Altro che ”oscurantisti” i cattolici italiani dalla parte delle famiglie

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Di Luigi Crimella
“La famiglia costituita da un padre, una madre e dei figli non è omologabile a nessun altro tipo di unione”: con queste parole monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, ha presentato oggi (11 aprile) a Roma il documento conclusivo dell’ultima edizione, quella di Torino del settembre 2013. Titolo del testo: “La famiglia fa la differenza. Per il futuro, per la città, per la politica”. Sono passati solo pochi mesi da quando, nell’autunno scorso, si è tenuto il raduno di 1.300 delegati da ogni parte d’Italia per pensare alle sfide odierne poste alla famiglia. Ma da allora sono emerse molte novità e richieste in nome di presunti nuovi “diritti” da ottenere ad ogni costo. Basti pensare alle richieste per il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, oppure ai matrimoni “gay”. E anche alla recente decisione della Corte Costituzionale (mercoledì 9 aprile) in materia di fecondazione medicalmente assistita, che di fatto ha aperto le porte alla sua forma eterologa, precedentemente vietata.
Ma chi sono davvero gli “oscurantisti” oggi? Proprio da questo pronunciamento ha mosso, nell’introduzione alla conferenza stampa presso Radio Vaticana, il sottosegretario monsignor Domenico Pompili, ricordando come “all’indomani della doppia dichiarazione della presidenza della Cei, l’una sulla trascrizione a Grosseto di un matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’altra sulla decisione della Corte Costituzionale”, venga presentato il documento conclusivo delle Settimane Sociali. “La Chiesa italiana non manca di offrire un’interpretazione globale del momento sociale – ha proseguito – a partire dalla famiglia che resta la ‘differenza fondamentale’ tra una società aperta alla relazione plurale e una società chiusa in un individualismo autosufficiente”. Mons. Pompili ha voluto reagire a un editoriale del “Corriere della Sera” dove si parla di “scontro fra cosiddetti amanti del progresso e cosiddetti oscurantisti”, sottolineando che la Chiesa ha “due persuasioni programmatiche”, la prima è che “l’etica sociale non è mai separata da quella individuale” ed esiste “un nesso decisivo tra scelte personali e ricadute pubbliche”. La seconda è che “laici, uomini e donne, con le loro scelte di vita quotidiane e con i loro progetti di famiglia, sono i protagonisti di un cambiamento che può andare ben al di là di certe rituali polemiche ideologiche”. Su tutto – ha ricordato – domina “la drammatica crisi demografica che è la più grande sfida per un Paese che fatica a rialzarsi”, dovuta anche a “logiche ripiegate sull’individuo che non portano da nessuna parte”.
Anno dell’Onu, incontro a Madrid, Sinodo. La famiglia “disprezzata e maltrattata”, parole usate dal cardinale Angelo Bagnasco, è “nel cuore della Chiesa, che vuole essere vicina a tutte le sue sofferenze”: così monsignor Miglio è entrato nel vivo della presentazione del documento. Ne ha delineato i contenuti e quindi ha richiamato gli appuntamenti dell’anno in corso attorno alla famiglia che sono rilevanti: il 2014 è stato proclamato dall’Onu “Anno internazionale della famiglia”; a Madrid, nel prossimo settembre, si terrà la “Settimana sociale europea” sempre sulla famiglia e a cura delle Chiese di Europa; in ottobre si terrà il primo dei due Sinodi indetti dal Papa, ancora sulla famiglia e sulle istanze che si levano dalla società. Da ultimo, mons. Miglio ha voluto richiamare anche l’imminente appuntamento del 10 maggio, quando una moltitudine di genitori e figli raggiungerà piazza San Pietro per ritrovarsi assieme al Papa nella giornata per la scuola. “Sarà una manifestazione per la scuola, statale e paritaria insieme, per il suo grande significato formativo – ha detto -. Ma dentro la problematica della scuola si trova la libertà di scelta educativa, che è anch’essa un tema centrale”. “Vorrei ricordare a tutti che la famiglia non è un ‘problema’ che riguarda l’ambito religioso, ma coinvolge tutta la società e se la famiglia non viene sostenuta, in quanto pilastro del bene comune, ne soffre la società intera”.
Prossima “Settimana” nel 2017. Ridare dignità all’istituto familiare, chiedere meno tasse per le famiglie, specie le più numerose, organizzare un welfare più favorevole verso le famiglie che farebbe innalzare anche la natalità: sono queste le “ricette” pro-famiglia individuate dal sociologo Luca Diotallevi, vice-presidente delle Settimane Sociali. Sono concetti presenti nel documento che chiede tra l’altro di ridurre il debito pubblico, riformare la spesa pubblica e offrire una fiscalità “equa”, eliminando “i costi e i privilegi ingiustificabili del ceto politico e quelli per una dirigenza pubblica nell’uno e nell’altro caso minimamente giustificati dai risultati”. Le Settimane Sociali non guardano solo dentro la comunità cristiana ma parlano a tutti e toccano tasti “dolenti”, come quelli che al momento preoccupano per la tenuta economica e sociale del nostro Paese. L’annuncio finale è che la prossima Settimana Sociale sarà nell’anno 2017. Il tema non è ancora stato individuato.

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