Cibo, terra e acqua il triangolo maledetto di crisi e conflitti

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agricolturaDi Daniele Rocchi
Si è chiusa il 28 febbraio scorso, presso la sede della Fao a Roma, la 32ª Conferenza regionale per il Vicino Oriente e per il Nord Africa (Nena) – che comprende Egitto, Iran, Giordania, Libano, Siria, Iraq oltre che Paesi della penisola arabica e del nord Africa – nel corso della quale i delegati hanno discusso dello stato dell’alimentazione e dell’agricoltura della regione ed esaminato una strategia per la gestione sostenibile delle acque. Inoltre, gli Stati membri hanno definito le aree prioritarie di lavoro della Fao per il prossimo biennio. Nel corso dei lavori sono emersi numerosi problemi di denutrizione ma anche il desiderio di mettere in atto misure per aumentare la sicurezza alimentare che è fondamentale nella ricerca della pace.
Alcuni dati. Secondo la Fao, circa 43,7 milioni di persone, ossia il 10% della popolazione della regione soffre di malnutrizione, mentre il 24,5% dei bambini sotto i cinque anni soffre di ritardo nella crescita a causa della denutrizione cronica. La prima causa riconosciuta è il clima di conflitto che regna in molti Paesi, a cominciare dalla Siria, la Cisgiordania o la Striscia di Gaza, e che impedisce un lavoro agricolo serio e duraturo e la fluidità nel trasporto delle merci. Solo in Siria, si stima che siano 6,3 milioni le persone che hanno bisogno di cibo e di assistenza agricola. Senza contare gli oltre 2 milioni di rifugiati siriani registrati, molti dei quali vivono in Iraq, Giordania, Libano, Egitto e Turchia, con innegabili ripercussioni sull’economia interna di questi Paesi. Crisi e conflitti in corso determinano non solo insicurezza alimentare ma anche dipendenza nelle importazioni dei Paesi del Medio Oriente, e volatilità dei prezzi delle materie prime. Nove nazioni della Nena spendono, infatti, oltre il 20% dei loro guadagni frutto di export per importare cibo, mentre 4 ne spendono il 100%. La crescita dei prezzi avvenuta negli anni recenti, inoltre, ha fatto salire le preoccupazioni per la sicurezza alimentare al punto che le proiezioni della Fao fino al 2022 parlano di un aumento della dipendenza da importazione di cibo, soprattutto di cereali, per i 19 Stati della regione. Altre cause di malnutrizione sono la scarsità e il degrado dell’acqua, la povertà materiale di molti agricoltori, e l’aumento della perdita e dello spreco di cibo. La Regione perde fino a un terzo degli alimenti prodotti e importati. La Fao stima che il 44% di queste perdite avviene durante il processo di distribuzione al consumatore, mentre il 34% dei rifiuti è opera del consumatore. Tra le conseguenze della malnutrizione, si registra anche l’obesità che colpisce quasi un quarto della popolazione dei Paesi della Nena, il doppio della media mondiale, tre volte superiore al dato dei Paesi in via di Sviluppo.
Prospettive future. “C’è un legame intrinseco tra pace e sicurezza alimentare – è il parere di José Graziano da Silva, direttore generale della Fao – abbiamo constatato come dispute sul cibo e sulle risorse, come la terra e l’acqua, facciano scoppiare crisi e conflitti. La pace è essenziale per la sicurezza alimentare, come la sicurezza alimentare è fondamentale per il mantenimento della pace”. Per questo motivo il Direttore generale ha lanciato un appello a tutte le nazioni affinché sostengano tre iniziative regionali: quella sulla carenza idrica, su “Cibo, sicurezza e nutrizione” e sullo sviluppo dell’agricoltura di piccola scala e di sviluppo rurale. Particolarmente significativo, poi, è stato il riferimento al 2014 come “Anno internazionale dell’agricoltura familiare”, ragion per cui Da Silva ha incoraggiato gli Stati membri ad accrescere il sostegno alle famiglie di agricoltori della regione, garantendo loro l’accesso a tecnologie adeguate, a servizi finanziari, a mercati e risorse naturali come la terra e l’acqua. Nel corso del biennio 2012-2013 la Fao ha messo a disposizione 100 milioni di dollari per sostenere progetti soprattutto in aree di crisi e di conflitto. Una cifra, che per il direttore generale dell’organismo internazionale “è utile per finanziare le attività ma che è necessario implementare grazie anche all’intervento di Paesi a più altro reddito della regione”. Una prima risposta positiva è giunta dall’Iraq che si è messo a disposizione per attivare un fondo di sostegno regionale. “Quanto viviamo giornalmente nelle nostre città e villaggi – dice monsignor Giacinto Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale per Israele – non fa altro che confermare che crisi, conflitti e instabilità regionale sono alla base della denutrizione e malnutrizione di larga parte delle popolazioni, così come la mancanza di cooperazione a diversi livelli, e l’ingiusta distribuzione delle risorse”.

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