tutti i giorni, è davvero assurdo. Ebrei e cristiani che festeggiano insieme la Pasqua, ciascuno secondo la propria religione, sono divisi dalla Pasqua stessa. Possono motivi di sicurezza, necessari per Israele a garantire un sicuro svolgimento dei riti ebraici della Pesach, penalizzare il diritto alla libertà religiosa e di culto dei cristiani di Terra Santa?
Tanti vincoli e divieti svuoteranno il Santo Sepolcro da quei fedeli locali che sono i discendenti della prima comunità cristiana. La loro assenza genera un senso di tristezza che cresce con l’approssimarsi della Pasqua stessa e per il suo significato più profondo. La festa della Pasqua dovrebbe unire e non dividere. Per il momento si è fermata al check point…

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