Il 1° maggio resti la festa del lavoro

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disperazioneNessun segnale di ripresa sul fronte del mercato del lavoro. Nubi dense per un settore che è sempre più in crisi. Secondo la Cisl, infatti, oltre 220mila lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro nel primo trimestre del 2014. In particolare si tratta di 223.165 persone in cassa integrazione straordinaria e in deroga. L’Osservatorio del sindacato sottolinea dati inquietanti per cui i lavoratori in cassa sono circa 500mila, con un monte di ore autorizzate a marzo che tocca la soglia dei 100 milioni, con un aumento del 2,1% rispetto a marzo 2013 e del 2,4% rispetto a febbraio.

Nel primo trimestre, sottolinea il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, “è di nuovo crescente la dinamica della cassa integrazione, che torna a toccare la soglia dei 100 milioni di ore autorizzate nel mese di marzo. Da oltre un anno si continua a osservare un graduale cambiamento nella composizione interna: in particolare è andata crescendo quella che si può considerare la componente strutturale, con un passaggio da Cigo, che si riduce, a Cigs, che aumenta, indicativa di crisi lunghe e ristrutturazioni”.
Quelle rilanciate oggi dalla Cisl sono cifre che ripropongono, semmai ce ne fosse bisogno, una cruda realtà che tocca la sofferenza di tante persone. Numeri e statistiche, dietro cui sono ben visibili volti sofferenti e disperati. Anche perché, come ha più volte ribadito il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, “la gente sente nella propria carne il problema dell’occupazione e del lavoro per tutti, in particolare per il mondo giovanile”. Da qui l’auspicio al governo, sono sempre parole del cardinale Bagnasco, “a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia”.
Il lavoro, dunque, come primo problema da affrontare. Mancano poche settimane al 1° maggio, la festa del lavoro: non vorremmo che questa ricorrenza divenisse in un futuro non troppo lontano la festa del lavoro (che non c’è).

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