Con la lotta alla pedofilia la Chiesa affronta il dramma dell’incesto

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Di Maria Chiara Biagioni
Plaude l’Aivi, l’associazione internazionale vittime dell’incesto, per la nomina di Catherine Bonnet nella Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Dall’associazione che ha sede in Francia e che da anni lotta contro il fenomeno della pedofilia in famiglia, arriva anche il plauso per l’iniziativa presa dal Vaticano di istituire la Commissione. “La Chiesa – commentaClaire Millet, portavoce dell’Aivi – ha veramente mostrato la volontà e il coraggio di fare tutto il possibile per andare a fondo a tutte le implicazioni di un fenomeno che distrugge il bambino, annienta la famiglia e mina dall’interno l’intera società”. Catherine Bonnet ha collaborato strettamente con l’associazione tenendo colloqui e corsi di formazione per operatori sanitari. La pedopsichiatra francese è una specialista dell’incesto, molto conosciuta a livello internazionale. È autrice di libri che hanno fatto scuola in questo settore: come “L’enfant cassé. L’inceste et la pédophilie” e “L’enfance muselée: Un médecin témoigne”. La dottoressa si è sempre schierata a favore di una protezione del medico che denuncia l’abuso commesso all’interno di un contesto familiare. Lei stessa ha subito delle rappresaglie ed è dovuta espatriare all’estero (in Inghilterra e in Belgio) per poi ritornare in Francia con tutti gli onori: nel 2000 ha ricevuto dall’Ordine della Legione d’Onore il titolo di “Cavaliere”.
Claire Millet, chi è Catherine Bonnet? E perché è stata scelta dal Vaticano?
“Perché ha alle sue spalle un percorso estremamente ricco. È sicuramente una delle persone più esperte sulle questioni degli abusi sessuali sul bambino. Si è occupata anche dei bambini in Rwanda e delle donne violentate in Bosnia. È molto conosciuta a livello internazionale, anche alle Nazioni Unite. Credo che sia stata scelta per la sua competenza, in quanto esperta internazionale sulle questioni dell’infanzia”.
Perché il Vaticano ha scelto una specialista dell’incesto in una Commissione preposta alla lotta contro la pedofilia nella Chiesa?
“Innanzitutto va chiarito che questa commissione è stata annunciata in dicembre scorso dal cardinale O’Malley ed è stata istituita per la protezione e la tutela dei minori. Questo lavoro ingloba anche i problemi dei preti pedofili e la Congregazione della dottrina della fede ne è incaricata. Ma il legame tra pedofilia e incesto è evidente. Secondo le cifre di una campagna promossa dal Consiglio d’Europa – one-on-five – un bambino su 5 in Europa è aggredito sessualmente. Emerge inoltre che più dell’80% delle aggressioni avvengono in famiglia. La pedofilia in famiglia (o incesto) è dunque un fenomeno estremamente diffuso e mostra bene l’errore che spesso si commette di attribuire la pedofilia dei sacerdoti al loro celibato. I padri di famiglia che abusano dei loro figli non sono “celibi”. Gli abusi sessuali commessi dai preti sono un male orribile perché confondono il piano dell’autorità, della paternità, della spiritualità. Bisogna andare all’origine di questa problematica: spesso è l’incesto ad essere alla base del vissuto degli aggressori che sono stati a loro volta vittime di aggressioni nella loro infanzia. La Commissione vaticana dunque va ad allargare il suo lavoro ed ha scelto esperti provenienti da tutto il mondo. La pedofilia è un risvolto drammatico ma non è che una goccia d’acqua rispetto alle aggressioni vissute dai bambini all’interno della loro stessa famiglia”.
A che punto siamo in Europa rispetto a questo problema?
“Siamo meno avanzati rispetto ai paesi anglosassoni e al Canada. È ormai evidente che più precocemente il bambino aggredito è curato e più ha possibilità di riprendersi. Se invece si agisce tardivamente, spesso gli esiti sono alcolismo, suicidio, malattie psichiche e devianze sessuali. Ma per agire con efficacia occorre che ci sia nella famiglia una protezione contro gli abusi sessuali. E invece spesso la donna protegge il marito e tutto è coperto nel silenzio e nell’omertà”.
La Chiesa con l’istituzione di questa Commissione che segnale dà, a suo avviso?
“La Chiesa ha il dito del mondo puntato a causa del crimine della pedofilia commesso da alcuni suoi membri. Si è detto che la Chiesa ha protetto gli aggressori ma tutte le istituzione lo fanno, dagli ambienti educativi a quelli militari. Ma la Chiesa – lo abbiamo visto anche qui in Francia con i vescovi – sta dando prova della volontà di fare tutto il possibile per rompere un tabù che tocca tutti, tutte le famiglie e chiede un lavoro completo. Se voi poteste leggere le testimonianze delle vittime, vi accorgereste che sono persone distrutte e soprattutto vi accorgereste che c’è il rischio che l’aggressione si riproduca in futuro, che i bambini aggrediti diventino a loro volta aggressori da adulti. E tutto avviene nel silenzio e nella complicità della famiglia. Rompere il tabù significa compiere un atto per il futuro”.
Che cosa vi aspettate da questa Commissione?
“Far conoscere questo problema e rompere i luoghi comuni. Spesso l’incesto è indicato come un fenomeno universale che è sempre esistito. E invece è un crimine. Dalla Chiesa attendiamo una parola etica, chiara, forte e coraggiosa. Chiamando a sé esperti del mondo interno e di diverse discipline, la Chiesa ha già mostrato il cammino. E ciò contribuirà, ne sono sicura, a cambiare la sua immagine”.

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