Il Bangladesh è una bomba pronta a esplodere

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BangladeshDi Umberto Sirio

L’estremismo islamico e la feroce contrapposizione tra i partiti che sono al governo e all’opposizione, determinano un clima di terrore in Bangladesh. A farne le spese sono le parti più deboli della popolazione, come i cristiani. La persecuzione si scatena soprattutto contro i convertiti dall’Islam.

Il rogo doloso di una casa nel villaggio di Goualliapara.“Tre giorni prima dell’incendio abbiamo visto alcune persone a noi sconosciute dietro alla nostra casa. Hanno chiesto in giro se ci vivevano dei cristiani. Pensiamo che questo attacco sia stato premeditato da loro. Nel rogo abbiamo perso tutto, anche la Bibbia e il crocifisso. Tutto quello che ci è rimasto sono i vestiti che indossavamo quando siamo fuggiti”. È quanto ha raccontato ad Asia News, Shipra Palma, scampata insieme ai suoi due bambini e alla suocera all’incendio della sua casa, nel villaggio di Goualliapara, appartenente alla parrocchia di Dharenda (diocesi di Dhaka), in Bangladesh. Si sono fatte due ipotesi rispetto a quest’atto doloso: può inserirsi nel clima di minaccia alla sicurezza della popolazione che vive il Paese da diversi mesi o può essere direttamente attribuito alla matrice integralista islamica.

Una bomba pronta ad esplodere. Nel luglio scorso, la responsabile internazionale della sezione Asia di Aiuto alla Chiesa che soffre, Véronique Vogel, dichiarava: “Il Bangladesh è una bomba pronta a esplodere: una nazione estremamente povera con serissimi problemi sociali e in cui il fattore religioso viene spesso strumentalizzato per fini politici”. “Ad alimentare i disordini – aggiungeva Vogel – sono soprattutto ragioni politiche e sociali e perfino la terra da coltivare. Alcuni gruppi tentano di raggirare cittadini poveri e con un basso livello di istruzione per cercare d’impadronirsi dei loro appezzamenti. Se poi i proprietari terrieri appartengono a due gruppi religiosi diversi, la questione degenera rapidamente in conflitto politico-religioso”. Il momento delicato che attraversa il Paese, si ripercuote sulla comunità cattolica, che conta 318mila fedeli su una popolazione totale di oltre 164milioni di abitanti; i musulmani, prevalentemente sunniti, rappresentano poco meno del 90%. Nel suo ultimo rapporto, l’organizzazione Porte Aperte certifica che la condizione dei cristiani è peggiorata, sia per la presenza dell’estremismo islamico – alcuni gruppi cercano di spingere il governo a modificare la Costituzione in alcuni punti fondamentali, in particolare chiedono di stabilire la Sharia – sia per la feroce contrapposizione tra i due partiti che gestiscono, al governo e all’opposizione, le sorti del Paese. A pagarne le spese sono, ovviamente, i più deboli.

I più perseguitati sono i credenti ex-musulmani. 
A soffrire la persecuzione sono le comunità cristiane storiche – come la Chiesa cattolica – le Chiese non tradizionali protestanti e i cristiani convertiti dall’Islam. Le chiese, in particolare le comunità familiari dove si incontrano i credenti ex-musulmani, preferiscono non mostrare i simboli cristiani per evitare di essere visibili. A volte, persino i vicini delle chiese storiche incontrano opposizioni e restrizioni se esse esibiscono una croce o altri simboli religiosi. La conversione non è vietata dalla legge, ma la pressione per abiurare la fede cristiana viene esercitata da familiari, amici e vicini di casa. I cristiani sono discriminati nella loro vita privata, così come nella loro vita lavorativa. Ci sono state diverse segnalazioni di cristiani che hanno dovuto chiudere i loro negozi o le aziende a causa delle pressioni da parte della maggioranza musulmana. I bambini degli ex-musulmani si trovano ad affrontare discriminazioni e pregiudizi da parte degli insegnanti e dei compagni di scuola. Chi si converte viene frequentemente isolato dalla sua famiglia e perfino la registrazione anagrafica dei figli può essere problematica. Nella maggior parte dei casi, infatti, i bambini vengono registrati in modo automatico come musulmani.

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