Irc, ma quale “mistero”!

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Di Alberto Campaleoni

Scorrendo le molte e varie notizie che riguardano la scuola sui media, ci s’imbatte in un link di Repubblica.it che decisamente mette preoccupazione. Parla di un “mistero” della scuola italiana. E disegna scenari inquietanti.
Il mistero è presto detto e il titolo, infatti, lo rivela subito: “I docenti di religione aumentano, gli studenti diminuiscono”. Si parla dell’insegnamento di religione cattolica (Irc), naturalmente. E come mai un fatto così incredibile? Che meccanismo perverso ci sarà sotto? Quali manovre indicibili si nascondono nell’ombra?
Un po’ d’ironia è necessaria per toccare un argomento così scottante e per “digerire” il tono complessivo del pezzo di Repubblica, che non dice, ma lascia trasparire la possibilità che l’Irc e gli insegnanti di religione godano di chissà quali privilegi e coperture. Come se, nella scuola di tutti, si facessero interessi di parte. Un vecchio refrain, questo, sempre pronto a emergere anche se superato dalla storia.
Il pezzo di Repubblica prende le mosse dal calo degli alunni che seguono l’Irc: “I dati, recentemente pubblicati dal Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica, riferiti all’anno scolastico 2012/2013, certificano l’ennesimo decremento di alunni che durante l’ora di religione restano in classe”. Una “continua flessione”, “inesorabile”. Che significa – sempre l’articolo lo segnala – il passaggio dei “fuggiaschi” dal 7% del 2002/2003 all’11,1% del 2012/2013. Insomma, il calo inesorabile, la fuga a gambe levate dall’Irc è pari a 4,1 punti percentuali in 10 anni. Lontana da noi l’idea di sminuire il problema, che in alcune situazioni ha certamente numeri ben più significativi e merita certamente una riflessione seria e approfondita. Ma forse i toni dovrebbero essere differenti. Soprattutto guardando l’altra faccia dei dati: l’88,9% degli alunni continua a frequentare l’Irc a quasi 30 anni dall’entrata in vigore delle norme neoconcordatarie, col meccanismo dell’avvalersi o meno che per alcuni osservatori, a suo tempo, avrebbe dovuto svuotare le aule nel giro di breve. E considerando le condizioni avverse, compresa la possibilità allettante e sciagurata, nelle superiori (dove il calo è più pesante), per chi non sceglie l’Irc di fare un’ora in meno di scuola.
E l’aumento continuo degli insegnanti? Come se ne venissero assunti più del dovuto, verrebbe da pensare leggendo Repubblica. Poi lo stesso articolo rileva il passaggio, nella scuola dell’infanzia e nella primaria (qui gli avvalentesi sono la quasi totalità) tra “vecchie” maestre di classe, abilitate a insegnare, e insegnanti specialiste di religione. Le prime in 5 anni si sono dimezzate, le seconde sono cresciute del 22% (si è “risparmiato” un 30%, alla fine). Nelle secondarie in 5 anni si parla di un migliaio di docenti in più (ma non si dice che molte cattedre sono spezzettate).
Forse per la soluzione di questo “mistero” sarà decisiva l’interrogazione al ministro dell’Istruzione presentata a inizio marzo da alcuni deputati 5 Stelle su “come si giustifichi la persistenza dell’insegnamento della sola religione cattolica nella scuola pubblica italiana”. Temiamo invece che per la soluzione del “mistero” ben più persistente e tenace di chi continua a guardare con diffidenza e sospetto l’Irc, incurante di offrirne un’immagine ben distante dalla realtà, non ci sia altro da fare che lasciar perdere.

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