Le tradizioni della nostra diocesi e non solo nel periodo Pasquale

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Ingresso Santo Sepolcro

La foto del Santo Sepolcro

DIOCESI – Sono tante le tradizioni , nel periodo pasquale, a parte quelle serie, religiose, che nel Piceno – numerosissime – evocano la Passione di Cristo, come il Cristo Morto a Grottammare, a Monteprandone o simili, i Misteri ecc..
Ci sono anche usanze diremmo più laiche, tradizionali, folkloristiche, legate ad antichissimi riti di passaggio stagionale dall’inverno alla primavera e alla riapertura del ciclo agricolo. Dalla campagna i contadini, la domenica delle palme, a tempo antico, portavano croci intrecciate in Chiesa, finemente lavorate con foglie tenere di palma da datteri.
Poi c’erano le “signorine” non sposate, o comunque brave donne volenterose che pulivano con cura le Chiese e decoravano i “Sepolcri” ( il Giovedì Santo a sera) con vasi e ciotole , piatti con semenza di grano, granoturco, ceci, lino, germogliata al buio , intrecciata con nastri. Si voleva ricordare che la morte di un chicco di lino ,di grano, di cece, genera la nascita di nuove vite citando il Vangelo.
Si voleva rendere dunque una analogia con il sacrificio di Gesù, che muore e rinasce per salvarci. Ci sono tante usanze culinarie, come il consumare assieme, la mattina di Pasqua, la frittata con la mentuccia e la corata d’agnello in padella. Anche queste tradizioni, accanto a quelle più auliche, sacre, non vanno riposte o lasciate morire o sostituite: esse costituiscono la radice della religiosità delle nostre popolazioni dell’Italia centrale.
Tra i giochi e le feste del periodo pasquale, c’era anche quella della “gara di uova scoccette”, in cui ogni partecipante, armato del proprio uovo sodo, doveva cercare di rompere il guscio di quello dell’avversario. Una ricetta tipica delle marche è ancora oggi la “Pizza al formaggio” e anche la “Crescia di Pasqua dolce”, veramente più al nord, nell’anconetano, che è una torta con la pasta del pane , i canditi e la scorza di limone grattugiata.
Poi c’è la “Torta pasqualina”, una pizza salata riempita di verdure e uova sode con ricotta, le “Ciambelle strozzose” da consumare insieme al vino cotto dalle nostre parti, al sud della Regione. Il contorno tipico pasquale era, nei giorni di festa, il piatto di carciofi con piselli profumati di prezzemolo. Purtroppo anche l’agnello fa parte di quelle tradizioni culinarie antiche, anche se oggi, essendoci maggior consapevolezza e rispetto per gli animali, molti vi rinunciano per non perpetrare l’uccisione di tanti cuccioli – questo sono – gli agnellini.
Ma lasciamo alla coscienza di ognuno di continuare questa tradizione, oppure no.
Un alimento importante di questo periodo è l’uovo, simbolo ancestrale della vita, della rinascita, del cosmo, tanto che in alcuni quadri e affreschi rinascimentali lo troviamo appeso ad un filo, pendente dal soffitto, nelle Chiese.
Ancora oggi, in una chiesa marchigiana, vi è questa tradizione, dove è appeso da un filo fissato sul soffitto, un uovo di struzzo.
Un periodo di rinascita, questo della primavera, di rinnovamento e di speranza, di vita oltre la vita. Si andava e si va ancora spesso a fare delle “scampagnate” in famiglia, nei luoghi bellissimi del nostro hinterland e sono tante le feste dedicate alla Madonna nelle campagne, che si svolgono il lunedì dell’Angelo nei giorni vicini subito dopo la Pasqua.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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