Venerdì 11 aprile ultimo incontro per il Convegno AMCI “Fondamenti di bioetica per operatori sanitari” sull’eutanasia

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Leggi i precedenti articoli:
– AMCI, Convengo Bioetica: Vescovo Bresciani “Siamo di fronte ad un cortocircuito culturale che manda in tilt i diritti umani”

– Convegni AMCI un successo di partecipazione, tutti invitati al il terzo appuntamento!

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì 4 aprile si è tenuto il terzo appuntamento per il convegno di Fondamenti di Bioetica per Operatori Sanitari, organizzato presso la Sala Convegni Presidio Ospedaliero “Madonna del Soccorso”.

Nel pomeriggio di venerdì sono stati affrontati i seguenti temi: Aspetti etici della ingegneria genetica e Trapianti di organo ed Ecologia umana, relazionati dal dott. Luca Valera, e Aspetti antropologici ed etici del dibattito sulla identità di genere e Aspetti etici della Chirurgia estetica, relazionati dal dott. Nicola Di Stefano, ambedue i relatori sono dell’Istituto di Filosofia dell’Agire Scientifico e Tecnologico dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Dopo l’introduzione del dott. Alfredo Fioroni, Responsabile Scientifico del corso, il dott. Valeri ha affrontato la questione dei trapianti e dell’ingegneria genetica dal punto di vista della bioetica di “frontiera”, una bioetica che:”pone luce su alcune questioni antropologiche ed etiche essenziali che poi riscontrerete nel vostro lavoro quotidiano” come ha sottolineato Valeri, che partendo da un fatto di cronaca accaduto tempo fa a Torino, dove tre persone si offrirono volontarie per donare un rene a beneficio di estranei, il caso dei cosiddetti “donatori samaritani” ha iniziato una discussione sul senso etico di una scelta di questo tipo e sui suoi pro e contro: se il dono diventasse un debito?
Se qualcuno chiedesse in cambio qualcosa?
Riflettendo sul fatto che uno dei donatori samaritani di Torino, una signora, dicendo di non essere capace di fare volontariato, voleva donare un rene per compensare il bene che non sentiva di poter fare tutti i giorni, Valeri si è chiesto se fosse proprio così difficile fare del bene nel quotidiano con azioni più semplici o se fosse necessario arrivare a fare un gesto così importante: non potrebbe essere una donazione per protagonismo?
Quale umanità si carica sulle spalle una persona che con un gesto così grande pensa di poter compensare il bene che può fare tutti i giorni aiutando il prossimo?
Sono sorte anche domande sul rapporto che l’essere umano ha con il proprio corpo: che rapporto abbiamo con il nostro corpo?
Che rapporto ha il paziente in coma vegetativo con il proprio corpo?
Che rapporto ha l’embrione con il proprio corpo?
Il rapporto di una madre con il figlio?
Io sono il mio corpo o io ho il mio corpo?
Non ci si può liberare dal proprio corpo perché bisogna liberarsi di se stessi.
L’uomo è un essere talmente complesso che non ha un corpo, il corpo non gli appartiene come gli può appartenere per esempio una giacca, il processo di accettazione del proprio corpo, dei propri limiti è molto profondo.
Ecco che la bioetica di frontiera diventa bioetica quotidiana: chi è l’altro? Chi sono io per l’altro?
Da questo punto di vista il bioeticista è colui che vede qual’è la possibilità di azione, vede dove stanno andando le nostre azioni, che si chiede cosa produrrà una determinata azione e se sarà un beneficio, un vantaggio o un piacere dell’essere umano. Un altro punto toccato è stato quella della diagnosi pre-impianto, l’embrione che viene generato con riserva, perché ogni genitore vorrebbe un figlio perfetto, ma il figlio vivrebbe sempre con l’ipotesi del progetto sulle proprie spalle, come una persona già programmata, si creerebbe un rapporto tra progettante e progettato, tra sogetto e una “cosa” per realizzare il proprio progetto di vita.

Poi il dott. Di Stefano ha affrontato il tema spinoso dell’identità di genere dibattuto, ultimamente, da un punto di vista filosofico, sociologico e psicologico, argomento presente costantemente nei media, facendo chiarezza su alcuni punti fondamentali. Ultimamente sono apparse delle linee guida di LGBT per i giornalisti affinché si abbia un’informazione rispettosa.
Dopo aver parlato dell’identità di genere dal punto di vista umanistico, c’è stata la definizione di genere dal punto di vista della scienza: la scienza ci invita a pensare che la distinzione tra maschile e femminile sia un po’ grossolana e ci mostra come la sessualità maschile e femminile sia a diversi livelli: gonadico, cromosomico, fenotipico, ormmonale psicologico e sociale. Infine il dott. Di Stefano ha esposto alcune riflessioni sul documento LGBT.

Ultimo appuntamento venerdì 11 aprile.
Ore 8.30 – Registrazione dei partecipanti
Moderatori:  Giovanna Picciotti e Walter Siquini
Bioetica del fine vita, considerazioni scientifiche e antropologiche
Massimo Gandolfini
Per una buona morte senza eutanasia: come aiutare “a spegnersi in pace e, per quanto possibile dolcemente” Domenico Sabatini e Francesca Giorgi

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