FOTOGALLERY Incontro “Se Dio non c’è, tutto è lecito”

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Di Nausica Manzi

“Non smettete mai di porvi domande, di andare controcorrente. Non chiudetevi alla conoscenza perché il sapere è un’arma”: le parole del filosofo Russell, così vicine agli obiettivi del cammino fucino, hanno introdotto il secondo appuntamento dell’universitario “Cortile dei Gentili” organizzato dal gruppo FUCI.

A creare l’atmosfera di un coinvolgente confronto esistenziale e dialogico, il sentito tema etico incentrato sull’affermazione di Dostoevskij “Se Dio non c’è, tutto è lecito” discusso attraverso i pensieri di due docenti dell’Università di Macerata, il professor Luigi Alici e il professor Filippo Mignini, per la prima volta fusi insieme, come pennellate differenti, ma parte di uno stesso capolavoro. La discussione ha approfondito come intendere la frase proposta e se, senza Dio, sia davvero tutto lecito, fino a toccare il problema dell’esistenza o meno di Dio e come questa possa entrare in rapporto con la libertà umana. Il professor Alici, sostenendo che credenti e non credenti non possano dividersi nell’etica, ha sottolineato l’importanza di come la morale, elaborando una vita alla luce della differenza tra bene e male, possa indicare all’uomo una misura per raggiungere il Bene: “se è vero che l’uomo è identificato da una dilatazione di orizzonti, l’etica, che è dentro la vita deve dilatarli”.
Secondo la sua visione da credente, Dio non è un “padre padrone”, ma un “padre materno” che “parla” continuamente nella vita di ogni uomo che, ritrovando “la cifra dell’Alleanza d’amore”, è testimone di un avvenimento che lo ha toccato, al quale non può rinunciare e dal quale è mosso a porsi, nell’atteggiamento della condivisione, in discussione con chi crede in qualcosa di diverso. Invece il professor Mignini ha presentato dettagliatamente il contesto tematico intorno alla frase di Dostoevskij, in cui è evidente il bisogno di “fare i conti” con un qualche dio “l’idea di Dio è come un tormento”.
Dal suo punto di vista Dio è l’Assoluto, la causa necessaria dell’esistenza di ogni ente, “non è un Tu finito, anzi deve perdere ogni tratto antropomorfico ”.
Secondo tale visione panteistica
vi è un “silenzio di Dio” che non ha bisogno di parlare, perché già insito in ognuno, in quanto causa necessaria, mescolata con le cose umane, e la fede assume il significato di fiducia. In conclusione per lui, “è possibile una morale, un’etica senza Dio”: l’uomo, totalmente responsabile della sua vita, per agire necessita soltanto dell’alterità altrui e può raggiungere la virtù contenuta nell’idea latina di “humanitas”.

L’incontro, largamente partecipato da studenti e non solo, ha suscitato numerose domande ed è stato la testimonianza di come fede, unicità, coraggio, impegno siano le componenti essenziali di quella originale vocazione alla vita di ciascuno.

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