India in sofferenza

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IndiaDi Umberto Siro

L’Osservatore speciale Onu, Heiner Bielefeldt, ha visitato nei giorni scorsi lo stato indiano del Gujarat, dove viene minacciata la libertà religiosa ed ha incontrato e interagito con numerosi esponenti delle comunità di minoranza, con gruppi della società civile, accademici, studiosi, teologi e giornalisti. Bielefeldt ha ascoltato i resoconti di sopravvissuti e testimoni dei massacri anti-musulmani avvenuti in Gujarat nel 2002 e degli attacchi contro i cristiani registrati nel 1998-99 e negli anni successivi. Sulla situazione attuale, le relazioni presentate all’inviato Onu hanno toccato anche la cosiddetta “Legge anti-conversione” in vigore nello Stato dal 2003, “stranamente chiamata ‘Legge sulla libertà di religione’, una delle leggi più draconiane nella storia del paese”, ha dichiarato all’Agenzia Fides, padre padre Cedric Prakash, direttore ad Ahmedabad del Centro gesuita Prashant per i diritti umani, per il quale “i programmi di riconversione religiosa intrapresi da gruppi fondamentalisti e nazionalisti, con il pieno patrocinio del governo del Gujarat, dimostrano come le minoranze del Gujarat siano costantemente discriminate e penalizzate”.

L’offensiva contro i cristiani. 
In tutta l’India, l’offensiva contro i cristiani ha raggiunto livelli di grande pericolosità. Ashok Singhal, leader del Vishwa Hindu Parishad (Vhp), gruppo fondamentalista responsabile di numerosi attacchi contro le minoranze etniche, religiose e sociali del Paese, intervenendo di recente ad un comizio a Bhopal (Madhya Pradesh), oltre a suggerire alle famiglie indù di avere “almeno cinque figli, per evitare che cristiani e musulmani superino di numero la comunità induista”, ha lanciato un appello nel quale ha invitato a “fermare subito le conversioni”, “altrimenti” – ha detto – “presto verrà il giorno in cui gli indù saranno solo una minoranza in India”. Intervistato da Asia News, il leader protestante Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), ha detto che bisogna “condannare senza mezzi termini il fascismo che gruppi come il Vhp usano per minacciare la democrazia indiana e per indebolire la laicità del Paese. I cristiani in India chiedono solo di godere delle loro garanzie costituzionali, in particolare l’art. 25 della Carta, che sancisce libertà di culto, pratica e diffusione della propria fede. La libertà religiosa è un diritto umano primario e il Vhp cerca di intimidire e perseguitare i cristiani sollevando lo spauracchio delle conversioni, per instillare nella popolazione la mentalità hindutva”.

L’obiettivo di creare una nazione interamente indù. 
Alla base della persecuzione dei cristiani, c’è l’ideologia nazionalista – chiamata “hindutva” – che intende riportare l’India al suo passato. In cinque stati sono state introdotte “leggi anti conversione”, che spesso – come riporta il rapporto di “Porte Aperte” – vengono usate come pretesto per disturbare e interrompere culti ed anche per terrorizzare, picchiare e accusare credenti e leader cristiani. Tutte le chiese sono controllate; gli estremisti indù hanno iniziato a controllare in modo specifico le attività cristiane. Nelle chiese sono presenti spie che, in diverse occasioni, hanno mosso accuse contro i cristiani. In alcune occasioni si è anche arrivati a cause legali contro la Chiesa. In alcuni stati è praticamente impossibile ottenere permessi per costruire o ristrutturare locali di culto, particolarmente negli Stati dove governano i radicali indù, allo stesso tempo non servono permessi per costruire nuovi templi induisti. Anche in molti altri Stati i gruppi di nazionalisti indù si sono infiltrati nelle amministrazioni locali.

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