Con il fiato sospeso nei Paesi al confine della Grande Russia

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Di Maria Chiara Biagioni

Ore di sospensione per le popolazioni che vivono nei Paesi confinanti con la Russia e guardano con attenzione a quanto sta già avvenendo in Ucraina (in modo particolare nella parte orientale) e in Crimea. Paura e preoccupazione sono i sentimenti che maggiormente testimoniano i vescovi responsabili delle Chiese di quest’area. La Moldova con la Transistria, la Georgia che nel 2008 ha già vissuto un conflitto al suo interno, la Lituania e i Paesi baltici stretti ad Ovest dall’enclave russa di Kaliningrad che si affaccia sul Mar Baltico e ad Est dalla Russia.

Georgia. La Georgia – racconta da Tiblisi monsignor Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso per i Latini – ha alle sue spalle una guerra vissuta solo 6 anni fa, nel 2008, per cui è normale che “la gente viva con certa paura questo processo di occupazione. Non è ancora una realtà ma la gente lo avverte come un pericolo. Si guarda al futuro con paura e preoccupazione”. L’area è estremamente delicata dal punto di vista geopolitico con le due Repubbliche autonome dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud. In questi giorni i tg aprono con le notizie dall’Ucraina, segno dell’attenzione con cui la popolazione sta seguendo la vicenda. “L’evoluzione della crisi in Crimea – racconta Pasotto – è stata vissuta dalla nostra popolazione come la messa in atto di un modo di procedere tipico di Putin per riconquistare i grandi interessi che gravitano su tutte le regioni orientali”. “Sembra impossibile – aggiunge il vescovo – che dopo tutto quello che abbiamo vissuto in passato, si possa procedere ancora oggi senza dialogare, che si possa agire con la forza delle armi, che si possano calpestare le leggi internazionali e i trattati. Abbiamo bisogno di crescere in umanità e nel rispetto della libertà di ogni popolo di costruire la propria storia. Credo che si debbano trovare vie diplomatiche più forti per intervenire in questi casi. La situazione che si percepisce qui, in fondo è questa: chi è più forte vince sempre sul più debole. La via diplomatica arriva sempre dopo, e comunque troppo in ritardo. E quando arriva, è mossa spesso dagli interessi economici dei singoli Stati che prevalgono sull’interesse più generale dei popoli”.

Lituania. “Siamo nel secondo fronte. La situazione qui è che le persone sono molto preoccupate”. Esordisce così da Vilnius, l’arcivescovo della città lituana monsignor Ginteras Grusas. Il legame con l’Ucraina è profondo, stretto da una lunga storia comune di dolore e deportazione vissuta meno di 100 anni fa durante il periodo sovietico. Anche qui, in Lituania, nel giro di pochi giorni furono deportate ben 4 milioni di persone, un triste destino che accomuna oggi questo popolo al popolo di Crimea. “Ci sono persone ancora vive – dice l’arcivescovo – che sono sopravvissute alla deportazione. E oggi la Russia, dai passi che compie, diventa per tutti di nuovo una fonte di preoccupazione”. Attraverso le tv e Internet, la gente sta verificando come nelle programmazioni russe è in atto anche “una guerra di tipo informativo: le notizie che vengono date, deformano la realtà e questo ai tempi sovietici era un’usanza ben conosciuta”. Ci sono movimenti che destano attenzione: alla base Nato presente nell’area lituana poco lontano da Vilnius, ai 4 Air Patrol se ne sono aggiunti altri 6. Un potenziamento dell’aviazione militare avviato per il controllo dello spazio aereo sui Paesi baltici. D’altronde anche la Lituania è un’area sensibile: a Ovest del Paese, nel territorio di Kaliningrad c’è una base russa con sbocco sul Mar Baltico. “La preghiera – dice l’arcivescovo – è uno strumento forte per la pace. Ma abbiamo bisogno anche che l’Europa agisca con una posizione forte. Che si muova non in base agli interessi economici di singoli Paesi ma per il bene della pace e dei popoli”.

Moldova. Anche nella regione autonoma della Transnistria e nella Repubblica di Moldova persiste una situazione d’incertezza a seguito di quanto avvenuto in Crimea e per le decisioni a livello internazionale che si stanno assumendo. Si susseguono pronunciamenti, risoluzioni e valutazioni su quanto può avvenire. “La Chiesa cattolica moldava, che comprende anche il territorio della Transnistria, vive con apprensione questo momento delicato, consapevole di dover rimanere accanto ai fedeli qualunque cosa accada – dice monsignor Cesare Lodeserto, vicario episcopale della diocesi di Chisinau -. Infatti, nonostante il difficile momento, che vede impegnata la politica internazionale al fine di scongiurare ogni forma di degenerazione, noi svolgiamo serenamente le attività pastorali, la preparazione alla Pasqua e ogni azione di carità che ci vede accanto ai non pochi poveri di questo Paese”. Continua mons. Lodeserto: “Il nostro unico impegno, di cui ci sentiamo responsabili, è quello di seminare speranza ed essere accanto al popolo moldavo. Il nostro costante invito è quello di pregare per la pace, per il rispetto dei diritti umani e la libertà dei popoli”. Le ambasciate europee stanno verificando la presenza dei propri cittadini in Moldova per essere pronte in qualsiasi momento ad affrontare una situazione di crisi.

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