Il nostro Vescovo Bresciani ha incontrato le socie dell’Inner Wheel di San Benedetto del Tronto

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Club Inner Wheel, esprime un grazie sentito e profondo a Sua Eccellenza per aver accettato di essere fra le socie e dialogare con loro.

E’stato motivo di grande gioia per il Club aver ricevuto questa visita. Il Vescovo ha accolto l’invito della Presidente del Club Piera Gaetani, a tenere una conversazione sul tema “L’uomo e la Pasqua” conversazione che è partita dalla domanda “cosa ha a che fare la Pasqua con chi cristiano non è” e, in ultima analisi, che significato ha la Pasqua per chi non crede.
La conversazione ha toccato le domande essenziali, finali dell’uomo “Da dove vengo? Dove vado? Qual è il senso della vita? Perché la morte?”

Il Vescovo ha condotto la conversazione chiedendo qual è il desiderio più immediato di ogni uomo. Indubbia la risposta: essere felice!

E per raggiungere la felicità la prima cosa da fare è quella di garantirsi la vita, e questo lo si fa cercando dei mezzi di sussistenza (e del resto, se si vuole sopravvivere, non c’è altro modo!).

Dunque per vivere occorre avere dei mezzi. Allora ecco che si accumula per la felicità di domani propria e dei figli. Insomma si cerca di garantirsi un futuro: tradotto in altri termini significa cercare di avere di più per vivere. Solo

vivendo, infatti, si può trovare la felicità! Tutto questo non ha una connotazione negativa: infatti ciò ha portato l’uomo all’imprenditorialità, al progresso derivante dall’aguzzare l’ingegno.

Ma si possono avere “i granai pieni” e non possedere la felicità: l’aver di più è buono ma non basta per la felicità. Più la felicità si cerca nell’accumulare, più –se si esaspera- crea la lotta per l’avere cioè la guerra.
È certo che la felicità che l’uomo cerca non la trova nell’avere di più perché questo fa chiudere l’uomo in sé stesso, non toglie dall’individualismo.
La società dell’avere ha comunque degli aspetti positivi ma esalta il vizio della “gola” e così stiamo, ad esempio, consumando l’ambiente.

Dunque la risposta alla felicità non è l’avere: avendo si vive, ma per che cosa? Avere di più, ma per che cosa? Per “essere” di più.
L’avere, se serve per crescere come persone umane, dà già un livello superiore: si spende ciò che si ha per crescere, per avere una cultura, per godere del bello; indubbiamente la felicità cresce, infatti si va oltre l’aspetto fisico, materiale, perché si sviluppa la personalità.

Ma a questo punto occorre chiedersi se sviluppare la propria personalità basta per dare senso alla vita. Pensare solo a se stessi da “la propria felicità”? no, perché la felicità non si trova nella solitudine, bensì nella relazione. Infatti l’uomo ha bisogno di amore, cioè di qualcuno che “mi ami”.
Questo vuol dire avere a fianco qualcuno che non pensi solo a se stesso, qualcuno che si doni gratuitamente non per dovere, non per interesse.

Dunque vogliamo la felicità, la felicità è nella relazione, la relazione è amore gratuito… allora la felicità si trova solo nell’amore gratuito, non nell’essere di più!
La felicità dell’uomo è nell’amare di più: senza amore non c’è sviluppo della persona, non c’è vita. Tutti abbiamo un debito di amore verso la vita, verso chi ci ha permesso di vivere. Allora avere di più, per essere di più, per donare di più; perche amare di più è donare di più! Nelle relazioni dove c’è felicità non c’è dominio, non c’è sfruttamento: c’è amore. È amore quando dona gratuitamente. Allora il senso della vita sta nel donarsi: avere di più, per essere di più, per donare di più.

Donarsi è dimenticare sé stessi, staccarsi da sé per l’altro: se non è così la relazione non esiste, è manipolazione.
Cosa significa ciò? Che non è possibile amare senza morire a se stessi, senza rinunciare a se stessi. Se occorre dedicarsi all’altro non si può pensare solo a sé! E questo anche se non si è contraccambiati.
La Pasqua è un amore che porta alla fedeltà. San Paolo ci ricorda “ morire per l’altro anche quando l’altro ti è nemico”. È solo così che anche quando si sbaglia ci si può sentire ancora amati… fino a morire per sé stessi.
Si può morire per la giustizia, ma chi renderà giustizia a chi è morto ingiustamente per la giustizia? Ed ecco allora delinearsi la “ nostalgia del totalmente altro” di Max Horkheimer cioè di Uno che renda giustizia a coloro che sono morti nell’ingiustizia. O c’è una risposta a questo dilemma o la vita non ha senso . La Pasqua è la risposta a questo

dilemma , al desiderio di giustizia di coloro che sono morti nell’ingiustizia. Dunque il desiderio di felicità è nella Resurrezione di Cristo , la felicità nella sua pienezza rende possibile il donarsi l’uno con l’altro, rende possibile la relazione.

A questo sono partite le appassionate domande delle presenti ed è facile intuire come l’incontro , grazie alle assennate risposte del nostro Vescovo , sia stato per le socie occasione di crescita personale , ma anche di stimolo a vivere il “service” del club in modo nuovo e più adeguato.

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