Sì, torniamo a pregare per i cristiani perseguitati

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martiriDi Vincenzo Rini

Mancano otto giorni al Venerdì Santo, dieci alla Pasqua. Ma in questi ultimissimi tempi la Chiesa sembra fermarsi al Venerdì di passione e di morte. Non passa giorno senza che giungano notizie di sofferenza, di condanna, di violenza contro cristiani e missionari inermi, dediti esclusivamente al bene del Regno di Dio, che è regno di amore e di giustizia a servizio dei poveri e degli oppressi. L’ultima notizia, triste e atroce, è di lunedì scorso, 7 aprile: un missionario gesuita olandese di settantacinque anni, padre Frans van der Lugt, da lungo tempo operante in Siria tra i poveri, sia cristiani sia musulmani, è stato ucciso con colpi alla testa sparati a bruciapelo da terroristi anticristiani.
Non erano trascorsi molti giorni dal rapimento, in Camerun, da parte degli islamici di Boko Arham, dei due missionari vicentini don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri, e dell’anziana missionaria canadese suor Gilberte Bussier. Di essi nessuna notizia si ha dal giorno del rapimento, vivi o morti che siano. Come non abbiamo informazioni circa padre Paolo Dall’Oglio, rapito il 29 luglio in Siria. Intanto in Pakistan continua il “gioco” perverso delle condanne per blasfemia, strumento di persecuzione e di morte per i cristiani di quel Paese: con questo pretesto, sabato scorso una coppia di cristiani è stata condannata a morte per impiccagione.
Avrebbero, secondo l’accusa, inviato mail blasfeme contro Maometto; solo che il contenuto dei messaggi era in inglese e i due non conoscono quella lingua, né possiedono il cellulare da cui il messaggio era stato inviato. Né si può dimenticare la vicenda di Asia Bibi, giovane madre di famiglia, anch’essa pakistana, anch’essa accusata di blasfemia, picchiata, stuprata, incarcerata e condannata a morte nel 2010, della cui situazione non sappiamo più nulla, nonostante moltissime persone in tutto il mondo si siano impegnate per chiedere la sua liberazione.
La triste litania potrebbe continuare all’infinito. A duemila anni dalla morte e risurrezione di Cristo, continua la morte, in non pochi Paesi, dei suoi seguaci. Per molti cristiani, per la Chiesa in molte parti del mondo, continua il Venerdì Santo, né s’intravvede la Pasqua di Risurrezione. Penseremo a loro, celebrando la passione e morte di Gesù: sono loro oggi sulla croce, come Gesù, anzi con Gesù. Uniti a lui nella supplica: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma pronti anch’essi, come Gesù, a concludere: “Padre, nelle tue mani affido la mia vita”. In attesa che, anche per loro, come per Gesù, risplenda il giorno della Risurrezione.

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