VIDEO “Lu bov fint” non è sinonimo di violenza, anzi è una tradizione importante da riscoprire

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Bove finto 2014

OFFIDA – Questa bellissima cagnolina si chiama Cherie. Cherie indossa un indumento denominato “guazzarò”, simbolo di una delle manifestazioni del carnevale più importanti in Italia.

Ci troviamo ad Offida, centro della Diocesi di Ascoli Piceno, annoverato tra i Borghi Più Belli d’Italia. “Lu Bov fint” è una manifestazione simbolo del carnevale marchigiano, frequentata da tantissime persone provenienti anche dalla nostra Diocesi.
Migliaia e migliaia di persone, armati di “guazzarò”, arcaico indumento di lavoro nelle campagne e di litri di vino rosso, affrontano con grande incisività per le vie della città,  la furia di un finto bue costituito da un’intelaiatura in legno e ferro, rivestita di panno.

A Offida “Lu bov fint” è un appuntamento imperdibile assieme ai V’lurd, caratterizzanti l’epilogo del periodo di Carnevale.
Un rito che sa di Pamplona, figlio di una tradizione secolare ancora oggi oggetto di discussione: per alcuni essa è la rievocazione di antiche corride introdotte dagli Spagnoli in occasione della loro dominazione in Italia; per altri si tratta, invece, della rappresentazione di un’antica usanza finalizzata ad allietare le mense dei poveri nell’ultimo giorno di Carnevale, consistente nel mettere a disposizione la carne di un bue precedentemente cacciato e mattato, bue che fino al 1819 era addirittura vero.

Tre botti di petardi hanno sancito alle 14.15 la partenza in Via Martiri della Resistenza de “Lu Bov Fint”. La corsa frenetica dell’animale per le vie della città ha avuto inizio.

Passando per “L’anello”, presso le mura del Pontelli (noto in Diocesi per aver realizzato la Rocca di Acquaviva, ndr.), il folle corteo è arrivato in Piazza del Popolo per il Rito della Corrida, con il sottofondo di una tromba festante e spagnoleggiante.

Al calar della sera, il Bove viene simbolicamente ucciso facendo toccare le corna dello stesso sulla colonna (la terza, ndr) del municipio che ancora oggi reca il gancio su cui veniva legato il bue, in passato, quando era vero. Le note di “Addio, Ninetta Addio” con il bove ucciso e portato in processione, hanno sancito la fine di questo rito simbolico del carnevale Piceno.

Il 2014 del Bove Finto si è svolto il 28 febbraio e ha visto una storica diretta RAI curata da Giuseppe Buscemi con la regia di Beatrice Santarelli e le riprese di Carlo Bragoni e Antonio Sorrentino.

È stata un’edizione che non merita di essere ricordata per l’accoltellamento per futili motivi di tre giovani, di cui un 17enne in prognosi riservata al Torrette di Ancona.
Un gesto di totale irrazionalità irrispettoso dell’attaccamento di una città Picena orgogliosa del suo Carnevale, in cui non c’è distinzione tra Onorevole e Operaio, tra Sindaco e consigliere d’opposizione.

Tutti, ma proprio tutti, dimenticano la routine della quotidianità. Un attaccamento unico al mondo in cui anche la cagnolina Cherie ne fa parte.

One thought on “VIDEO “Lu bov fint” non è sinonimo di violenza, anzi è una tradizione importante da riscoprire

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *