Da 4 regioni a Loreto per il CSI, presente anche la nostra Diocesi

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CSIDi Antonio Benigni

LORETO – Sembra strano ma, in una società che ci sta abituando sempre di più all’autoreferenzialismo dell’io-centrico, trovare un gruppo di persone appartenenti a 4 regioni, che decidono di impegnare un week-end per incontrarsi e avviare un confronto/verifica sul proprio operato, potrebbe sorprendere.

A Loreto si sono ritrovati in 360 tra Dirigenti, Allenatori, Arbitri e Animatori del CSI provenienti dalle regioni di: Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria.
I comitati di queste regioni, condividendo l’importanza di esser “squadra” hanno iniziato questo percorso di condivisione dal 1998, programmando due incontri ogni anno. L’occasione non è solo finalizzata ad affinare le capacità tecnico-organizzative delle strutture regionali e provinciali, piuttosto è importante fare memoria per riscoprire ogni volta le proprie origini, al fine di evidenziare l’originalità di questa Associazione.

Il Presidente Nazionale del Csi, Massimo Achini nel salutare i partecipanti, ha ribadito come sia importante oggi il ruolo della società sportiva. Una società sportiva capace di profezia, ovvero capace di dare speranza; partecipando alla organizzazione delle attività, condividendo il progetto, ispirandosi ad una visione cristiana e testimoniando una profezia capace di dare speranza. Non possiamo ambire solo alla perfetta organizzazione, poiché se accentreremo la nostra attenzione solo sulle capacità tecnico-organizzative avremo un presente figlio del passato, mentre centrandola sulle novità, il presente sarà sicuramente figlio del futuro, in buona sostanza dobbiamo avere la capacità di passare dal giocare per credere al giocare la speranza.

Michele Marchetti responsabile nazionale area welfare, ha sottolineato come la società sportiva per essere educante debba porre, come prima istanza, l’attenzione ai giovani, ma soprattutto acquisire uno stile, un modo di guardare e comportarsi che sia nella concretezza della quotidianità: educante. Se l’ambiente non testimonia con il linguaggio ed il comportamento il messaggio cristiano educante, la società sportiva non educa, è un po’ questo il principio della pedagogia ecologica. Dobbiamo abituarci a valorizzare non tanto ciò che abbiamo quanto piuttosto il potenziale. Ovvero ciò che si può dare e non ciò che già è. Citando poi una frase di Papa Francesco a salutato la platea dicendo che “ chi rischia il Signore non lo delude mai e quando fa un pezzo di strada verso di Lui scopre che il Signore lo aspettava già a braccia aperte ”.

Don Giordano Trapasso, consulente ecclesiastico del Csi Marche, ha aiutato poi a riflettere come una comunità cristiana che educa può generare una società sportiva, seguendo un metodo, in cui il primo passo è l’incontro con le persone, con i loro pensieri, con la loro sete di “attenzione”, poi il coinvolgimento nelle proposte, nello stile di vita, dunque un accompagnamento lungo la strada intrapresa, una comunità che fruttifica usando pazienza, una comunità capace anche di festeggiare la gioia della riscoperta di un modo di vivere per gli altri, allontanando con decisione il virus dell’invidia.

Questi incontri sono dei veri e propri “Time out”, tempo in cui le dirigenze dei comitati regionali, provinciali e delle società sportive, si incontrano per confrontarsi sulle proprie azioni, sui metodi e sullo stile, poiché vi è la ferma volontà da parte dei Comitati del Centro Italia del CSI, che l’educare attraverso lo sport non appartiene alle capacità di un singolo, ma è l’intera comunità che partecipa in modo attivo al processo educativo, e solo nell’incontro si ha la piena capacità di una dimensione familiare che contraddistingue questa associazione.

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