FOTOGALLERY Quinta Stazione Quaresimale a Patrignone: cambiare il cuore per guardare con occhi meno avidi

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DIOCESI – Venerdì 11 aprile si è tenuta la quinta ed ultima Stazione Quaresimale, il cammino diocesano per la quaresima che si è tenuto per le varie vicarie della Diocesi.

E’ stata la volta della vicaria di B. Maria Assunta Pallotta, ed è stato scelto il piccolo borgo di Patrignone per l’ultima periferia, l’ultimo crocicchio al quale la Chiesa diocesana in uscita si è aperta: la salvaguardia del creato, e lo ha fatto proprio a Patrignone perché “la straordinaria vocazione agricola dei patrignonesi non ha mutato nei secoli la sorprendente bellezza di questo luogo con i suoi verdi colli, i campi coltivati a cereali, i pregiati vigneti, i giardini, gli orti curati.

L’azione dell’uomo non ha distrutto per vili interessi questo meraviglioso giardino terrestre – Patrignone è infatti uno dei borghi meglio conservati dell’ascolano, un lembo di terra che l’uomo ha saputo custodire, rispettare e valorizzare – E’ nostro obbligo morale mantenere intatto il creato, custodirlo, preservarlo per le nuove generazioni, affinché borghi come Patrignone possano continuare ad essere delle oasi di rigenerazione dello spirito e dell’anima”.

Una volta giunti in Chiesa dopo il cammino lungo le vie del centro storico, il Vescovo Carlo ha preso la parola e ripercorrendo i brani della Parola di Dio, letti durante le tappe del cammino della quinta Stazione Quaresimale, ha dato un taglio ampio e profondo a quella che è la tematica riguardante la salvaguardia del creato per un cristiano:”Questa sera siamo chiamati a riflettere su quel disordine che è nel nostro cuore e che si riflette sul creato. Le letture (Rm 8, 12-27, Gn 2, 8-17, Gn3, 1-23 ndr) ci hanno introdotto in questo, ma il vangelo (Lc 12, 16-21 ndr) ci dà la chiave di lettura: è la volontà sbagliata, dell’uomo, di possedere, di cercare sicurezza nelle cose materiali, che fa sì che il nostro rapporto con il creato diventi un rapporto disordinato, che quindi stravolge quell’ordine che Dio ha dato. Dio aveva affidato tutto ad Adamo ed Eva, erano nel paradiso terrestre; cos’è che fa saltare tutto? Il desiderio sbagliato, dell’essere umano, di voler essere di più, di volersi sostituire a quell’ordine che Dio aveva dato al creato“.
Tutto era di Adamo ed Eva, ma non potevano decidere loro ciò che era bene e ciò che era male, perché non basta dire che riteniamo che una cosa vada bene, perché quella cosa vada bene:”L’essere umano che sfrutta in maniera sbagliata ciò che Dio gli ha affidato, pensa che sia un bene quando in realtà, poi, si vedono le conseguenze.

Vogliamo sostituirci a Dio e la conseguenza è che si stravolge tutto, i rapporti umani diventano carichi di violenza, il creato si ribella al punto da rendere difficile o impossibile la vita dell’uomo; nella Genesi, quando l’uomo vuol sostituirsi all’ordine che Dio ha voluto, la stessa creazione diventa materia: lavorerai col sudore, non è la punizione di Dio ma è il desiderio sbagliato dell’uomo che rende la creazione nemica dell’uomo“.
Se vogliamo un ordine diverso, dobbiamo cambiare il nostro cuore e capire che la Parola di Dio deve essere la nostra guida, solo così possiamo avere la capacità di conservare il creato, di vedere il dono di Dio in tutto quello che abbiamo, a partire dall’ambiente che ci circonda fino ad arrivare alle relazioni umane, perché ciascuno di noi è creatura di Dio, secondo la giusta gerarchia; quando stravolgiamo questa gerarchia, quando l’uomo non è più al centro (al centro non come il dominatore dispotico ma come colui che deve avere ciò che Dio ha dato a lui) allora entra il peccato che è mettersi contro l’ordine voluto da Dio:”Se maltrattiamo la terra, dalla terra non otteniamo niente, se vogliamo i frutti dobbiamo trattare la terra con onore, dobbiamo saperla rispettare, se vogliamo che i rapporti tra di noi siano buoni dobbiamo trattarli con amore, altrimenti i rapporti saltano. Il peccato è alterare questo ordine. Spesso il male ci si presenta sotto l’aspetto del bene, e noi abbiamo bisogno di una luce che ci aiuti a distinguere, e questa luce è la Parola di Dio“.

Distinguere il bene dal male: distinguere tra il coltivare o il diventare dominatori come coloro che vogliono semplicemente sfruttare, perché non sanno amare, non sanno rinunciare senza capire che la salvezza non sta nelle cose che possediamo ma nel modo con il quale ci rapportiamo con le cose, con le persone, con Dio:”Il primo peccato è il peccato di gola, il voler prevalere per consumare, voler assaggiare di tutto, divorare: divoriamo il creato, divoriamo le relazioni, e se non troviamo rimedio a questa volontà smodata, parlare di difesa del creato, in difesa delle nostre relazioni, diventa un’illusione. La risposta del Vangelo è riprendere a fidarsi di Dio, fidarsi della Parola di Dio per ricostruire la nostra vita e ottenere il perdono di quel peccato che c’è dentro di noi, affinché possiamo essere liberati interiormente per guardarci e guardare attorno con un occhio molto più libero, un occhio meno avido, che sa cogliere la bellezza e sa rispettarla. Dobbiamo togliere il peccato che è dentro di noi, non da soli ma con l’unico che può salvarci: Gesù, e allora questa sera vogliamo celebrare questo grande sacramento che è quello della misericordia di Dio, facciamo in modo che il nostro cuore sia liberato da Lui“.

Al termine dell’intervento del Vescovo, diversi sacerdoti provenienti da tutta la Vicaria, si sono distribuiti in diversi punti della chiesa per confessare le persone che ne hanno sentito il bisogno, mentre il resto dell’assemblea li accompagnava con canti e preghiere. Finita la celebrazione, la benedizione del Vescovo Carlo con l’augurio a tutti di poter partecipare al mistero dell’amore di Gesù.

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