San Giuseppe in California

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Di Damiano Beltrami
Con il suo eterno clima primaverile e i surfisti a cavalcare le onde dell’oceano Pacifico, Santa Cruz sembra una delle tante soporifere cittadine californiane da set hollywoodiano, immersa nel sole e nell’indifferenza. Per cui si resta colpiti quando, esplorando la città, si nota un santuario dedicato a san Giuseppe. Ed entrando si scopre che è gestito da una congregazione nata in Italia a fine ’800 per la devozione di un sacerdote piemontese. “La figura di Giuseppe è molto attuale per la vita dei nostri fedeli americani”, afferma padrePaul McDonnell, il direttore del santuario. “Per far fronte alla frammentazione delle famiglie e alle difficoltà dell’essere genitori oggi, san Giuseppe è un punto di riferimento centrale, soprattutto sotto il profilo della fede e dell’obbedienza. Certamente Giuseppe aveva i suoi sogni e le sue aspirazioni, ma ha accettato il disegno di Dio senza riserve, con fede grande e sincera”, spiega al Sir.
Dall’Italia all’America. Proprio per seguire l’esempio di san Giuseppe, il sacerdote piemontese Giuseppe Marello nel 1872 fondò in Italia la congregazione religiosa degli Oblati di San Giuseppe (anche noti come Giuseppini d’Asti). “Marello era un uomo umile e santo, con una grande ammirazione per il falegname Giuseppe”, chiarisce padre McDonnell. “Marello ha incoraggiato la sua comunità a imitare le virtù e le qualità di san Giuseppe servendo gli anziani, i disabili, gli orfani”. Marello è stato vescovo di Acqui Terme ed è morto a 51 anni nel 1895, ma la sua congregazione ha continuato a crescere. Nel 1915 gli Oblati inviarono i primi missionari fuori dall’Italia, e nel 1931 alcuni sacerdoti arrivarono anche in California per prendersi cura delle necessità spirituali degli immigrati italiani. Pochi anni dopo l’apertura di un seminario da parte degli Oblati, una famiglia benestante della zona lasciò loro in eredità un vasto terreno lungo la spiaggia di Santa Cruz. Qui, a partire dai tardi anni ’40, è cominciata la costruzione del santuario e dei giardini attigui. La prima messa nella cappella è stata celebrata nel 1951, ma il complesso architettonico è stato terminato solo nel 1993, quando la chiesa ha ricevuto il nome ufficiale di “Santuario di san Giuseppe Custode del Redentore”. Per iniziativa dell’allora vescovo di Monterey, monsignor Sylvester Ryan, da allora nell’altare della cappella c’è una reliquia di Giuseppe Marello, che il 25 novembre del 2001 è divenuto santo, canonizzato da Papa Giovanni Paolo II.
C’è bisogno di papà e mariti così. “San Giuseppe costituisce l’esempio di padre che può puntellare una famiglia solida, in un mondo in cui i matrimoni sono spesso fragili e il senso della paternità, almeno in America, è andato un po’ perso”, dice padre McDonnell. “È una meravigliosa guida per la famiglia di oggi, un modello di ruolo perfetto”: così viene trasmessa questa figura alla comunità parrocchiale e alle persone che arrivano al santuario per pregare e per cercare qualche fondamento solido per la loro esistenza quotidiana. Il “papà terreno di Gesù” dimostra “l’impegno, la fedeltà, l’amore e la perseveranza. Molti uomini oggi vivono solo per loro stessi, e sono sordi ai bisogni delle mogli e dei figli. Il matrimonio e la famiglia ne hanno molto sofferto. San Giuseppe ci può riportare sulla strada giusta”.
Patrono del “bambino non nato”. Al santuario arrivano i fedeli della zona, turisti e persone in cerca di direzione spirituale, curiosi, visitatori. Ad attenderli ci sono tre sacerdoti. La segretaria “storica”, Susie Vega, racconta: “Negli ultimi vent’anni le migliorie apportate al complesso sono state molte. Adesso abbiamo bellissimi giardini e opere d’arte come la statua in bronzo del patrono del ‘bambino non nato’, una scultura in cui Giuseppe culla un bimbo che non ha mai visto la luce”. L’opera, specifica padre McDonnell, “è stata commissionata nel 2001 affinché i genitori” che hanno perso un figlio “possano forse trovarvi un momento di serenità”. Notevole è anche una mostra d’arte con scene significative della vita della Sacra Famiglia, come la Natività, la fuga in Egitto e la morte di san Giuseppe. I visitatori possono ammirare le immagini di Giuseppe in una varietà di ruoli: patrono della Chiesa universale, dei lavoratori, delle famiglie, del “nuovo mondo”, dei migranti e rifugiati.

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