I giovani della notte, a tu per tu con Emidio Palestini

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Emidio

Di Luisa Urbani

RIVIERA – Pubblichiamo l’undicesima intervista ai giovani che frequentano la notte in Riviera.
Questa settimana abbiamo intervistato Emidio Palestini di San Benedetto del Tronto.
Leggi le prime dieci interviste.

–  Le interviste ai giovani della notte di Luisa

– Continua la nostra inchiesta fra i giovani della notte, un’intervista forte e personale

– Terza intervista ai giovani della notte, da leggere per entrare in uno spaccato del mondo giovanile

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, le interviste di Luisa

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Bianca

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Enrico

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Matteo Cosenza

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Dina Maria Laurenzi

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Paolo

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Matteo

Intervista ad Emidio.

Quali sono i tuoi sogni?
Da piccolo sognavo di costruire i robot, affascinato dai cartoni animati giapponesi della tv privata. Poi crescendo i sogni hanno avuto bisogno di così tanto spazio da non entrare più nel mitologico cassetto. E così rotolano fuori ogni volta. E cambiano spesso mentre alcuni muoiono altri prendono forza. Sogno di incontrare una persona che creda in un progetto di vita comune per costruire una famiglia e vivere così appieno il sentimento dell’Amore. Un altro grande sogno è poter lasciare in ogni persona con cui condivido un tratto della vita, una traccia positiva un ricordo. Che sia sorriso, un momento bello, una parola di sostegno o un semplice abbraccio. In fondo siamo vivi anche per questo.

Che lavoro fai/ vorresti fare?
Sono un laureato atipico, perché non faccio propriamente quello per cui ho studiato, o meglio quello che fanno tutti i miei colleghi di studio.
È vero anche che il mio titolo di studio magistrale apre ad un orizzonte di prospettive molto vasto. Non ho mai amato passare ore ed ore di fronte ad un computer. Ora collaboro con l’attività artigiana di famiglia cercando di inserire un contenuto tecnologico e scientifico per raggiungere quelle nicchie del settore ancora non coperte. Ho una visione dinamica del lavoro perciò so che sono qui e domani forse sì, ma fra qualche anno chi può dirlo?

Come vivi il fine settimana? Cosa fai di solito con gli amici?
Non vivo più la spasmodica ricerca degli eventi del fine settimana già da qualche anno. Ho una agenda molto piena un po’ tutta la settimana tra lavoro ed altri interessi personali e di servizio, e spesso fatico ad incontrare gli amici o meglio tutti gli amici che ho. Cerco comunque di trovare il tempo per incontrarli e confrontarmi con loro, perché ciascuno è una ricchezza per me e non voglio privarmene. Preferisco i luoghi un cui si può parlare, cenare sano, ascoltare della buona musica: per musica non intendo un disco ma esibizioni dal vivo, acustiche soprattutto. E con gli amici ci spostiamo per seguire certe iniziative di qualità. Da quelle musicale a quelle culinario o sportive. Amo stare con le persone ed in mezzo alla persone anche se credo che dovremmo essere educati a vivere alcuni momenti di riflessione per comprendere meglio la vita

E la fede come và? Credi in Cristo? Raccontaci degli episodi / esperienze personali che ti han portato a credere o meno
Non so stimare quanto io possa credere in Cristo poiché la fede non può essere misurata con la scienza né tantomeno dal giudizio degli uomini. C’è seppur la sento come germoglio, e mai all’altezza delle difficoltà quotidiane. Nonostante i miei limiti personali, i miei “se” ed i miei “ma”.
La mia vita fin dai primi giorni è stata caratterizzata” qualcosa” da superare, e se il superamento è avvenuto credo proprio che sia stato merito della Provvidenza.
Non ne parlo mai perché credo che la fede sia un aspetto della vita che prescinda dai miracoli.
Rincorrere il miracolo se non si vive una situazione di particolare disagio vuol dire mettere alla prova Dio, sfidarlo. Ma se uno ti ama perché metterlo di continuo alla prova?
Il limite non è solo rappresentato da una malattia sia propria che quella di un caro ma anche dagli sbarramenti che ci poniamo nella testa a causa della nostra scarsa elasticità mentale. E ci portano a soffrire e a far soffrire le persone a cui vogliamo bene.

Partecipi alla Messa?
La Messa è una festa e soprattutto una fonte di arricchimento personale. Solo un arrogante può definirsi Cristiano e allo stesso tempo “spiritualmente arrivato o di un certo livello”.
La vita spirituale è come spiaggia che ogni istante viene plasmata dall’azione del mare che talvolta dona ma che spesso priva e rimette in discussione. Il mare è l’Amore di Dio che agisce attraverso il suo Spirito. La Messa domenicale è il ritrovo con la comunità, con il gruppo che la parrocchia mi ha affidato e con cui cammino tutto l’anno. È un momento di festa e cerco sempre di condirlo col sorriso migliore. E ogni volta che non ce l’ho mi interrogo, se sia o meno lecito perdere il sorriso per questa o quella preoccupazione.

 Hai altro da aggiungere riguardo il rapporto giovani-fede?
Prima ancora che con Dio i giovani hanno bisogno di recuperare la dimensione del tempo. Corrono schizzati da ogni parte senza tenere conto che la vita scorre. Credo con tutta la forza che ho nel cuore che il presente ipoteca il futuro e non viceversa.
Chi vive in funzione di un domani calcolato o fissato e non in divenire è a rischio di schizofrenia temporale.
È un po’ come avere un figlio in braccio, e pensare tutto il giorno “Chissà quanto sarà bello poterci dialogare da grande e che stupendo rapporto avremo”, facendo diventare questo il pensiero dominante.
Si perdono i primi attimi di vita del figlio stesso: quando sarà grande tutto sarà diverso da quanto progettato, non lo si accetterà, sarà delusione profonda. Una volta coscienti del tempo, del valore del tempo donato che non è perso avranno già riaperto la strada verso un Dio che non li ha mai abbandonati. I giovani non hanno bisogni di maestri, di sacerdoti o laici che li giudicano, che dicono loro che cosa devono o non devono fare. Hanno bisogno di adulti nella fede in grado di mettersi in discussione e di camminare loro vicino. Hanno urgente bisogno di parole di speranza e di sorrisi. Hanno bisogno di esempi concreti per capire che anche loro ce la possono fare.
Questa dovrebbe essere la Chiesa. Meno scuola e più mamma! Ed il Vescovo di Roma la sta aiutando in questo!

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