I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Paolo

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Notte

RIVIERA – Pubblichiamo la nona intervista ai giovani che frequentano la notte in Riviera.
Questa settimana abbiamo intervistato Paolo di San Benedetto del Tronto.
Leggi le prime otto interviste.

– Continua la nostra inchiesta fra i giovani della notte, un’intervista forte e personale

–  Le interviste ai giovani della notte di Luisa

– Terza intervista ai giovani della notte, da leggere per entrare in uno spaccato del mondo giovanile

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, le interviste di Luisa

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Bianca

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Enrico

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Matteo Cosenza

– I giovani della notte e il rapporto con la fede, ne parliamo con Dina Maria Laurenzi

Oggi incontriamo Paolo, un giovane studente di odontoiatria.

Quali sono i tuoi sogni?
Credo che sarebbe un delitto morire un giorno senza aver preso parte, anche solo come spettatore, anche solo per un tempo limitato, della bellezza che ancora ci circonda.
E allora sogno di viaggiare e visitare ogni paese del mondo, di confrontarmi con culture ogni volta diverse e di godere di ogni spettacolo naturale esistente.
Per il resto, mi piacerebbe un giorno avere una famiglia e dei figli, conservare le amicizie di sempre e farne di nuove, e avere un lavoro che mi permetta di vivere serenamente.
Credo che sarebbe un delitto morire un giorno senza aver preso parte, anche solo come spettatore, anche solo per un tempo limitato, della bellezza che ancora ci circonda. E allora sogno di viaggiare e visitare ogni paese del mondo, di confrontarmi con culture ogni volta diverse e di godere di ogni spettacolo naturale esistente.
Per il resto, mi piacerebbe un giorno avere una famiglia e dei figli, conservare le amicizie di sempre e farne di nuove, e avere un lavoro che mi permetta di vivere serenamente.

Che lavoro fai/ vorresti fare?
Da quando ho ricordi, ho sempre voluto fare “il dottore” e in questi anni sono successe diverse cose che hanno via via rafforzato in me questa idea. Fondamentalmente ho sempre voluto poter fare qualcosa di concreto per migliorare la qualità della vita delle persone, dare un contributo che fosse il più efficace e rapido possibile e che rispondesse ai loro bisogni e alle loro aspettative . Per ora continuo a studiare.

Come vivi il fine settimana? Cosa fai di solito con gli amici?
Di solito uso il weekend per recuperare un po’ di tranquillità visto che durante la settimana ho pochissimo tempo per me. Mi piace stare a casa, seguo lo sport e leggo, soprattutto tutte le notizie che magari mi sono sfuggite durante la settimana. Con gli amici ci si vede per un aperitivo o per guardare la partita e si passa la serata facendo un giro in centro e chiacchierando il più delle volte. E’ raro che si vada in qualche locale, anche perché vivendo in una città universitaria la maggior parte degli eventi è proprio durante la settimana.

E la fede come và? Credi in Cristo? Raccontaci degli episodi / esperienze personali che ti han portato a credere o meno
Sono credente e praticante. Sono stato educato così, come del resto la maggior parte degli italiani, e ho avuto la fortuna di vivere la fede in un ambiente sano, guidato da persone intelligenti e di larghe vedute, lontane da qualsiasi bigottismo o retaggio “medievale”.

Partecipi alla Messa? Motiva la tua risposta
Partecipo alla Messa perché lo trovo un momento importante per ogni credente, di riconciliazione con sé stessi e con Dio. Personalmente la ritengo una pausa dalla frenesia settimanale per poter riflettere su quegli aspetti che ogni giorno diamo per scontati o che magari non catturano subito la nostra attenzione, oltre ovviamente al “momento religioso” in sé.

Hai altro da aggiungere riguardo il rapporto giovani-fede?
Credo che la crisi del rapporto giovani- fede sia da imputare alla modificazione radicale di quel sistema di valori che sono sempre stati considerati un riferimento culturale. Il fatto di vivere in un’epoca in cui la parola d’ordine è accessibilità e in cui si scambia spesso il caos per libertà assoluta, la religione viene vista come una limitazione per molti inaccettabile.

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