Comunione e Liberazione compie 60 anni

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don GiussaniDi Luigi Crimella

Non è detto che i prossimi 40-50 anni siano così fertili di nascite di associazioni e movimenti laicali cattolici, così come lo è stato l’ultimo mezzo secolo. Realtà quali i Focolari, Cammino neocatecumenale, Rinnovamento nello Spirito Santo, Opus Dei, Comunione e liberazione, e una miriade di altre aggregazioni un po’ in tutti i Paesi cattolici, sono sorte o subito prima o subito dopo il Concilio Vaticano II (1962-65). C’era aria di novità, tra i fedeli laici, dopo la seconda guerra mondiale, ma c’erano anche preti e religiosi che “credevano” nel laicato, lo spingevano a emergere dal silenzio in cui era rimasto fino ad allora, a partecipare attivamente alla vita della Chiesa e anche a quella della società. E il laicato, una volta “emerso”, ha iniziato a parlare. L’Azione Cattolica, che in Italia pressoché da sola aveva retto il confronto con il regime fascista e sostenuto la formazione di molti tra quelli che poi sarebbero divenuti i primi governanti e politici cattolici nelle fila della Dc, a un certo punto ha dovuto assistere all’ esplosione di carismi associativi molto diversi dal proprio. Il caso di Comunione e Liberazione è stato uno di questi, e forse il più clamoroso sotto il profilo del confronto e anche di una certa “conflittualità” intra-cattolica. Le propaggini di questa divaricazione di prospettive hanno avuti momenti di forte vivacità dialettica (anni ‘70-‘90) e sono giunte quasi fino ai nostri giorni. Personaggi “carismatici” quali Giuseppe Lazzati (sulla via della beatificazione), o Giuseppe Dossetti, entrambi di formazione Ac, hanno duramente contestato l’impostazione “integralista” (così la dipingevano) con la quale don Luigi Giussani andava formando schiere numericamente sempre più rilevanti di giovani “ciellini”.

Il confronto Lazzati-Giussani. Lazzati rimproverava a don Giussani una presenza crescente di Cl “nel corpo della cristianità come concezione e movimento totale di vita cristiana mirante a investire tutti i livelli”, definendola una “forma di vero integrismo”. E don Giussani come replicava? Che Cl “ha voluto e vuole indicare all’uomo di oggi non ‘una’ strada, ma ‘la’ strada, e questa strada è Cristo”. Quindi, aderendo a Gesù ne derivava per il cristiano una “nuova ontologia realizzata dalla incarnazione”. Tutto cambiava, nel profondo, e niente era più come prima: ogni dimensione della vita, da quelle più strettamente intime, private, personali, a quelle pubbliche, sociali, culturali, economiche, era una cosa nuova e diversa. Questo l’ “integrismo” dei ciellini, che però per Lazzati cozzava contro l’esigenza di apertura e dialogo con tutti gli uomini, anche gli avversari, che esigevano quindi l’ “autonomia”, “laicità” e “secolarità dei valori naturali”, che potevano essere riconosciuti anche senza un riferimento diretto a Dio, da uomini di qualunque credo e convincimento. Due posizioni teoreticamente divergenti, e che infatti rimasero tali per decenni, fino alla morte dell’uno, il Lazzati professore, giornalista e politico, e dell’altro, il don Giussani guida carismatica, prete fedele alla Chiesa, creatore involontario di un movimento che – aveva dichiarato più volte – in realtà non aveva mai pensato di fondare.

Il sostegno di Giovanni Paolo II.
 Dalla parte di don Giussani (come spiega bene Massimo Camisasca, oggi vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, autore di “In cammino dentro il mondo – Storia di CL”, San Paolo, 2014), ci fu fin dal 1975 Giovanni Paolo II, che nel ricevere il movimento in udienza aveva lodato, innalzato e incoraggiato la loro esperienza. C’era un motivo storico, non sempre adeguatamente considerato per questa predilezione di Karol Wojtyla per i “ciellini”. In quegli anni furono numerosi i giovani seguaci di don Giussani che partivano per “viaggi turistici” verso la Polonia, portando nei doppi fondi delle loro scassate automobili libri religiosi, aiuti in denaro, bibbie, testi e documenti vietati dalle autorità comuniste. Uno dei destinatari era proprio l’entourage del giovane vescovo di Cracovia, che poi diverrà Papa di Roma, scuotendo e infine contribuendo ad abbattere l’impero sovietico. L’altro era l’ambiente di Lech Walesa, che genererà Solidarnosh e i primi moti di ribellione nei cantieri di Danzica. Solgenitsin era lo scrittore preferito di generazioni di giovani cattolici che compravano i libri della Jaca Book. E sul piano teologico e pastorale figure come Angelo Scola, Luigi Negri (poi vescovi e il primo cardinale) crescevano alla scuola di teologi come Hans Urs von Balthasar e di Joseph Ratzinger.

Presenza internazionale. Cosa è oggi Comunione e Liberazione? Il libro di mons. Camisasca si ferma ai primi 30 anni della storia del movimento (1954-1984), oggi presente in oltre 70 paesi del mondo. Per l’Italia citare realtà quali il “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini, oppure la “Compagnia delle opere” (Cdo), o il “Banco Alimentare” e quello “farmaceutico”, o ancora la casa editrice Jaca Book, senza contare i tanti politici che si sono formati al suo interno, vuole dire richiamare un pezzo non indifferente della storia cattolica del nostro paese. Cl è esattamente il contrario di una concezione populista della storia, dove un popolo indifferenziato diventa artefice del suo destino. Invece, per l’ontologia ciellina, è vero il contrario: proprio l’identità cristiana assunta fino in fondo conduce a azioni conseguenti e chiare. E’ integralismo? Una volta Giovanni Paolo II disse: “è il movimento che mi sta più a cuore”. Una ragione ci sarà stata per tale predilezione!

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