I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Matteo

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giovani e la notte

 

Di Luisa Urbani

RIVIERA – Pubblichiamo la decima intervista ai giovani che frequentano la notte in Riviera.
Questa settimana abbiamo intervistato Stefano di San Benedetto del Tronto.
Leggi le prime nove interviste.

–  Le interviste ai giovani della notte di Luisa

– Continua la nostra inchiesta fra i giovani della notte, un’intervista forte e personale

– Terza intervista ai giovani della notte, da leggere per entrare in uno spaccato del mondo giovanile

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, le interviste di Luisa

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Bianca

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Enrico

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Matteo Cosenza

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Dina Maria Laurenzi

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Paolo

Oggi intervistiamo Matteo, un giovane piazzaiolo che vive a San benedetto.

Quali sono i tuoi sogni?
I miei sogni sono tendenzialmente due ed uno di essi è di fatto un’utopia. Il primo consiste nell’istituzione di un” sistema veterinario nazionale”, alla stregua di quello sanitario. L’idea di base è quella di applicarlo, nella peggiore delle ipotesi, a tutte le categorie di animali ascrivibili alla fascia domestica.
Il secondo, di certo meno “pratico”, riguarda una presa di coscienza di massa, che porti il genere umano ad essere degno dell’appellativo che indossa.
In sintesi: l’accettazione della sofferenza quale minimo comun denominatore biologico, testimone di imperfezione e promotore di fratellanza.

Che lavoro fai/ vorresti fare?
Svolgo un lavoro “artigianal-servile“ che logora il mio apparato respiratorio ma che, paradossalmente, mi permette di vivere.
Svolgere un servizio verso terzi, implica l’entrare in contatto con persone e personalità altamente eterogenee, che mi hanno permesso di sviluppare un’enorme tolleranza nei confronti del prossimo.

Come vivi il fine settimana? Cosa fai di solito con gli amici?
Per creare una cornice ironica a quanto sto per esporre, oserei dire che il fine settimana sono solito arrabattarmi fra lavoro, ragazza e gozzoviglie enologiche (non troppo epato-deleterie) con gli amici.

E la fede come và? Credi in Cristo? Raccontaci degli episodi/esperienze personali che ti han portato a credere o meno.
Sì, credo in Cristo quale manifestazione spiritual-biologica del Trascendentale e credo nell’insegnamento evangelico, portatore di umanità, fratellanza e speranza.
Benché la mia iniziazione al cristianesimo sia avvenuta prima ancora che sviluppassi un apparato cognitivo per far fronte al mondo circostante, la mia attuale adesione è frutto, a scapito dell’ateistica visione del “credente-credulone”, di un’accurata ponderazione, autocritica, riflessione ed introiezione.
Nonostante innumerevoli siano gli episodi spiritualmente rilevanti attraverso cui mi è stato concesso di consolidare la mia fede nel divino, ciò che resta alla base della mia scelta di fede è il “riscatto” della figura dell’ offsider sociale, grazie all’azione benevola del Padre e al perdono di Cristo.

Partecipi alla Messa? Motiva la tua risposta
Attualmente non partecipo ad alcuna funzione religiosa per via della divergenza, sempre più in auge, fra insegnamento ed azione da parte di quelle che dovrebbero essere in tutto e per tutto considerate delle guide spirituali.
Loro che per primi dovrebbero difendere dei valori evangelici imprescindibili come povertà, umiltà e carità.
Sembra, a mio avviso, che si conferisca più autorità ad uno sterile rituale incensato che a Dio stesso! Mi chiedo, altresì, se gli ammonimenti che Gesù rivolse agli scribi e ai farisei nelle sacre scritture non siano indirizzabili alle attuali classi ecclesiastiche.

Segue… alla prossima intervista!

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